martedì 1 agosto 2017

Dollaro, il mese di luglio è stato un flop. L'Index scende al minimo annuale

Il mese di luglio è passato agli archivi con un dato emblematico proprio l'ultimo giorno: il nuovo minimo annuale del Dollar Index, sceso a 92,64. Complessivamente nel corso del 2017 ha registrato un calo del 10%, giungendo in prossimità del livello test a quota 92, che già due volte è stato "sfidato" nel 2015 e 2016. E' stato quindi il biglietto verde il grande protagonista in negativo sui mercati finanziari. L'accelerazione ribassista dell'USD sembra non avere fine, con l'oscillatore indicatore stocastico forex che spesso abbiamo visto in territorio di ipervenduto (o ipercomprato, a seconda dei cross).

A penalizzare il biglietto verde è stato forse il quadro troppo ottimistico che si dipingeva pochi mesi fa. Subito dopo l'elezioni di Trump la valuta americana è schizzata verso l'alto, ma dopo un paio di mesi le cose hanno cominciato a cambiare. Da allora in poi infatti tutto il restante periodo di attività di Trump ha visto il biglietto verde scivolare al ribasso. E' stato il più chiaro testimone del progressivo sgonfiamento delle aspettative sulla nuova presidenza USA, che peraltro è stata colpita anche dallo scandalo Russiagate, da diverse bocciature sulle riforma e dallo scavalcamento del Congresso (sulle sanzioni alla Russia).

Il problema di un euro troppo forte sul dollaro


Tutto questo ha finito per zavorrare il dollaro, mettendo al contempo le alti all'euro. Il cross EUR/USD ha registrato figure poco frequenti come il triplo massimo (vedi qui i concetti di triplo massimo e triplo minimo trading) e ieri ha superato anche il precedente massimo annuale scavallando quota 1,18.

E' chiaro però che un euro così forte incide molto sulle aziende del Vecchio continente e sulle prospettive del nostro export. Chi invece deve competere ed ha una valuta che si rivaluta sta soffrendo. Inoltre la debolezza del dollaro crea un effetto divaricatore degli andamenti azionari tra imprese USA (favorite) ed europee (penalizzate).

E su tutto c'è un grosso dilemma: se la FED rallenterà la normalizzazione monetaria mentre la BCE procederà al tapering, cosa succederà?