mercoledì 26 luglio 2017

Brexit dannosa per il cibo, rischio super-inflazione per gli alimenti

Tra le tante problematiche connesse alla Brexit, ce n'è un'altra che è stata messa in evidenza da un rapporto stilato da tre accademici esperti in politiche alimentari. Secondo loro infatti l'uscita della Gran Bretagna dalla UE potrebbe rivoluzionare il modo in cui avviene l'approvvigionamento di cibi inglese e di conseguenza avere un impatto senza precedenti sui prezzi. Sarebbe una tegola pesantissima sul governo di Londra, già alle prese con il problema di gestire il duro colpo che la Brexit infliggerà al settore della finanza mondiale.

I guai causati dalla Brexit

Lo studio fatto dagli accademici si chiama “A Food Brexit: time to get real”, e si fonda su un'analisi che è stata effettuata esaminando i report riguardanti un ampio ventaglio di questioni concernenti il mondo dell'alimentazione. Ad esempio produzione, impieghi, standard di sicurezza e qualità e impatto ambientale. L'esito è pesantissimo, paragonabile soltanto alle situazioni di emergenza che si verificano quando un paese è in guerra.

Per questo motivo i tre studiosi usano toni durissimi contro il governo di Theresa May, accusato di non avere una visione per il settore alimentare e l'agricoltura post-Brexit. "Uno stupefacente atto di irresponsabilità politica", sottolineano.
L'accusa che viene mossa all'Esecutivo britannico è quella di non avere programmato - e forse neppure preso in considerazione - il problema dell'impatto della Brexit sul settore alimentare.

Lo scenario è pessimo, visto che si prevede una rottura del forte legame dei consumatori britannici con le abitudini alimentari europee. La misura di questo problema si comprende se evidenziamo che un terzo dei prodotti consumati oltremanica arriva dall’UE. La conseguenza è che la Gran Bretagna diventerà un paese con minore scelta alimentare, molti prodotti più scadenti e anche a prezzi più elevati. Un ulteriore problema riguarda il fatto che se il Regno Unito smetterà di adottare gli standard di sicurezza europei, finirà per stringere accordi di libero scambio con paesi che hanno regole molto meno stringenti riguardo l'alimentazione e il commercio di cibi.

lunedì 24 luglio 2017

Economia del Giappone, dati macro dal tono misto. Lo Yen guadagna sull'euro


La settimana sui mercati finanziari si apre con i dati in arrivo dal Giappone. I report macro evidenziano che c'è stato un miglioramento delle condizioni economiche complessive, visto che il leading indicator di maggio è salito a 104,7 punti secondo quanto rivela il Cabinet Office nella sua lettura definitiva. Qualcosina in più rispetto alla stima preliminare che era 104,6 punti. Siamo comunque più avanti rispetto al valore precedente che era 104,2.
Durante lo stesso periodo l'indice coincidente si è attestato a 115,8 punti, meno del valore precedente che era 117,1. Il lagging index, ovvero l'indice differito scende di poco a 116,4 punti.

I dati macro dell'economia del Giappone


Qualche segnale di debolezza giunge però dall'attività industriale. Infatti il PMI manifatturiero è visto in calo durante il mese di luglio. Secondo la stima flash infatti si attesta a 52, 2 punti, in decelerazione dai 52,4 di giugno. Va comunque detto che oltre la soglia dei 50 comunque l'economia evidenzia una zona espansione. Tuttavia si tratta della lettura più bassa da otto mesi.

A seguito di questi dati c'è stato un forte rafforzamento dello yen sull’euro nei mercati valutari. I corsi si sono portati da 129,77 a 128,87 per poi assestarsi in area 129,08 (se vi interessa fare trading su valute, fate prima un confronto broker Forex recensioni).
La view rimane sostanzialmente rialzista nel medio periodo, con possibili ritracciamenti del cross euro-yen fino all’area 129,87/129,29. Potremmo invece avere una inversione solo nel caso in cui si abbiano chiusure daily inferiori ai 128,88.

Ad ogni modo, non suggeriamo di fare trading sullo Yen in questo momento di instabilità, men che meno suggeriamo che si può fare scalping opzioni binarie. Troppo rischioso e inutile.

Ricordiamo che settimana scorsa la BoJ si è riunita ed ha deciso di non cambiare nulla nella politica monetaria. La Bank of Japan ha infatti deciso di mantenere i tassi sui depositi al -0,1%, valore storico fissato nel meeting del gennaio 2016. Ha inoltre lasciato immutato anche il piano di quantitative easing fissato a 80 mila miliardi di yen (620 miliardi di euro).

sabato 22 luglio 2017

Offerte per Alitalia tutte orientate allo spezzatino. Rischio smembramento per la compagnia

Entriamo nella fase calda dell'iter di salvataggio di Alitalia. In questi giorni i tre commissari studieranno le proposte che sono giunte per tenere in vita la nostra compagnia di bandiera. Sono circa una decina, e sono offerte non vincolanti. All'inizio erano 17 quelle che hanno avuto accesso alla «data room» per consultare i dati interni della compagnia. C'erano anche Lufthansa, Delta Airlines, British, Etihad, Easyjet e Ryanair. Adesso sono una decina (Tra le dieci proposte ci sarebbero quelle delle più importanti compagnie, tra cui per altro Ryanair, Easyjet e Etihad, l’ex azionista di Alitalia).

La situazione di Alitalia

I commissari - Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Palerari - però non guarderanno al nome di chi ha fatto le offerte, bensì al loro contenuto. Sono tre i possibili scenari proposti da ciascuna di esse: ristrutturazione, vendita in blocco della parte sana, cessione di beni e contratti. L'ipotesi dello «spezzatino» però non piace affatto al governo, che vuole evitarla a tutti i costi. Ma il problema è proprio questo: si ha la percezione che le offerenti mirino soltanto ad acquisire alcuni asset di Alitalia, disinteressandosi del resto.
Lo smembramento dell’azienda è quindi un'ipotesi molto concreta, anzi forse quella più concreta. Nel 2008 la situazione era simile e alla fine si riuscì a tenere in vita il vettore italiano, grazie alla esclusione di alcuni pezzi meno profittevoli dall'operazione (come la manutenzione).

Proprio per cercare di giocarsi tutte le carte possibili per salvare Alitalia, il ministro Delrio ha annunciato che potrebbero essere utilizzati ancora fondi pubblici per allungare il commissariamento, nel caso in cui non dovessero arrivare offerte allettanti. Finora sono stati destinati ben 600 milioni di euro come primo prestito ponte.

Entro la fine della prossima settimana i tre commissari dovranno valutare le offerte e in base ad esse predisporre un programma dell’amministrazione straordinaria e i contenuti del bando di gara con i termini, le finalità e la modalità di svolgimento delle prossime fasi. Questo progetto dovrà poi essere presentato per l'approvazione al ministero dello Sviluppo economico. Una volta pubblicato il bando bisognerà aspettare le offerte, che stavolta saranno vincolanti e decisive. Questo accadrà in autunno, quando la partita per salvare Alitalia entrerà nel vivo.

giovedì 20 luglio 2017

Economia Svizzera, torna a salire l'export. Il franco va su nei mercati valutari

Il rapporto tra dollaro americano e franco svizzero scende ai minimi da circa un anno. Ieri il cross valutario ha toccato quota 0,95, valori che non si vedevano da giugno 2016. Durante quel periodo il biglietto verde ha sofferto le turbolenze connesse al referendum riguardo la Brexit.
In questo momento il biglietto verde accusa invece una debolezza legata al fallimento dei tentativi di riforma sanitaria del governo Usa.

Oltre ai problemi dell'amministrazione Trump, ci sono pure i dati congiunturali che alimentano il clima di insicurezza e soffocano le speranze dei trader in un prossimo nuovo aumento del tasso di interesse da parte della Federal Reserve. Sotto questo aspetto, secondo Credit Suisse le possibilità di una ulteriore stretta monetaria quest'anno sono scese al 40%. Ricordatelo se avete intenzione di fare Forex trading online automatizzato.

Il franco trascinato dai dati sull'economia svizzera

La valuta elvetica ieri ha avuto una buona performance anche nei confronti dell'euro, tornando anche se di poco sotto la soglia psicologica di 1,10 franchi (si osservino in proposito gli elementi della strategia fractal indicatore).
L'apprezzamento del franco è dovuto alle previste affermazioni che il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi farà questo pomeriggio dopo la riunione della BCE. Si pensa che Draghi avrà un tono molto più pacato e prudente rispetto a qualche settimana fa, quando le sue dichiarazioni a Sintra (Portogallo) vennero interpretate in modo molto hawkish dai trader. Ma la politica monetaria ultraespansiva dovrebbe rimanere ancora una caratteristica dell'Eurozona.

Intanto oggi è stato giorno di dati macro per la Svizzera. Il commercio estero ha brillato nella prima metà del 2017. Infatti sono cresciute a ritmo sostenuto le esportazioni (+4,4%), che hanno raggiunto il livello record di 109,6 miliardi di franchi. Crescono anche le importazioni (+4,8%) che raggiungono 90,7 miliardi, il valore più alto degli ultimi otto anni. A trainare l'export sono stati i prodotti chimici e farmaceutici (+6,8%). Da segnalare che dopo una flessione durata tre semestri, l'export di orologeria torna nuovamente a salire (+0,1%).

martedì 18 luglio 2017

Economia italiana trascinata dal turismo: boom di presenze straniere e italiane

C'è un settore dell'economia italiana che può sorridere, come del resto spesso accade. Si tratta del turismo, che nel 2016 ha registrato un boom di presenze: 50,7 milioni di arrivi internazionali, con una spesa record di 36,4 miliardi di euro. Lo evidenzia un rapporto realizzato da Unicredit in collaborazione con Touring Club Italiano. Peraltro al dato sugli arrivi internazionali si associa anche una bella ripresa riguardo al turismo domestico, ovvero quello che più aveva sofferto negli anni della crisi. Gli italiani che hanno deciso di rimanere sul territorio sono aumentati del 6,2% e le presenze del 4,8%. Il rapporto evidenzia che il settore turistico rappresenta una grossa spinta per l'intera economia italiana. Il settore vale infatti 70,2 miliardi di euro, pari al 4,2% del Pil italiano (ma arriviamo al 10,3% del Pil se si aggiunge l’indotto) e dà lavoro a circa 2,7 milioni di persone.

I numeri del turismo e i benefici per l'economia

C'è un altro aspetto interessante riguardo al turismo. E' un settore in espansione anche su scala mondiale - oltre 1,2 miliardi di arrivi internazionali a livello globale - che è in grado di assorbire fattori destabilizzanti come terrorismo e tensioni geo-politiche. In sostanza questi fattori vanno a incidere sulla scelta delle proprie mete turistiche, ma non spingono quasi mai le persone a evitare il viaggio.
Basti pensare che la Francia, bersagliata da vari attacchi terroristici, ha perso il 4% dei suoi flussi, mentre peggio è andata a Egitto (40%) e Turchia (30%). Salgono invece le mete più "tranquille" come Cipro, Spagna, Malta e Croazia.
Dal punto di vista geografico, l'Europa rimane la meta preferita dei turisti internazionali. Circa 620 milioni di persone si muovono verso il vecchio continente. Seguono Asia e Pacifico e poi l'America con 201 milioni di arrivi (16%).

Dal punto di vista geografico, il rapporto mette in evidenza un aspetto curioso. Alcune città soffrono di eccesso di presenze. Si tratta ad esempio di Venezia, ma anche Roma non scherza. Le altre mete più gettonate sono le città d’arte del Centro-Nord, ma anche Milano che conferma un trend in decisa crescita (grazie a Expo). Bene la costa adriatica veneta e romagnola. Un altro dato fa riflettere: il Veneto è la regione più turistica d’Italia, con dati tre volte superiori a quelli della Campania (19 milioni) e ben quattro volte a quelli della Sicilia (15), ovvero luoghi che hanno clima, mare e monumenti. Evidentemente non sfruttati a dovere.

domenica 16 luglio 2017

Oro, quotazioni in rialzo grazie alla debolezza del dollaro

E' stata una settimana positiva per l'oro, che ha guadagnato terreno fino a portarsi verso quota 1228 dollari alla chiusura di New York venerdì. Il metallo prezioso ha guadagnato complessivamente l'1,33%. L'avanzata è stata sostenuta dalla debolezza nel biglietto verde, con il Dollaro Index che è andato giù di oltre lo 0,7%. Venerdì - come detto - i mercati auriferi sono andati su e alla fine hanno rotto al di sopra del livello dei 1225. Le mani forti si sono fatte sentire negli ultimi giorni (vedi qui il tema indicatore mani forti e deboli).

Dollaro e oro 


L'elemento trainante per l'oro è stata la debolezza del dollaro. Quest'ultima è stata determinata a inizio settimana dal calo di rendimento dei titoli del Tesoro USA, e poi a fine settimana dai dati relativi all’inflazione. Questi ultimi sono risultati più deboli rispetto alle attese, e ciò ha finito per dare maggior copro alla possibilità che la Federal Reserve possa procedere ad una graduale politica di normalizzazione dei tassi. Del resto anche Janet Yellen ha dichiarato che bisognerà procedere con piccole mosse e piuttosto lentamente. Questo chiaramente rappresenta una spinta per coloro che credono nel metallo aurifero.

Gli scenari per l'oro


Quali scenari si prospettano? L'ipotesi più credibile è che il metallo prezioso possa aprirsi la strada verso un rialzo graduale, ma non esplosivo. Gli acquirenti potrebbero infatti portare la quotazione del Gold metal fin verso il livello dei 1240 dollari, sia pure tra alti e bassi (ad esempio giovedì c'è stata una forte discesa). Questo significa che bisogna andarci comunque cauti, sfruttando magari i trading bonus senza deposito.

C'è però uno scenario alternativo che va considerato. Parliamo della rottura al di sotto del livello dei 1220 dollari, che se dovesse verificarsi spingerebbe l’oro di nuovo verso i livelli minimi. Tuttavia va sottolineato che allo stato attuale delle cose pare uno scenario difficile per le prossime sessioni. Ma va comunque tenuto in conto come eventualità. Del resto il mercato dell'oro è molto sensibile a fattori esterni.

venerdì 14 luglio 2017

Investimento di Visa: 10mila dollari ai ristoranti che abbandonano il cash

Un investimento che farà discutere, ma senza dubbio attirerà l'attenzione di molti ristoratori: Visa infatti ha deciso di regalare ben 10mila dollari a 50 ristoranti, a patto che non accettino più contanti. Questi esercizi dovranno dotarsi delle ultime tecnologie relative ai pagamenti elettronici, e visa si incaricherà di fornire l'upgrade necessario per i terminal di pagamento, così da consentire anche l'utilizzo dei pagamenti contactless. I commercianti potranno iscriversi all'iniziativa da una application telematica che sarà avviata ad agosto. Il piano costerà al colosso del credito 500mila dollari, più le spese necessarie per consentire gli upgrade dei locali.

La battaglia al contante è un investimento

La mossa di Visa rappresenta un passaggio importante nel percorso che sta facendo abbandonare progressivamente l'utilizzo del contante. Negli Stati Uniti soltanto il 30% delle transazioni viene fatta con banconote, mentre in Italia questa quota è molto più elevata. Secondo il management di Visa, l'utilizzo delle carte è un affare per tutti, visto che una cultura cashless significa convenienza, sicurezza, e facilità d'uso. E questo al tempo stesso comporta libertà per i consumatori e i commercianti.

La guerra al contante è uno dei temi caldi anche in ambito politico, dal momento che le transazioni senza cash sono tracciabili e quindi gli evasori si possono stanare più facilmente. Inoltre anche la politica monetaria può essere più efficace, sotto il profilo dell'efficacia di misure come i tassi negativi (questi ultimi infatti non possono essere applicati sul cash).

Quanto sia spinta l'iniziativa di Visa per combattere il contante, lo dimostra anche la prossima diffusione di un report intitolato “Città senza contanti: comprendere i benefici dei pagamenti digitali”, la cui pubblicazione è prevista entro la fine del 2017. Una piccola anticipazione del report l'ha data proprio Visa, affermando che se in 100 città fossero aboliti i cash, ci sarebbero benefici pari a 312 miliardi di dollari annui.

mercoledì 12 luglio 2017

Banca del Giappone ferma, il mercato punisce lo Yen

Il Giappone va controcorrente. Mentre tutte le principali banche centrali del mondo considerano o hanno già attuato un piano di normalizzazione monetari, la Banca del Giappone è l'unica a non alzare i tassi d’interesse. Non solo, non sembra che sia affatto vicino un discorso differente, dal momento che dalle dichiarazioni del governatore Kuroda emerge una posizione ancora molto dovish. Questa è un’ottima ragione per cui gli investitori si tengono alla larga dallo yen, mentre i nuovi trader preferiscono negoziarlo solo sulle migliori piattaforme trading demo.

I problemi della Banca del Giappone


Del resto i dati macro non sono troppo esaltanti, specie quelli relativi all'inflazione. Il Giappone infatti da molto tempo è alle prese con la dura battaglia contro la stabilità dei prezzi, che non salgono neppure dell'1% su base annua. La Bank of Japan ha fissato come obiettivo il 2%, per cui siamo ancora molto lontani.
Questa mattina è stato pubblicato anche il report circa i prezzi alla produzione, che a giugno sono rimasti invariati così come nel mese precedente. I prezzi hanno segnato una salita del 2,1% su base annua. Significa che la produzione marcia, ma non decolla.

I riflessi sullo Yen


Per questi motivi lo yen continua a cedere terreno sul Forex. Ora il cambio con il dollaro americano ha raggiunto circa a 114 JPY (suggeriamo di vedere il grafico cercando gli harami ed engulfing pattern trading). Lo Yen ha raggiunto il livello minimo da metà maggio contro la valuta statunitense. Nel settembre 2016 si aggirava attorno quota 100 dollari.Anche i movimenti della valuta giapponese contro l'euro sono stati simili, evidenziando una certa flessione.

Il punto è che, come detto all'inizio, quasi tutti stanno operando una stretta monetaria. La Federal Reserve americana ha cominciato mesi fa. La BCE si sta avvicinando sempre di più a quel momento. Stesso discorso per la Banca d’Inghilterra e la Banca del Canada. La Bank of Japan invece non ha cambiato nulla nella politica monetaria e nelle sue prospettive. E per questo il mercato reagisce.

lunedì 10 luglio 2017

Tasse, gli italiani amano sempre di più le aliquote "flat"

Sono sempre di più gli italiani che scelgono un regime di tasse "flat" al posto dell'aliquota progressiva. C'è il doppio vantaggio di poter scegliere qualcosa che conviene e anche di meno complicato da applicare. E in più è tutto perfettamente lecito. Così si concretizza la fuga dal'Irpef.
Di regimi speciali che consentono di sottrarre i redditi alla progressività del prelievo fiscale ce ne sono tanti. Al loro posto viene applicata una aliquota proporzionale unica di tassazione. Il vantaggio sotto certi aspetti è anche per l'erario, visto che ha consentito di far emergere nuova base imponibile.

La cedolare secca è regina flat delle tasse

L'esempio più cavalcato dai contribuenti è la cedolare secca sulle locazioni abitative. Ci sono due possibili aliquote: una del 21% sui contratti di mercato libero (4+4), un'altra del 10% su quelli a canone concordato (3+2). Soprattutto quest’ultima aliquota negli anni ha subito una sforbiciata enorme, tenuto conto che originariamente era fissata al 19%.

Non stupisce che questo regime facoltativo abbia riscosso grane successo. Lo hanno opzionato oltre 2 milioni di proprietari. Peccato che sia frutto di una norma che vale solo fino al 2017, ma già la politica si muove per rinnovo e la definitiva stabilizzazione di questa tassa “piattissima”, magari estendendola anche ad altre tipologie di locazione.
Ma le imposte flat sono anche altre. Ad esempio chi realizza plusvalenze dalla vendita di fabbricati e terreni agricoli acquistati da meno di cinque anni, può decidere di pagare una imposta del 20% sostitutiva dell’Irpef.

Riguardo al mondo delle imprese, ditte individuali e società di persone possono scegliere l'Iri al 24% previsto come l’Ires per le società di capitali. Se teniamo conto che sono circa 280mila le piccole e medie imprese italiane, allora si capisce che la portata è potenzialmente enorme.
Anche nel mondo delle partite Iva qualcosa di simile è successo. Le imposte flat trovano terreno fertile anche qui. Sono infatti 600mila coloro che hanno versato le imposte al 5% nel regime dei minimi o al 15% nel nuovo forfettario. E parliamo di una imposta che assorbe sia l’Irpef che le addizionali locali, ed anche l’Irap; inoltre, i soggetti coinvolti non versano l’Iva e fruiscono di una serie di semplificazioni o di esoneri. Hai detto poco.

sabato 8 luglio 2017

Sterlina sotto pressione dopo i dati macro deludenti

Si chiude male la settimana per la sterlina, sulla scia di dati macro deludenti. Venerdì mattina l’Ufficio Nazionale di Statistica britannico ha infatti reso noto che la produzione manifatturiera è scesa dello 0,2% a maggio. Gli analisti si aspettavano addirittura una crescita dello 0,5%, dopo che anche nel periodo precedente c'era stato un incremento dello 0,2%.
Su base annua invece la produzione manifatturiera evidenzia una crescita dello 0,4%. L'aumento previsto era dell’1,0%. Il report dell'Ufficio di Statistica ha inoltre reso noto che la produzione industriale è in calo dello 0,1% a maggio (consensus dello 0,4%).

La reazione della sterlina

Come abbiamo detto, sul mercato valutario la sterlina è finita subito sotto pressione. Dopo il rilascio di dati britannici deludenti il cambio GBP/USD è scivolato verso 1,2919 nella mattinata, con i segnali forex affidabili gratis che hanno puntato tutti al ribasso. E infatti successivamente ai dati sul lavoro USA, le perdite del pound si sono ampliate. Alla fine il valore di chiusura è stato 1,289. Dal punto di vista tecnico siamo in area di test del supporto poso a quota 1,2890 (minimo di mercoledì scorso).

Le cose non sono andate meglio contro l'euro. Poco dopo l'orari apertura mercati forex, a inizio sessione la coppia si muoveva lateralmente, per poi fare un’inversione di rotta e macinare terreno in rialzo. Sembra che il cambio tra la valuta unica e quella britannica stia cercando di rompere in rialzo, anche se non siamo riusciti a superare il precedente rialzo della scorsa settimana. Potrebbe quindi esserci un pullback o anche una spinta maggiore verso l'apprezzamento della coppia.

Se dovesse esserci effettivamente uno slancio ulteriore, allora sarà possibile oltrepassare l'importante soglia psicologica di 0,90£. Tuttavia, per chi volesse fare trading sarà necessario essere pronti quando usciranno varie notizie da Londra e Bruxelles, impegnate nel braccio di ferro sulla Brexit.

giovedì 6 luglio 2017

Oro, gli ETP in calo sulle aspettative di normalizzazione della politica monetaria

Gli ETP sull'oro hanno vissuto la settimana peggiore dall'inizio dell'anno. Ci sono infatti stati dei deflussi importanti, per lo più causati dalle aspettative crescenti riguardo la normalizzazione della politica monetaria di BCE e BoE. Ma ha pesato anche l'aumento dell'inlfazione tedesca oltre le aspettative. Inoltre i dati positivi sull'industria manifatturiera cinese, hanno dirottato parte della domanda verso ETP su metalli industriali (che hanno raccolto afflussi pari a ben 55 milioni di USD).

Deflussi da 160 milioni sull'oro

Complessivamente, settimana scorsa gli ETP sull’oro hanno registrato deflussi per 160 milioni di dollari, sulla scia di una maggiore propensione al rischio da parte dei mercati (per i motivi prima detti).
L'oro è sceso sotto i 1250 USD/oncia, e le propsettive sembrano indirizzarsi verso un ulteriore calo, tenuto conto del progressivo rialzo dei rendimenti reali a livello globale, oltre che del probabile rialzo del dollaro (ultimamente colto da una forte debolezza).
E' probabile però che questo calo possa essere contenuto dalla gradualità dei rialzi dei tassi e dall'esistenza di rischi estremi, che come al solito potrebbero far riemergere l'interesse dei mercati verso l'oro in quanto bene rifugio.

Gli altri ETP

Riguardo gli ETP sul greggio, invece possiamo sottolineare che settimana scorsa hanno attratto investimenti per quasi 24 milioni di dollari. Il rimbalzo positivo dei prezzi di Brent e WTI sono stati fattori di spinta importanti. L’energy Information Administration statunitense ha rilevato un incremento delle scorte USA pari a 118.000 barili dalla scorsa settimana. Questi incrementi probabilmente sono dovuti alla riduzione di 100.000 barili al giorno dei volumi di petrolio estratti negli Stati Uniti.

Circa gli ETF azionari, la settimana appena conclusa è stata positiva (quota 29 milioni di USD), mentre quelli su miniere d’oro hanno registrato afflussi robusti per la terza settimana di fila (in totale 81 milioni di dollari).

martedì 4 luglio 2017

Dollaro, settimana cruciale. Occhio alle minute FED e ai dati sul lavoro

Dopo la settimana delle Banche centrali, i mercati finanziari tornano a concentrarsi soprattutto sui dati macro. Saranno questi i driver principali delle quotazioni, e in special modo del cross valutario tra euro e dollaro. La coppia in questo avvio di settimana è tornata sotto quota 1,14, ma è chiaro che potrebbe essere solo un pullback fisiologico dopo la marcia inarrestabile dei giorni scorsi, e che presto i consigli trading in tempo reale gratis potrebbero tornare a puntare sull'euro.

BCE, FED e dollaro

Ad innescarla sono stati due fattori. Anzitutto le dichiarazioni del presidente della BCE Mario Draghi, che è parso molto ottimista sul futuro dell'eurozona. Questo slancio del presidente BCE su reflazione e rafforzamento crescita economica, è stata interpretato dagli investitori come una possibile apertura ad una svolta restrittiva. In realtà poi altri membri hanno detto che non è proprio così, ma intanto il fatto s'era compiuto. L'euro ha spinto sull'acceleratore toccando i massimi di oltre un anno (si veda il grafico con il Demarker indicator).

Dall'altra parte, negli USA c'è stata una frenata del dollaro. La Yellen è stata molto più dovish del suo collega europeo, e questo è stato interpretato come un possibile preludio ad un rallentamento del programma di rialzo del costo del denaro messo in atto dalla Fed.
Per questo motivo i riflettori questa settimana sono puntati proprio sul dollaro USA. Si cercheranno maggiori indicazioni sulla reale fattibilità del rialzo dei tassi da parte della Fed. ciò sarà possibile solo in presenza di dati economici positivi, visto che fino ad ora le intenzioni di politica monetaria della Fed non sono state supportate dalla crescita economica. E soprattutto non sono state sostenute dall'inflazione.

Se l'ultimo ritocco del costo del denaro è stato fatto ignorando i dati, il prossimo non potrà essere così. Ecco perché i dati macro sono importantissimi. Uno dei principali market mover in questo senso sarà il rapporto sull’occupazione di venerdì 7 luglio. Ci si aspettano 180mila nuovi posti di lavoro. Ma saranno importanti anche i verbali dell’ultima riunione della Fed, in uscita mercoledì. Questo ci farà capire la view sull’inflazione dei banchieri centrali americani.

domenica 2 luglio 2017

Affitti case vacanze: la metà è in nero e cresce il rischio truffe

Emergono dei dati allarmanti riguardo gli affitti delle case vacanze. Secondo una indagine condotta da Adnkronos infatti, più della metà vengono affittate in nero. Parliamo di circa il 55%. Non solo, di pari passo con al diffusione del "nero" aumenta anche il rischio di truffe o comunque di avere sgradite sorprese. Ciò si verifica in un caso su quattro.
Nella maggior parte dei casi le trattative vengono chiuse direttamente via web, spesso con una singola mail. Della buona vecchia stretta di mano non c'è più l'ombra, e ci si arriva solo a giochi fatti quando è il momento di prendere possesso dell'abitazione. Ma va anche sottolineato che neppure la presenza di una intermediazione dei siti specializzati può essere una valida garanzia di transazioni trasparenti.

I rischi connessi agli affitti

Tornando all'allarme riguardo il "nero", va detto che è purtroppo una pratica diffusa in tutto il territorio Nazionale. Di sicuro però ci sono delle aree maggiormente a rischio, come il meridione. A partire da Roma fino a scendere lo stivale il fenomeno è diffuso.

I dati peggiori sono quelli che arrivano dalla Campania e dalla Sicilia, dove si stime che addirittura il 75% degli affitti sia concordato senza alcun contratto. Stesso problema anche per Liguria e Lazio, mentre a Roma si arriva a picchi del 70%. Anche in Sardegna si raggiungono valori elevati di affitti senza contratto, circa il 50%.
Le mosche bianche ci sono. Ad esempio Toscana e Trentino Alto Adige, dove soltanto una casa su tre non è in regola. La regione più virtuosa però è la Valle d'Aosta, dove si stima che soltanto una casa su cinque sarà affittata irregolarmente.

Truffe e affitti

Riguardo invece al fenomeno delle truffe, è chiaro che anche questo si collega in qualche modo agli affitti in nero, perché chi prende una casa vacanze senza contratto poi non ha appigli legali di fronte alle brutte sorprese. Secondo i network immobiliari interpellati da Adnkronos, spesso il cliente scopre l'inganno solo quando inizia la vacanza e raggiunge la propria meta dei sogni. Per lo più i problemi riguardano difformità tra la casa vista (e prenotata) su internet rispetto a quella che è realmente. Ma anche le condizioni spesso sono diverse da quelle pattuite. Si arriva poi ai casi estremi, dove le case non esistono affatto. Truffa al 100%.

Dal punto di vista geografico, anche questo fenomeno è più presente al Sud e nelle grandi città, dove si stima si verifichi in un caso su 4, specie se il tutto viene fatto tramite internet. Campania e Sicilia sono in testa a questa speciale e poco edificante classifica, dove si raggiunge una media del 35% di rischio truffa.