giovedì 22 giugno 2017

Rublo russo sotto pressione: tre fattori tengono in ansia Mosca

Dopo un periodo florido, adesso sul rublo russo tornano a fare capolino le nubi. Da una parte ci sono gli USA, che hanno allungato la lista delle sanzioni contro la Russia, dall'altra c'è il rischio che possano esserci delle tensioni sui cieli siriani. Sullo sfondo c'è pure la questione del petrolio, tornato a scendere in picchiata sui mercati finanziari per via del suo cronico eccesso di offerta. La situazione è quindi abbastanza tesa da preoccupare Mosca.

I tre fronti caldi per il rublo russo

Dopo l'ennesimo dato negativo sulle scorte, il greggio ha continuato ad andare in scivolata sui mercati. L'oro nero è andato a picco ai minimi da 10 mesi sulle piazze internazionali delle commodities (consigliamo di seguire il grafico con indicatore MACD trading). Gli investitori sono sempre più scettici verso i tagli produttivi decisi dall'OPEC, e l'aumento dello Shale Oil americano aggrava la situazione.

A parte il petrolio, l'altra questione delicata riguarda la comunicazione tra russi e americani. Per due giorni consecutivi aerei russi e Nato si sono pericolosamente incrociati sul Baltico. E il fronte di scontro tra russi e americani su amplia per via dell'irrigidimento delle sanzioni americane, rivolte contro una nuova lista di 38 persone e organizzazioni per il loro coinvolgimento nel conflitto in Ucraina orientale. Il fatto che sia stato annullato dall'agenda un incontro previsto tra il viceministro russo degli Esteri Serghej Ryabkov e il sottosegretario di Stato Thomas Shannon non è certo un buon segnale. Peraltro Mosca ha già fatto sapere che risponderà con misure corrispondenti alle sanzioni americane.

L'andamento del rublo

In tutto questo quadro, era inevitabile che la tenuta del rublo fosse messa sotto pressione. Oggi i migliori segnali forex gratuiti affidabili puntano tutti sul ribasso della valuta russa. Ieri è scesa fino ai minimi di quattro mesi sul dollaro, con il cross UsdRub che ha oltrepassato quota 60. Per poi recuperare a 59,77. Nonostante le preoccupazioni, la Russia comunque è stata attenzionata dagli investitori stranieri, come dimostra il fatto che nella sua prima emissione obbligazionaria l'85% è stato collocato all'estero.