lunedì 27 febbraio 2017

Forex, il peso messicano ha vissuto un febbraio d'oro. Perché?

Febbraio si avvia alla conclusione, e durante questo mese si è messo particolarmente in evidenza il peso messicano, che è stato tra le migliori valute del mese. Questo malgrado l'elezione di Trump abbia rappresentato, e rappresenti ancora, una seria minaccia per l'economia messicana. Il presidente Usa infatti vuole portare avanti il suo proposito di costruire un muro al confine, nonché rimettere in discussione i rapporti commerciali con i vicini di casa (imporre gravose tariffe commerciali sui beni di importazione e tirarsi indietro dal NAFTA).

Le dinamiche che hanno spinto il peso nel Forex

E allora perchè il peso è salito, tanto che secondo Plus500 ha guadagnato il 5% nelle ultime 4 settimane (qui trovi le opinioni plus500 demo)? Forse è merito di quel "piano di emergenza" che la Banca centrale del Messico aveva detto di aver predisposto proprio per disinnescare la bomba Trump.
Eppure le condizioni generali dell'economia messicana non sono floride. Le condizioni di vita della popolazione non sono eccezionali, la crescita economica e i salari continuano inoltre ad essere molto deboli.

La spiegazione è nelle mosse fatte dalla Banca messicana. Dopo l'elezione di Trump avvenuta a novembre, ha proceduto ad alzare i tassi di interesse ben 3 volte, sostenendo inoltre la propria moneta tramite la vendita di dollari americani a investitori internazionali. Fino a gennaio non si sono avuti effetti, dal momento che proprio il mese scorso il peso messicano è giunto ai suoi minimi storici contro il dollaro. La situazione però è cambiata nelle ultime settimane (nelle quali speriamo che se avete puntato su questo cross al rialzo, lo abbiate fatto con un broker opzioni binarie demo senza deposito).

Negli USA è cominciato a crescere lo scetticismo riguardo l'amministrazione Trump. Inoltre il previsto rialzo dei tassi da parte della FED sembra che non ci sarà fino all'estate, quindi per alcuni mesi ancora. Tutto questo ha raffreddato gli entusiasmi che si erano creati attorno al dollaro.

Non solo, anche dal punto di vista politico le cose cambiano. Il segretario di Stato Rex Tillerson e il segretario alla sicurezza nazionale John Kelly hanno incontrato i leader messicani giovedì scorso, e anche il segretario al Tesoro USA ha colloquiato con il ministro delle finanze del Messico, Jose Antonio Meade. tutti sono concordi su una cosa: è importante che USa e Messico abbiano solidi legami economici. Ecco perché c'è di nuovo fiducia nei confronti del peso messicano.

venerdì 24 febbraio 2017

Unicredit fa festa: aumento di capitale sottoscritto al 99,8%

Arrivano ottime notizie per Unicredit. L'operazione di ricapitalizzazione è perfettamente riuscita, visto che è stato sottoscritto il 99,8% del nuovo capitale per una cifra di 13 miliardi. A comunicare l'esito dell'operazione è stato lo stesso istituto di Piazza Gae Aulenti, che ha evidenziato anche come si sia concluso il periodo per l'esercizio dei diritti di opzione relativi all'offerta.

Alla fine il numero di azioni sottoscritte è stato pari a 1.603.055.740, che sono appunto il 99,8% di quelle nuove che erano state offerte a partire dall'inizio di febbraio. Non sono stati esercitati 1.469.645 diritti di opzione per un valore pari a 30,912 milioni di euro. Il controvalore complessivo invece dei diritti esercitati è di 12,968 miliardi.

L'ultimo passaggio per Unicredit

Adesso si svilupperà l'ultima parte dell'operazione, visto che i diritti non esercitati verranno offerti in Borsa tramite Unicredit Bank AG, Milan Branch. La vendita avverrà nelle sedute che vanno dal 27 febbraio fino al 3 marzo 2017, salvo che siano venduti tutti prima del termine.
Una volta riaperti i termini per i diritti non esercitati, i diritti acquistati potranno essere utilizzati per la sottoscrizione, al prezzo di 8,09 euro per ciascuna nuova azione, di 13 nuove azioni ordinarie ogni cinque diritti acquistati.

A conti fatti questo è un grande successo per il CEO, Jean Pierre Mustier che ha sempre sostenuto che l'operazione sarebbe andata a buon fine. Aveva anche evidenziato che se la banca non fosse riuscita a completare il percorso di ricapitalizzazione, questo avrebbe potuto portare a significativi impatti negativi sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del gruppo stesso.
Un rischio che oggi sembra finalmente scongiurato.
Intanto questa mattina il titolo UniCredit guadagna in Borsa lo 0,7%.

giovedì 23 febbraio 2017

Forex, non ci sono solo Eur e Usd. Buone prospettive per il dollaro di Taiwan

Gli affari nel Forex non è detto che si possano fare solo con le valute più note. Anzi, spesso le opportunità migliori di profitto si nascondono... in periferia (se così possiamo intendere le economia minori). Certo, il prezzo da pagare per cogliere certe occasioni è comunque un coefficiente di rischio più elevato, ragion per cui è necessaria una più attenta gestione del proprio capitale (se non siete pratici ricordate di sfruttare un broker opzioni binarie conto demo senza deposito).

Tra le opportunità emerse fuori nell'ultimo periodo c'è senza dubbio il dollaro di Taiwan (TWD). Dal momento che le major vivono un periodo di volatilià vicino ai minimi di tre mesi, ci sono delle condizioni propizie per fare carry trade e spostare la propria attenzione verso le valute emergenti.

La performance del TWD nel Forex

Se guardiamo all'andamento del dollaro di Taiwan, vedremo che la sua performance è stata sopra le righe durante il 2017, malgrado l'elezione di Trump sia una concreta minaccia al suo sitema economico, fortemente incentrato sulle esportazioni.
Il protezionismo sbandierato dal neopresidente USA però fino a questo momento non ha avuto effetti, visto che le esportazioni taiwanesi sono addirittura aumentate, e che le previsioni di crescita dell'economia sono ottime.

I rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni sono diminuiti di 6 punti base, registrando un dato in controtendenza rispetto a Thailandia, Corea del Sud, Cina e India.
Non solo, sul mercato azionario appena pochi giorni fa è stato registrato un massimo da maggio 2015, mentre gli investimenti stranieri attirati sono saliti a 2,5 miliardi di dollari nel 2017, più di quanto qualsiasi altra grande economia in Asia.

L'indice di Sharpe sul dollaro di Taiwan è il più alto tra le valute emergenti mondiali a 7,9 punti. Questo indice misura i rendimenti armonizzati alle oscillazioni dei prezzi. Nella speciale classifica, il TWD è seguito dal real brasiliano a 6,0 punti.
Se guardiamo al Forex market (noi abbiamo usato il conto demo fortrade, recensioni qui), il cross USD-TWD è salito di quasi 5 punti percentuali quest'anno, ed è la valuta più forte dell’Asia dopo il won sudcoreano.

martedì 21 febbraio 2017

Mercati finanziari troppo vivaci: siamo di fronte a una nuova bolla speculativa?

Ci sono state due grandi sorprese nel corso del 2016: l'elezione di Trump che 24ore prima del voto nessuno si sarebbe mai aspettato, ma soprattutto la reazione dei mercati all'ascesa del tycoon alla Casa Bianca. Si disse che gli investitori avrebbero preso malissimo una elezione di Mr Trump, dal momento che avrebbe rappresentato un elemento di turbolenza finanziaria. E invece dei forti ribassi sui mercati azionari previsti dagli analisti non c'è stata l'ombra.

La situazione dei mercati finanziari

Se c'è un settore dove Trump invece ha inciso parecchio al ribasso è stato quello del mercato obbligazionario, il cui valore globale si è sgonfiato di 2mila miliardi di dollari.
Al contrario, le Borse hanno viaggiato a gonfie vele, continuando a gonfiarsi giorno dopo giorno. Da una capitalizzazione globale di 64mila miliardi si è passati ai circa 70mila miliardi di oggi. Sembra poco, ma riflettete su un dato: 6mila miliardi equivalgono al Pil di Germania e Italia messi insieme.
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Oggi come oggi Wall Street viaggia sui massimi di tutti i tempi, tanto che molti esperti si chiedono se non si stiano creando i presupposti per un'altra bolla finanziaria (una spia sarebbe il contemporaneo aumento sia del bene rifugio oro che la salita delle Borse).

In realtà una spiegazione a questi "fenomeni" c'è. Le promesse di Trump  su stimoli fiscali alle imprese, deregulation per le banche, inflazione sostenuta stanno appagando la brama degli investitori che continuano a comprare i titoli a Wall Street, mentre l'oro diventa intrigante in prospettiva perché potrebbe presto salire l'inflazione.

Al tempo stesso l'investimento azionario è preferito a quello in bond, perché questi ultimi sono diventati molto rischiosi.
Al di là di tutto, però, il nodo cruciale del problema è uno solo: Trump manterrà le sue promesse? Se così non fosse, allora gli investitori potrebbero fare marcia indietro, con effetti molto pesanti.

domenica 19 febbraio 2017

Trading online, settimana a tinte oscure per la sterlina britannica

La settimana della sterlina si è chiusa con una improvvisa retromarcia nei confronti del dollaro nel Forex trading market. A pesare sono stati soprattutto i deboli dati che sono giunti da oltremanica, che hanno finito per spingere al ribasso il pound rispetto al biglietto verde. A gennaio le vendite al dettaglio hanno infatti registrato un calo mensile pari allo 0,3% (su base annuale invece c'è un progresso di 1,5%). Si tratta di un dato decisamente al di sotto delle attese, visto che gli analisti si aspettavano +1% mensile (oltre che +3,4% annuale).

Dati macro ed effetti sulla sterlina nel trading

Questi dati che sono stati resi noti dal Office for National Statistics, hanno creato un po' di preoccupazione dal momento che la discesa di consumi e vendite potrebbe avere forti ripercussioni sul PIL, qualora non ci fosse un progressivo recupero nei prossimi mesi.

Ad ogni modo, dopo la diffusione di questi dati nella giornata di venerdì, nel forex trading market c'è stato uno scatto all'indietro della divisa britannica, che ha ceduto oltre mezzo punto percentuale contro il dollaro. Secondo i dati Fortrade, il cross gbp/usd ha chiuso la settimana a 1,2408, con un calo di 0,65% (vedi conto demo Fortrade opinioni).

Dal punto di vista tecnico, la coppia sta vivendo in un limbo molto stretto, dopo aver avuto dei pesantissimi scossoni durante tutto l'arco del 2016 (caratterizzati dalla Brexit e dall'elezione di Trump). Nell’ultimo periodo i prezzi invece hanno oscillato tra due aree di prezzo comprese tra 1.2660 - 1.27 (resistenza) e 1.21 (supporto).
A proposito di supporto, proprio nell'ultima seduta settimana c'è stato un breakdown rispetto a quota 1.2430, il che potrebbe anche sancire una nuova debolezza da parte della sterlina, e quindi un trend ribassista in avvio, come confermato dai segnali forex gratis in tempo reale che ci sono giunti. Il prossimo livello di supporto è in area 1.2335.

venerdì 17 febbraio 2017

Produzione petrolio in aumento negli USA. Cresce l'insofferenza dell'OPEC

L'OPEC invia al mercato dei segnali riguardo un possibile taglio alla produzione, e il mercato reagisce positivamente facendo registrare dei guadagni sulla quotazione del petrolio. Il future sul Light Crude sale a 53,41 dollari, mentre il Brent segna 56,08 dollari al barile.

Nei giorni scorsi il cartello ha pubblicato il proprio bollettino mensile, dove viene evidenziata una riduzione della produzione di 890 mila barili al giorno. Il valore di output complessivo scende così a 32,14 milioni di barili al giorno. Siamo a livelli di riduzione in linea con quelle che erano le strategie delineate durante l'ultimo meeting di fine novembre.

Gli USA, l'Opec e il greggio. Caos produzione

C'è però un problema all'orizzonte. Se l'OPEC è riuscito faticosamente a rispettare la propria tabella di marcia, procedendo a una progressiva riduzione della produzione, dall'altra parte ci sono gli Stati Uniti che invece non ci pensano proprio a fare altrettanto. Anzi, vanno nell’esatta direzione opposta.

Negli Usa le scorte di greggio sono risultate in crescita di 9,5 milioni di barili a 518,1 milioni, circa 45 milioni in più su base annua. Un segnale chiaro che sul territorio americano le trivellazioni stanno crescendo di pari passo col crescere del prezzo del greggio (e quindi dei potenziali guadagni). Il dato più eclatante però è il valore delle esportazioni, che la scorsa settimana hanno toccato quota 7 milioni di barili negli States. Cosa vuol dire? Che se le scorte crescono malgrado si siano impennate le esportazioni, vuole dire che negli Usa la produzione viaggia a ritmi altissimi.

L'Opec per adesso non si muove, ma è chiaro che questa situazione genera insofferenza. Aver raggiunto un accordo così faticoso e finire per fare un regalo agli USA non è una cosa che va giù.

mercoledì 15 febbraio 2017

Mercati valutari, le dichiarazioni della Yellen danno una bella spinta al Dollaro


Dopo Trump, anche la Yellen dà una bella spinta al dollaro, che viaggia al rialzo sui mercati valutari. La numero uno della Federal Reserve ha infatti tenuto un discorso preparatorio rispetto all'audizione alla Commissione bancaria del Senato, preannunciando il prossimo rialzo dei tassi di interesse.

Per la precisione, la Chairwoman ha detto che la Fed dovrà ritoccare il costo del denaro in uno dei prossimi meeting in programma (il primo sarà tra un mese), perché "aspettare troppo tempo prima di alzare i tassi non sarebbe saggio".

Chiaramente queste dichiarazioni hanno immediatamente modificato il sentiment del mercato rispetto alla prospettiva di un rialzo dei tassi. Se prima del suo discorso erano date al 25%, subito dopo c'è stata una impennata fino al 35%, se osserviamo i futures sui Fed Fund.

Gli effetti della Yellen sui mercati valutari

Un altro effetto immediato si è visto nel Forex, dove gli operatori hanno già cominciato a prezzare il probabile aumento del tasso, mettendolo in conto per marzo.

Secondo i dati della piattaforma BDSwiss, il cross eur/usd (che già ieri aveva toccato un minimo di lungo corso) oggi continua il suo movimento discendente e viaggia a 1,055 (puoi vedere qui BDSwiss affidabile).

Nel grafico possiamo vedere il movimento in discesa del cross euro-dollaro messo in atto negli ultimi giorni, a testimonianza che il biglietto verde ha ripreso a marciare con vigore dopo aver vissuto un mese e mezzo in chiaroscuro. In basso al grafico abbiamo inserito anche l'indicatore MACD.

Ricordiamo che secondo il cronoprogramma della Federal Reserve, nel corso del 2017 verranno attuati ben tre rialzi dei tassi di interesse. Sotto questo punto di vista, finora i dati macro sono stati coerenti con tali aspettative.





lunedì 13 febbraio 2017

Economia italiana, la UE conferma: abbiamo la crescita minore di tutta l'EuroZona


Non sono positivi i dati che giungono dalla Commissione europea e che riguardano l'economia italiana. Questa mattina infatti la UE ha confermato che crescita dell’Italia porterà ad un aumento del prodotto interno lordo dello 0,9% nel 2017 e dell’1,1% nel 2018. Si tratta dei valori minori registrati in tutta l’Unione Europea. Pur accogliendo positivamente l’impegno del governo di correggere la traiettoria dei conti pubblici entro aprile, Bruxelles ha rivisto al rialzo le stime riguardanti il debito pubblico italiano.


I due fattori critici per la crescita dell'economia

Gli elementi che maggiormente sono all'attenzione della UE sono l'incertezza politica e il risanamento lento del settore bancario. Secondo la Commissione di Bruxelles, questi due fattori possono rappresentare un rischio per la crescita economica.
Va detto che le nuove previsioni di crescita sono più o meno in linea con le stime che erano state fatte lo scorso autunno, con l'unico peggioramento riguardante il debito pubblico.


Su questo punto c'è un bel duello tra la Commissione europea e l'Italia. La UE infatti ha chiesto di correggere l’andamento del bilancio 2017, adottando misure strutturali per lo 0,2% del PIL, e inoltre sulla base delle scelte politiche del governo italiano dovrà decidere se aprire o meno una procedura per debito eccessivo.

Per quanto riguarda l'intera zona euro invece, la Commissione ha confermato che crescita dovrebbe essere dell’1,6% nel 2017, dall’1,5% in autunno, e dell'1,8% nel 2018, dall'1,7% in novembre. Il vice presidente della Commissione ha tenuto a sottolineare che si tratta del "quinto anno consecutivo di ripresa economica".

domenica 12 febbraio 2017

Investire: ecco gli ultimi suggerimenti de Il Giornale per guadagnare dai propri risparmi

Avete dei risparmi che volete investire? I colleghi de Il Giornale illustrano un modo per fare operazioni nei mercati finanziari in relazione alle scadenze e alle propensioni al rischio (il primo «medio basso», il secondo «medio alto»), proponendo ben 16 formule con un'ottica a 3-6-9 e 12 mesi.

Rischio e scadenze: ecco come investire

Se per un orizzonte temporale molto breve le opportunità sono soprattutto sulla Borsa di Tokyo (profilo rischio basso) ma anche Wall Street, perché se la situazione tenderà a stabilizzarsi e grazie al dollaro forte, è possibile spuntare un rendimento fino al 5%. Per chi fa trading a rischio medio-alto, invece l'opportunità potrebbe essere l'azionario Paesi emergenti che, visti i buoni fondamentali di crescita economica, possono dare rendimenti anche del 10%.

Lungo un orizzonte temporale intermedio invece (6 mesi), si trova l'investimento (rischio medio basso) sul dollaro. Come evidenzia la piattaforma 24option, il biglietto verde negli ultimi due anni si è mosso quasi sempre all'interno del range 1,05 e 1,10 rispetto all'euro (vedi 24option recensioni).

Il suggerimento de Il Giornale è puntare sulla valuta americana quando il cross Eur-Usd supera il livello 1,10 per poi vendere quando il fixing scende sotto l'1,05. Non però con opzioni binarie, per quelle vale un discorso a parte (vedi qui il tema opzioni binarie miglior sito).
L'alternativa a 6 mesi sono gli Etf specializzati sull'oro. Il metallo pregiato ha sempre dimostrato di difendersi bene in questi contesti di incertezza globale.

Con un'ottica di un anno, invece si può puntare (rischio medio basso) su un Etf o un azionario Italia con acquisti mensili (o quindicinali) e sfruttare le correzioni di Piazza Affari. Oppure i corporate bond Usa ad alto rendimento: si può guadagnare il 6% circa a fronte di un rischio del 2% circa. Chi invece accetta un profilo di rischio medio alto, può investire sui titoli del risparmio gestito quotati in Piazza Affari.

venerdì 10 febbraio 2017

Sanzione salatissima per Samsung: 3 milioni di euro dalla AgCom

La mazzata arriva bella pesante sul colosso Samsung. L'Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha infatti deciso di infliggere al gigante della telefonia una sanzione esemplare per operazioni promozionali scorrette: oltre 3 milioni di euro.
E' la stessa AgCom a chiarire il perché di questo provvedimento, attraverso una nota ufficiale e dopo aver chiuso il provvedimento lo scorso 25 gennaio.


Dopo aver avviato il procedimento su istanza delle associazioni di consumatori Federconsumatori Palermo e Unione Nazionale Consumatori, sono state ravvisate delle irregolarità sul modo di pubblicizzare e gestire numerose manifestazioni promozionali, che erano caratterizzate dalla promessa della ottenere prodotti e/o rimborsi sul prezzo nel caso di acquisto dei beni pubblicizzati.

Samsung reagisce alla sanzione

Per questo motivo l'Autorità ha deciso di sanzionare Samsung per complessivi 3,1 milioni, ma ha diminuito l'importo della sanzione amministrativa irrogata per la prima pratica a 2.125.000 euro e l'importo della sanzione amministrativa irrogata per la seconda pratica a 975.000 euro.

La risposta di Samsung non si è fatta attendere. Il colosso della telefonia infatti contesta la decisione e la sanzione. "Samsung Electronics Italia - si legge in una nota ufficiale - contesta integralmente il contenuto del provvedimento, e sottolinea di essersi sempre adoperata per una gestione corretta ed efficiente delle proprie iniziative promozionali, al fine di tutelare i propri consumatori".
L'azienda ha anche preannunciato che è allo studio un ricorso da presentare al TAR contro il provvedimento dell'Autorità.

mercoledì 8 febbraio 2017

Finanza e valute: la rupia indiana continua ad apprezzarsi sul dollaro. E la RBI non tocca i tassi


Uno dei temi più interessanti di questa giornata sui mercati di finanza e valute era la decisione della Banca Centrale dell'India riguardo ai tassi di interesse. Alla fine, contrariamente alle previsioni, la BRI (Reserve Bank of India) ha deciso di non fare alcuna mossa.

Chi si attendeva un calo del tasso dal 6,25% attuale al 6% è rimasto deluso. L'istituto del Governatore Urjit Patel ha evitato di abbassare il costo del denaro, mossa già fatta a ottobre scorso, quando ci fu un ritocco di 25 punti base. Va anche precisato che è dal 2010 che non si scende sotto il 6%.

La RBI e i riflessi su finanza e valute

La mossa della RBI è dovuta al fatto che un abbattimento dei tassi avrebbe finito per alimentare l'inflazione, e inoltre dal punto di vista di politica interna sarebbe stata una mossa poco giustificabile. Il Governo del primo ministro Narendra Modi ha infatti presentato un programma per stimolare la crescita, e quindi una ulteriore misura in questo senso non avrebbe avuto logica.

Peraltro abbattere i tassi avrebbe finito per incentivare il deflusso di capitali esteri, cosa con la quale l'india sta già facendo i conti da tempo, e che peraltro ha spinto il Governo a tagliare un po' di burocrazia e abolire l’Agenzia che si occupa di promuovere gli investimenti esteri.

Dal punto di vista valutario, la Rupia vive un periodo molto positivo, per la gioia di chi ha puntato forte su di lei nelle sue strategie opzioni binarie 15 minuti. Nell'ultimo trimestre il suo valore nei confronti del dollaro si è accresciuto, e se teniamo facciamo un esame al netto dell'inflazione, sono addirittura 3 anni che guadagna sul dollaro.

Dopo il picco di novembre raggiunto a seguito dell'elezione di Trump (68,813), il cross USD-INR è andato in caduta come evidenziano i dati del broker IG (uno di quelli con spread migliore forex) e al momento quota 67,042

Dal punto di vista generale, ricordiamo che gli analisti di Goldman Sachs a inizio di quest'anno avevano indicato di puntare proprio sulla Rupia (così come su altre "Brics"), pronosticando un forte apprezzamento nel corso di quest'anno.
Occhio però che una valuta troppo forte, potrebbe creare qualche problema alla RBI in futuro, perché può portare a una perdita di competitività delle esportazioni.

lunedì 6 febbraio 2017

Tariffe: smascherata Trenitalia, da 10 anni un errore di calcolo fa pagare il 33% in più ai pendolari


Immaginate un biglietto pagato il 33% in più di quanto dovrebbe. Immaginate quanti pendolari ci sono ogni giorno in viaggio su e giù per l'Italia. Immaginate che quel 33% in più di tariffa sia stato pagato per ben 10 anni. Ecco, adesso sapete quant'è stato grosso il vantaggio economico che si è presa Trenitalia a danno dei suoi utenti.


Il caos tariffe

Gli abbonamenti venivano gonfiati ufficialmente a causa di un algoritmo sbagliato, secondo una denuncia di Assoutenti. In pratica la formula matematica con cui si calcolano le tariffe per i viaggiatori è sbagliata. Un abbonamento sui 120 euro, ha finito per costare sui 160.

Qualche giorno fa  Assoutenti e Trenitalia si sono seduti a un tavolo e hanno raggiunto un accordo per superare il problema degli abbonamenti attraverso il coinvolgimento delle regioni.L'obiettivo è arrivare a un metodo di calcolo che ottimizzi i contratti, e che consenta di compensare i maggiori oneri fatti pagare agli abbonati sovraregionali in questi ultimi anni.

La vicenda arriva a poca distanza da un altro caso spinoso per Trenitalia, che nelle scorse settimane era stata sommersa di proteste per i rincari fino al 35% sugli abbonamenti per i treni ad alta velocità. La compagnia aveva dovuto dimezzare tali aumenti, con rimborso della differenza a chi aveva già acquistato il nuovo titolo di viaggio per il mese di febbraio.

giovedì 2 febbraio 2017

Federal Reserve troppo timida, il mercato valutario penalizza il dollaro

La giornata finanziaria non ha riservato alcuna sorpresa da parte della Federal Reserve. L'istituto centrale americano ha deciso di lasciare invariato il suo tasso sui fondi federali. Niente che non fosse già ampiamente previsto dai trader, che hanno invece preferito concentrarsi sui contenuti dell'analisi che la Fed ha fatto del progresso economico USA riguardo il lavoro e l'inflazione, ovvero le due variabili chiave per prevedere quando ci saranno i rialzi della Fed nel 2017.

La reazione del Forex alla scelta della Federal Reserve

Nel frattempo si assiste a un calo dei volumi globali sul forex e a una minor convinzione nella forza del USD.
Dopo le decisioni della Federal Reserve il biglietto verde secondo i dati Optionweb è andato in discesa nei confronti di alcuni valute principali come euro e yen, mentre l'unico guadagno è stato contro la sterlina (vedi Optionweb opinioni).

In special modo, nella prima parte di seduta l'euro è riuscito a guadagnare parecchio terreno nei confronti del biglietto verde, fino a fare toccare quota 1,0829 al cross eur-usd verso ora di pranzo (non a caso nella prima parte di giornata l'indicatore Alligator presentava delle linee ben distinte).

Secondo quanto riporta il comunicato, il quadro che emerge è che i membri della Fed sono abbastanza ottimisti circa l'evoluzione del l'economia, e non c'è alcuna fretta nel procedere alla stretta monetaria alzando ancora i tassi. Dal mondo del lavoro si è giunti quasi alla piena occupazione, mentre l'inflazione rimane sotto il livello obiettivo di lungo termine, ma comunque procede a buon ritmo. Insomma, nessun trionfalismo ma molta fiducia.

A spingere verso la prudenza però è il "fattore Trump". I membri del Fomc sanno bene che la politica fiscale e commerciale del nuovo presidente potrebbe incidere in modo forte sulle prospettive economiche statunitensi. Ecco perché c'è ancora molta cautela riguardo la questione tassi. Del resto proprio Janet Yellen è stata molto vaga sulla questione, lasciando gli investitori dei mercati valutari con poche armi per prevedere quando ci sarà il prossimo rialzo dei tassi.
A questo punto le attenzioni si focalizzano sul rapporto sulle buste paga che verrà diffuso nella giornata di domani.