giovedì 24 novembre 2016

Lavoro: nell'artigianato ci sono sempre più imprenditori immigrati. Boom negli ultimi 5 anni

Sono sempre di più gli stranieri che decidono di aprire una attività imprenditoriale artigianale in Italia. Cambia così la mappa delle professioni nel nostro paese, con una quota crescente di immigrati che fanno imbianchini, muratori, sarti e specialisti di pulizie o giardinieri.

Secondo un report di Unioncamere e Infocamere, questo trend va avanti da circa 5 anni, durante i quali sono più che raddoppiati gli immigrati a capo delle sartorie (+129,7%), dove sono leader i cinesi, ma anche delle imprese di pulizie (+108,8%), in larga parte condotte da rumeni, egiziani e albanesi. Discorso simile per le ditte di giardinaggio (+74,5%), la metà delle quali è comandata da  nativi della Romania e dell’Albania.

I dati su immigrazione e lavoro

La metà del tessuto imprenditoriale artigiano immigrato è dedicata in prevalenza a lavori di muratura e imbiancatura, dove sono più coinvolti rumeni, albanesi e marocchini.

Complessivamente la crescita di attività artigiane di immigrati (+8,3%) dal 2011 al 2016 ha frenato la caduta che invece si è registrata nell'intero settore (-7,8%). Sono diventate ben 181.494 le aziende  guidate da un imprenditore nato fuori dallo Stivale. Romania, Albania e Cina sono i principali paesi di provenienza (in totale 43,7%).
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Altri settori in cui il made in Italy sta cambiando pelle sono panettieri (+36,9%), takeaway (+30,3%) e parrucchieri (+24,6%). Nel primo caso i leader sono svizzeri, tedeschi e rumeni. Invece egiziani, pakistani e turchi sono i re della ristorazione da asporto. Sempre da Svizzera e Germania giungono hairstylist ed estetisti.

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