lunedì 24 ottobre 2016

Greggio, l'Iran spegne la risalita e riaccende i timori del OPEC

L'Iraq tira un altro colpo al mercato del petrolio. Il paese ha infatti detto di non essere disposto a prendere parte al taglio dell'output previsto dall’OPEC (se ne discuterà il 30 novembre), e questo ha finito per affondare le quotazioni.
Stamattina il Brent è sceso dello 0,30%, mentre il WTI (West Texas Intermediate) è scivolato quasi dello 0,50% a 50,60 USD, secondo i dati di Ig markets (bonus e opinioni li trovate qui).

Nel mese in corso, i prezzi del greggio hanno compiuto un bel rally, spinti dalla fiducia degli investitori riguardo alla riuscita degli intenti del cartello di sostenere i prezzi.

Peraltro era stato incassato con grande favore il parere positivo di Arabia Saudita e Iran, che avevano aderito al pre-accordo di Algeri. E invece la situazione è di nuovo cambiata.

La situazione del greggio


Il greggio viene ancora respinto dagli ostacoli sotto i 52 dollari al barile, visto come quota per un rimbalzo più a lungo termine, che secondo gli analisti potrebbe spingere l'oro nero fino a 62/63 dollari circa.
Di contro, c'è da considerare che un eventuale nuovo calo sotto la soglia dei 47 dollari (comunque lontana) potrebbe innescare un trend ribassista molto più accentuato fino a 43 dollari circa, minimi allineati di agosto e settembre.

Giunge però una voce ottimistica dagli operatori di mercato. E' quella del finanziere svizzero Marc Faber, che nel corso di una intervista alla Cnbc ha indicato che i prezzi del petrolio torneranno presto verso quota 70 dollari al barile.



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