lunedì 31 ottobre 2016

Sterlina in ascesa nel Forex grazie alla scelta di Carney: "Resto fino al 2019"

Dietrofront. Mark Carney non solo non lascia, ma raddoppia. E la sterlina vola. Negli ultimi giorni si erano diffusi dei rumors di stampa riguardo le imminenti dimissioni del capo della Bank of England. Secondo indiscrezioni, Carney sarebbe stato seriamente intenzionato a dimettersi per forti dissensi con il primo ministro Theresa May in relazione alle scelte di politica monetaria.

Carney non lascia e dà una spinta alla sterlina

E invece è tutto falso. Quelli che pensavano che giovedì il governatore avrebbe annunciato l'intenzione di lasciare l'incarico con largo anticipo, hanno dovuto incassare la reazione del leader della BoE, che ha annunciato che lascerà soltanto nel 2019.
Il suo mandato scadrebbe nel 2021, ma restare fino al 2019 significa completare il percorso per l'uscita dalla UE con lo stesso vertice della Bank of England. Stabilità, quindi.

Questo è piaciuto molto ai mercati, che hanno deciso di dare fiducia alla sterlina.Carney ha dichiarato che la sua permanenza aiuterà la Gran Bretagna a vivere una «transizione ordinata verso i nuovi rapporti che regoleranno le relazioni tra Regno Unito ed Europa».
Dopo queste esternazioni, la sterlina è andata su nel forex market nei confronti delle altre major. Ha guadagnato lo 0,43% a 1,2243 contro il dollaro, mentre il cross Eur-Gbp dice 0,8966 (-0,54%) secondo i dati di eToro (bonus, recensione e opinioni qui).

Adesso tutti guardano con interesse a quel che accadrà giovedì, quando la Boe comunicherà i dati sull'inflazione e in seguito prenderà le decisioni sui tassi di interesse.
Carney ha tagliato i tassi di 25 punti base dopo la Brexit, portandoli al minimo storico dello 0,25% e potrebbe fare altrettanto al board di questo mese, nonostante l’inflazione a settembre nel Regno Unito sia già salita dell’1% dallo 0,6% di agosto, ai massimi degli ultimi due anni.

Commercio: UE e Canada firmano il CETA. Ecco i vantaggi del libero scambio

Dopo aver penato tanto per riuscire a concretizzare l'accordo, finalmente Unione Europea e Canada hanno messo nero su bianco il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), ovvero l’accordo di libero scambio. Il trattato dà quindi il via ad una nuova era nel commercio tra le due parti. Messe assieme, UE e Canada formano un mercato di 536 milioni di consumatori, che adesso avranno molti meno vincoli nelle loro operazioni.

Un accordo che farà bene al commercio

Il CETA prevede infatti la rimozione delle barriere alle importazioni ed esportazioni, e quindi la nascita di possibilità di risparmio e nuove opportunità di business.

La firma in calce all'accordo è arrivata al termine di un summit convocato di domenica, dopo che in un primo momento era stato cancellato per le resistenze del parlamento regionale vallone, preoccupato per le possibili ricadute sulla sua economia.
Questo stallo aveva messo a dura prova la pazienza del Canada, che settimana scorsa si era detto pronto a chiudere le trattative e tirarsi indietro.
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Dopo le pressioni del governo belga però, anche la Vallonia ha dato il via libera nei giorni scorsi alla chiusura del negoziato, che è stato firmato nella giornata di ieri. «E’ un buona giornata per l’Ue» ha detto l’Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini. Quest'ultima si è detta fiduciosa che nel breve periodo verrà chiuso un accordo analogo anche con gli USA (il Ttip).

Quali vantaggi otterrà la UE dal CETA? Potrà tutelare i marchi di indicazione geografica per i prodotti alimentari, perché spariranno dal mercato le contraffazioni canadesi dei cibi. Inoltre i cibi canadesi distribuiti nel mercato unico dovranno rispettare i vincoli comunitari su ogm e ormoni della crescita.

sabato 29 ottobre 2016

Economia: l'addio all'ora legale frutta all'Italia 90 milioni di euro

Cosa c'entra l'ora legale con l'economia? C'entra, c'entra. La notte tra sabato 29 e domenica 30 le lancette degli orologi si dovranno spostare un'ora indietro (in realtà ormai le apparecchiature elettroniche si autoaggiornano).
Si chiude infatti il periodo in cui è stata in vigore l'ora legale e si torna a seguire l'ora solare. Alle 3.00 quindi si fa un piccolo salto indietro nel tempo, che frutterà alle casse dello stato ben 90 milioni di risparmi.

Che benefici danno 60 minuti all'economia?

Secondo le rilevazioni di Terna, infatti, il periodo di ora legale che ha avuto inizio lo scorso 27 marzo, l'ora quotidiana di luce in più ha portato a ritardare anche l'uso della luce artificiale.

Tutto questo si è tradotto in un risparmio di ben 573 milioni di kilowattora all'Italia, mentre nel 2015 era stato di 552 milioni di kWh.

Questo si traduce - in termini di costi - in un risparmio di circa 90 milioni di euro. Dal 2004 al 2016 il risparmio complessivo del Paese è stato di circa 7 miliardi e 840 milioni di kilowattora, che sono equivalenti a circa 1 miliardo e 170 milioni di euro.

Trading online: continuano le pressioni ribassiste sulla Lira Turca

Si preannunciano tempi duri per la Turchia, e allo stesso modo per la sua valuta. E' questa la convinzione di molti analisti ed esperti di trading, che ritengono probabile un trend ribassista ancora prolungato nei confronti di euro e dollaro.
La fiducia degli investitori infatti sembra essere decisamente in calo, tra colpi di Stato mancati, un'inflazione che supera il 7% e il dawngrade del debito da parte delle agenzie di rating (lo hanno classificato come "junk", ovvero spazzatura).

Le pressioni sulla Lire turca nel forex trading

La valuta turca è scivolata verso il basso più di quanto non abbia fatto ogni altra moneta emergente (al di fuori dell'America Latina).
Nell'ultima settimana chi fa trading online ha assistito ad un indebolimento progressivo della Lira. Noi l'abbiamo visto con il nostro conto OptionFair (opinioni, bonus e recensioni sono qui).

Il cross Eur-Try segna +1.82%, mentre su base trimestrale siamo a +2.24%. Peraltro la quotazione attuale (3,414) è molto vicina al massimo da un anno (3.4241).
Il cross Usd-Try è giunto a 3.1063, e anche in questo caso siamo vicini al massimo livello annuale (3.1137).
CONSIGLIO: Prima di avventurarsi nel mercato delle valute ed a maggior ragione nel trading binario, occorre capire bene come funzionano le opzioni binarie. Tuffarsi nelle negoziazioni valutarie senza averne compreso i meccanismi sarebbe un grosso errore.
Finora ogni volta che c'era stato un calo, i cittadini turchi l'avevano sostenuta nel rimbalzare verso l'altro. Ma adesso il quadro è cambiato.
Dopo aver visto spazzati via i loro risparmi da ondate di svalutazioni (circa il 30% sia su euro che dollaro in tre anni), adesso sono sempre di più quelli che decidono di mantenere qualche risparmio in valute forti (secondo i dati della Banca Centrale Turca, i depositanti locali hanno circa 144 miliardi di dollari in depositi esteri).

Quando il governo di Erdogan ha sventato un tentativo di golpe, c'è stata un'impennata di richieste di dollari (nelle tre settimane dopo la crisi, 11 miliardi di dollari); lo stesso è accaduto quando si è dimesso il primo ministro Ahmed Davutoglu a maggio. E poi è successo di nuovo quando Moody's ha tagliato il rating a "junk", nel mese di settembre. Ebbene, secondo gli ultimi dati la tendenza ad incrementare le proprie detenzioni di valuta estera è ricominciata giovedi.
Per questo motivo le previsioni sono ancora ribassiste. Trentatré analisti interpellati da Bloomberg ritengono che ci sarà un forte deprezzamento nel prossimo anno.

venerdì 28 ottobre 2016

Trading: il Giappone combatte l'incubo deflazione. Lo Yen prova a restare a galla


Il Giappone non riesce a venire fuori dalla spirale deflazionistica, ma un dato incoraggiante giunge dai consumi delle famiglie, che segnano una ripresa e spingono lo Yen che riesce a tenersi a galla. E' questa la sintesi dei dati macro resi noti nel corso della notte dall'Ufficio Nazionale di Statistica

Lo Yen ha vissuto una nottata in calo rispetto alle altre major (dati presi da un qualunque broker market maker, ecn, stp - vedi differenze), ma a metà mattinata un lento recupero l'ha portato in parità se non in territorio positivo.
Il cross Usd-Jpy  è scambiato a 105,27, ovvero senza variazioni rispetto alla chiusura di ieri. Il valore Eur-Jpy è invece 0,8962, anche qui con una minima variazione rispetto al dato precedente.

La vicenda del Giappone fa capire quanto sia complicato fare soldi con il forex. Ci sono infatti molti elementi da tenere in considerazione, e non basta solo l'osservazione dei grafici.

La paura della deflazione influenza il trading 

Ad ogni modo, l''elemento che genera le maggiori preoccupazioni in Giappone rimane la deflazione. L'indice dei prezzi al consumo (CPI) a settembre è sceso dello 0,5% (dato "core"), anche se è un calo previsto dagli analisti. Per il Giappone si tratta del settimo mese consecutivo di declino.

La spirale deflazionistica è alimentata da un continuo calo dei consumi, che restano in diminuzione del 2,1% rispetto a un anno prima. L'unica doppia consolazione è che si tratta di valori in linea con le previsioni degli analisti, e che il dato mensile invece è risultato positivo (2,8% contro il -3,7% precedente).

Resta comunque il dato di fatto che la Banca centrale guidata da Kuroda si trova ancora sotto pressione. Finora la politica espansionistica (tassi negativi e acquisto titoli) non ha avuto grandi effetti, visto che siamo molto lontani dall'obiettivo di inflazione al 2%. Tuttavia, proprio Kuroda qualche settimana fa aveva precisato che la BoJ sarebbe andata avanti con una politica di stimoli.

Consumi: Ferrero in difesa dell'olio di palma. «Troppa disinformazione»

La Ferrero prende una posizione netta riguardo l'olio di palma, l'ingrediente "sconosciuto" (dire la verità, quanti di voi sanno davvero cos'è?) che è stato messo al bando da molte aziende perché accusato di avere effetti devastanti per l'organismo. Questa psicosi da olio di palma si è tradotta in short pubblicitari che chiaramente indicano "non usiamo olio di palma", sia sulle confezioni che negli spot.

La Ferrero, l'olio di palma e i consumi

Ma c'è una voce fuori dal coro, ed è anche una voce importante: quella di Ferrero, che non solo difende l'olio di palma, ma annuncia che lo continuerà ad usare senza problemi perché "è perfetto così com'è".
Il colosso della Nutella ha riunito a Milano un gruppo di scienziati e di esperti, per pubblicizzare la sua difesa appassionata di questo prodotto.
 

Attenzione. Prima di continuare nella lettura dobbiamo chiarire un punto importante. Il prodotto di punta della Ferrero, la Nutella, ha una percentuale altissima di olio di palma (30% circa). Non a caso la casa dolciaria di Alba oggi da sola rappresenta l’1% del consumo mondiale di questo ingrediente.

Con questo non vogliamo dire che questa difesa appassionata sia solo tutto frutto dei propri interessi economici. Insomma, il fatto che sia molto coinvolta nel problema non vuol dire che dica menzogne. Ma potrebbe essere vero anche il contrario, ecco perché abbiamo fatto questa precisazione.

La difesa della Ferrero parte da una considerazione "alla rovescia": chi non usa più olio di palma, spesso lo deve sostituire ricorrendo alla interesterificazione degli acidi grassi.
Quando si legge sull'etichetta “olio di girasole”, non è specificato che quell'olio di girasole è stato sottoposto a un processo che lo ha modificato.
Secondo l'ad della Ferrero, Alessandro D’Este, l'olio di palma ha una caratteristica unica: la neutralità di sapore. Proprio per questo i prodotti che lo utilizzano sono più ricchi di giusto. Nella Nutella, ad esempio, non nasconde nocciole e cacao.
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Ferrero ha fatto parlare anche gli scienziati. "Non è vero che produce alla salute danni diversi dagli altri oli e grassi", dice Elena Fattore, Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. In sostanza conferma che l'olio di palma assunto in grandi quantità è dannoso, ma allo stesso modo se ipercondite i vostri cibi con olio extravergine di oliva non è che il vostro organismo vi ringrazierà. E lo stesso discorso vale per alti olii.

"L’olio di palma evita che l’alimento sia immangiabile per avaria", aggiunge Giovanni Lercker, Università di Bologna.
Un inatteso sostegno arriva anche da Greenpeace, stavolta per motivi ambientalisti. Greenpeace infatti sostiene lo standard Poig, attento non solamente sulla qualità della produzione ma anche sull’impatto ambientale dell'utilizzo di olio di palma. Ebbene la più nota associazione ambientalista del pianeta certifica l’olio usato da Nutella con entrambi i rigorosi standard Rspo e Poig.

E a sostegno di Ferrero c'è finanche il viceministro alle politiche agricole Andrea Olivero: «C'è terrorismo della disinformazione alimentare: in questi anni troppe volte ci sono state operazioni di disinformazione che fanno leva sull’ignoranza e hanno dietro interessi economici ben precisi».

giovedì 27 ottobre 2016

Trading: sale il PIL del Regno Unito. La sterlina respira sui mercati valutari


Arrivano buone notizie dalla Gran Bretagna, e sono notizie che danno un po' di ossigeno alla sterlina. Secondo gli ultimi dati macro resi noti oggi, nel terzo trimestre del 2016, il PIL del Regno Unito è salito dello 0,5%.
Nonostante i rischi e i timori che sono legati alla hard Brexit, quindi, l'economia anglosassone tiene il passo e realizza un risultato oltre le attese. La crescita dello 0,5% infatti, anche se minore dello 0,7% del trimestre precedente, è comunque superiore a quelle che erano le aspettative degli analisti (+0,3%).
Su base annuale, l'ONS (Office for National Statistics) fornisce una stima preliminare che evidenzia una crescita tendenziale che accelera al 2,3%, contro il 2,1% precedente ed atteso.

Il PIL stimola la sterlina e fa felice che fa trading

Sulla scia di questi dati, la sterlina è andata in recupero sul Forex. Sulla base dei dati del IQoption conto demo, la moneta britannica contiene il ribasso iniziale registrato contro il dollaro e ora viaggia attorno a 1,2230. Bene anche il cross con lo yen (a 128,36), mentre nei confronti dell'euro, la sterlina si è apprezzata fino a 0,8890 pence per euro per poi scivolare attorno a 0,89275.
Se volete immergervi nel mondo del trading valutario, passate prima per un practice account. Qui trovate le indicazioni su come scegliere un conto demo per opzioni binarie, la forma di trading più in voga del momento.
Intanto, il mondo finanziario britannico comincia a preoccuparsi di un altro aspetto legato alla Brexit. C'è il rischio infatti che i negoziati tra UE e Gran Bretagna possano durare molto, e questo allarma il settore finanziario che teme un salto nel vuoto a tempo indefinito.

Ecco perché Carolyn Fairbairn, direttore generale di Cbi, l’associazione che riunisce 190 mila imprese, ha annunciato che «è necessario definire un accordo di transizione in attesa della conclusione dei negoziati sulla Brexit fra Regno Unito e Unione europea».

Commercio: il CETA si farà. UE e Canada fanno pace grazie al "sì" del Belgio


L'accordo commerciale tra Europa e Canada, del quale si discute da tanti mesi, alla fine si farà. Il premier belga Charles Michel ha infatti annunciato che il governo federale di Bruxelles è riuscito a raggiungere un accordo con la comunità francofona della Vallonia, quella che poneva ostacoli al "sì" al trattato.
Superato questo ostacolo, quindi, la firma per l’accordo commerciale di libero scambio (Ceta) tra l’Unione europea e il Canada trova davanti a sé la strada spianata.

La gioia del Belgio: accordo chiave per il commercio

Adesso il prossimo passaggio formale sarà l'invio della dichiarazione del governo belga al presidente della Ue Donald Tusk e alla Commissione europea.

Michel si è mostrato molto contento dopo l'intesa con la recalcitrante Vallonia: «Questo accordo commerciale è molto importante per le imprese, vale 12 miliardi di euro. Adesso l’ultima parola spetterà ai Parlamenti». Le assemblee di Vallonia, comunità francofona e Bruxelles si riuniranno presto (forse già oggi).

Negli ultimi giorni il destino del CETA sembrava segnato, perché Ue e Canada avevano ufficialmente annullato la firma del trattato di libero scambio, proprio a causa dell’opposizione della Vallonia. Un veto che impediva al governo di Bruxelles di siglare a sua volta l’accordo. Il lieto fine però è arrivato, anche se ci sono voluti mesi.

martedì 25 ottobre 2016

USA, indice di fiducia consumatori in calo. Ma il rialzo dei tassi si farà


L'ultimo dato macro giunto dagli USA non è stato positivo. L’indice sulla fiducia dei consumatori elaborato dal Conference Board, infatti è calato da 103,5 punti registrati a settembre a 98,6 punti nel mese di ottobre. Il dato, che era stato rivisto da un 104,1, è al di sotto delle attese degli analisti, che erano per 101,0 punti.

L'indice e il significato per l'economia USA

La Fiducia dei consumatori è un indicatore del livello di fiducia da parte dei consumatori nell'attività economica, e quindi una spia delle intenzioni di spesa da parte dei consumatori.
Il sottoindice relativo alla situazione attuale è sceso ad ottobre 127,9 a 120,6 punti e quello relativo alle aspettative da 87,2 a 83,9 punti.


Secondo il Director of Economic Indicator presso il Conference Board, Lynn Franco, il motivo di questo dato sotto le aspettative va ricercato nel rallentamento del mercato del lavoro che si è avuto a settembre (solo 156mila nuovi posti di lavoro creati).

Oggi intanto il dollaro si è mosso in modo altalenante nei confronti della altre valute (per approfondire si vedano i grafici della piattaforma Plus 500 per trading online).
Il dato macro reso noto comunque in sé non modifica le aspettative dei trader. Questi ultimi si attendono un intervento della Federal Reserve a dicembre, che alzi il costo del denaro e dia vita a una svolta restrittiva di politica economica, esattamente a un anno di distanza dall'ultimo intervento sui tassi di interesse.



Lavoro, stipendi superiori alla media se si lavora in campo informatico

Il mercato digitale viaggia sempre a vele spedite, e con esso si muove il suo mercato del lavoro, dopo che per un paio di anni si era mosso piuttosto lentamente.. Il fatturato complessivo del 2016 si prevede in crescita sostenuta secondo il rapporto Assinform, grazie soprattutto allo sviluppo delle nuove forme del tech, quelle legate alla trasformazione digitale dei processi produttivi.

Itc, lo studio sulle retribuzioni del lavoro


Proprio in questo ambito, è stato reso noto uno studio analitico fatto da dall'Osservatorio JobPricing, relativo al livello di retribuzione nel settore Ict.L'analisi è stata condotta in quattro settori: Apparecchiature elettroniche ed elettriche, Telecomunicazioni, Media web comunicazione ed editoria e Servizi e consulenza Ict e Software. sono infatti questi i campi nei quali si fa maggiore utilizzo della tecnologia.

Ebbene da un confronto fatto tra le retribuzioni in questi settori e quelli in altre industry del mercato, emerge che gli stipendi sono sopra la media nazionale di 29.176 euro. Il migliore è quello offerto dalle telecomunicazioni (37.419 euro di retribuzione annua lorda - Ral - media), seguito dal settore dei servizi e consulenza IT e software (36.310 euro), mentre qualcosa in meno va a chi opera nei settori media, web e apparecchiature elettroniche con una Ral media di 32.759 e 32.544 euro.

Attenzione però, che c'è una precisazione da fare. Nel settore delle Telecomunicazioni ci sono più dirigenti che altrove. Se andiamo a considerare gli stipendi per livello d'inquadramento, allora il miglior settore a livello retributivo è quello delle apparecchiature elettroniche ed elettriche e delle telecomunicazioni.
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Infine, va detto che nell'ultimo periodo è stato registrato anche un rafforzamento degli stipendi, seppur inferiore a quanto avvenga per il resto del Paese. Secondo l'Osservatorio JobPricing, nel primo semestre 2016 le retribuzioni per il settore dei media, web, comunicazione ed editoria sono salite del 2,0%. Negli altri 3 settori +1,7%.

lunedì 24 ottobre 2016

Greggio, l'Iran spegne la risalita e riaccende i timori del OPEC

L'Iraq tira un altro colpo al mercato del petrolio. Il paese ha infatti detto di non essere disposto a prendere parte al taglio dell'output previsto dall’OPEC (se ne discuterà il 30 novembre), e questo ha finito per affondare le quotazioni.
Stamattina il Brent è sceso dello 0,30%, mentre il WTI (West Texas Intermediate) è scivolato quasi dello 0,50% a 50,60 USD, secondo i dati di Ig markets (bonus e opinioni li trovate qui).

Nel mese in corso, i prezzi del greggio hanno compiuto un bel rally, spinti dalla fiducia degli investitori riguardo alla riuscita degli intenti del cartello di sostenere i prezzi.

Peraltro era stato incassato con grande favore il parere positivo di Arabia Saudita e Iran, che avevano aderito al pre-accordo di Algeri. E invece la situazione è di nuovo cambiata.

La situazione del greggio


Il greggio viene ancora respinto dagli ostacoli sotto i 52 dollari al barile, visto come quota per un rimbalzo più a lungo termine, che secondo gli analisti potrebbe spingere l'oro nero fino a 62/63 dollari circa.
Di contro, c'è da considerare che un eventuale nuovo calo sotto la soglia dei 47 dollari (comunque lontana) potrebbe innescare un trend ribassista molto più accentuato fino a 43 dollari circa, minimi allineati di agosto e settembre.

Giunge però una voce ottimistica dagli operatori di mercato. E' quella del finanziere svizzero Marc Faber, che nel corso di una intervista alla Cnbc ha indicato che i prezzi del petrolio torneranno presto verso quota 70 dollari al barile.



Brexit, le piccole banche via da Londra entro Natale


Il piano di abbandono della Gran Bretagna da parte di molte banche è già cominciato. Secondo quanto riporta "Observer", molti istituti si stanno preparando a un trasloco al di fuori del Regno Unito, a causa dei timori crescenti generati dalla Brexit. I primi dovrebbero essere i piccoli istituti che potrebbero concretizzare l'addio già prima di Natale. Per i grandi invece ci vorrà più tempo.

Banche al lavoro per "scappare" dalla Brexit  

Il capo della British Bankers’ Association (Bba), Anthony Browne, ricorda come quando si votò per la Brexit, la maggior parte delle banche si era schierata contro l'uscita dalla UE.

Anche se i colloqui formali con Bruxelles per dare contenuto concreto alla Brexit cominceranno solo marzo, Browne sottolinea che «la maggior parte delle banche internazionali hanno già un team di progetto che lavora per capire quali attività devono essere trasferite fuori dalla Gran Bretagna, e il modo migliore per farlo».

Per gli istituti è necessario spostarsi in un territorio all’interno dell’Unione Europea, in modo da continuare a operare come banca comunitaria. Il «regime di equivalenza» che dovrebbe essere negoziato dalla May con Bruxelles, copre solo una piccola parte dei servizi bancari che i grandi istituti offrono. Inoltre potrebbe essere ritirato praticamente in ogni momento. Un rischio troppo grosso per le banche.


Dire addio ai quartier generali delle attività europee delle grandi banche internazionali, significherebbe incassare un duro colpo per Londra, visto che circa 2 milioni di persone vivono di finanza in Gran Bretagna. Inoltre il settore creditizio pesa per il 12% dell’intero PIL britannico.

sabato 22 ottobre 2016

Valute emergenti: la Rupia scivola sul dollaro, è ai minimi da oltre un mese

Nel panorama valutario non esistono soltanto le valute più note, le così dette major. Ci sono anche le valute emergenti, quelle dei paesi che hanno minor peso nell'ambito dell'economia globale. Tra questi c'è l'India, la cui Rupia sta scivolando lentamente nei confronti del dollaro. L'ultimo valore al quale è scambiato il cross USD-INR è 67,24, ovvero il valore massimo da qui a un mese (dati della piattaforma di trading binario IQoption).

La situazione della Rupia

Per la Rupia indiana s'è trattato del terzo declino in altrettante settimane (0,39%), ovvero il più lungo periodo di perdite registrato dal mese di maggio.

La situazione economica dell'India è difficile, e i fondi esteri stanno vendendo le partecipazioni estere in obbligazioni denominate in Rupia, che sono calate per la terza settimana consecutiva.
Tenuto conto del probabile aumento dei tassi statunitensi, molti trader stanno accentuando i deflussi di capitale dal paese. Al momento la probabilità di un aumento del costo del denaro Usa è al 68%.

Gli investitori stranieri hanno venduto 56,4 milioni di dollari di azioni indiane nel corso di questo mese, e il governo Indiano ha annunciato un piano di intervento massiccio, che la porterà ad acquistare fino a 100 miliardi di rupie del debito pubblico attraverso operazioni di mercato aperto.

Consiglio: Il forex trading sulle valute minori è molto più rischioso di quello sulle major, sia per ragioni di carattere economico che ambientale. Ricordatevi sempre di inquadrare questo tipo di negoziazioni in un piano più ampio di strategie di trading opzioni binarie, valutando bene i rischi.

Secondo un'analisi condotta da Bloomberg, gli analisti si aspettano che ci sia un'ulteriore pressione sulla valuta indiana, e che entro la fine del 2016 il cross Usd-Inr possa raggiungere quota 68. Non sarebbe comunque il massimo annuale, che fu registrato a febbraio quando il cross toccò quota 69.38. Dopo un paio di mesi, però, c'era stata un'inversione di tendenza così forte da far raggiungere 66.4.

Dazi doganali UE, il paese più avvantaggiato è l'Italia

I dazi sulle importazioni non sono mai stati così tanti nell'Unione Europea. Parliamo di quelle barriere che vengono poste per contrastare quelli importazioni di prodotti a basso costo, per lo più provenienti dall'Asia e dintorni (Cina, Taiwan, Corea).
Secondo i dati più recenti della Commissione Ue, sono in tutto 84 le misure commerciali restrittive (72 antidumping, 12 antisubsidy). La più colpita da queste misure, manco a dirlo è la Cina: 3 su 4 riguardano i prodotti “Made in China”.

Si tratta di misure che riguardano prodotti chimici (dal Pet all'aspartame, dall'acido citrico a sostanze di base per fertilizzanti), che in alcuni casi trovano una contro-risposta cinese, che a sua volta si protegge contro le importazioni dagli imprenditori europei.

L'Italia ringrazia i dazi doganali

Secondo la commissione UE, il paese che ha tratto maggiore beneficio da questa "protezione" è l'Italia. Circa il 40% delle imprese europee difese sono infatti appartenenti al nostro paese, e proprio grazie a queste barriere, 400mila posti di lavoro hanno potuto essere conservati.
Il che apre anche ad una preoccupazione: i dazi durano 5 anni e possono essere prorogati senza limiti. Ma possono anche decadere. L'esempio concreto in tal senso riguarda viti e bulloni, per i quali un anno fa Pechino ha vinto il suo ricorso e la Ue ha dovuto rimuovere i dazi stessi.
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Se la stessa cosa accadesse in uno di quei settori nei quali l'Italia è protetta (ed era così proprio per viti e bulloni, visto che l'industria italiana è molto legata all'automotive). ci troveremmo improvvisamente senza difese. Occorrerebbe in quel caso ricominciare l'iter per ottenere un dazio, purché a presentare ricorso siano tanti produttori che rappresentino almeno il 25% del totale della produzione Ue (che comunque può farlo anche d'ufficio). Ma ci vorrebbero 15 mesi di tempo, e solo dopo 60 giorni Bruxelles potrebbe imporre dazi provvisori.

venerdì 21 ottobre 2016

Economia: Mattel ringrazia... Barbie: +17% di vendite nell'ultimo trimestre

La bambola più famosa del mondo non tramonta mai e trascina il colosso ludico Mattel. Le vendite della Barbie sono infatti salite nel terzo trimestre del 17%, come era accaduto nei precedenti tre mesi (erano salite del 23%).
Anche se gli utili hanno complessivamente deluso, questo dati dà una bella spinta alla azienda americana, perché le consente di compensare (assieme alla ripresa del marchio American Girls) la perdita delle vendite di due licenze Walt Disney.

I risultati eccezionali della Barbie

Nei tre mesi chiusi il 30 settembre scorso, la Mattel ha segnato un utile in aumento a 236,3 milioni di dollari. I ricavi sono invece stabili sull'1,8 miliardi di dollari. Rispetto all'anno prima la crescita c'è stata anche se minima, visto che l'utile era a 223,8 milioni.

I ricavi sono saliti del 3% in Nord America e calati del 4% nella divisione internazionale.L'azienda ha inoltre annunciato un dividendo di 38 centesimi per azione per il quarto trimestre del 2016, invariato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; verrà distribuito il 9 dicembre a chi risulta azionista il 22 novembre prossimo.
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Questi risultati sono importantissimi tenuto conto che ci avviciniamo al periodo natalizio, quando si registra il 50% circa delle vendite mondiali di giocattoli. Christopher Sinclair, amministratore delegato di Mattel, si è mostrato ottimista: «C'è ancora un quarto trimestre cruciale da realizzare, però possiamo dire di essere sulla strada giusta per raggiungere le stime sull'intero anno fiscale».
In Borsa il titolo Mattel ha guadagnato circa il 13% da inizio 2016.

Trader di 34 anni stupisce Goldman Sachs: 100 milioni di dollari guadagnati in 6 mesi

Di chiarissime origini italiane, Tom Malafronte è riuscito a realizzare un'impresa: grazie al trading sui bond, ha guadagnato per Goldman Sachs circa 100 milioni di dollari nel giro di 6 mesi. Una media di mezzo milione di dollari al giorno. Roba da non crederci.

La rapida ascesa di un 34enne trader

La storia viene raccontata dal Wall Street Journal, che mette in evidenza come la strategia di questo ragazzo sia stata molto rischiosa (anche se a conti fatti ne sarà stato felice).
Ha rastrellato titoli ad alto rendimento sul mercato, ossia quelli più rischiosi. E lo ha fatto nel momento giusto, ovvero prima che cominciasse una fase rialzista (tra febbraio e marzo).
Va sottolineato che questi bond "spazzatura" sono sconsigliati dalle agenzie di rating, e quasi tutti i trader con un po' di esperienza preferiscono starne alla larga.

E invece  Tom Malafronte è andato dritto per la sua strada, ha ignorato i segnali di trading, ha operato una gestione del rischio discutibile, ha messo in un angolo molti dei principi seguiti per anni. E grazie a questo è riuscito a fare una fortuna.

Per la loro natura pericolosa, le obbligazioni “spazzatura” sono investimenti sconsigliati dalle agenzie di rating. Secondo il WSJ, a inizio anno più di un terzo dei volumi giornalieri di quei titoli possono essere fatti risalire alle operazioni del trader 34enne. In pratica il mercato lo faceva lui.
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La storia è sicuramente bella e affascinante per chi fa trading, ma in America sottolineano una cosa: nonostante le nuove norme per migliorare i controlli sui mercati finanziari, non è cambiato nulla in termini di speculazioni e rischi intrapresi dalle banche d’affari.
Se le leggi che governano Wall Street vogliono spingere le banche a correre meno rischi, i casi come quello di Tom Malafronte dimostrano che dalla crisi finanziaria scoppiata nel 2008, non è cambiato molto e si continua a speculare su strumenti ad altissimo rischio.

giovedì 20 ottobre 2016

Economia USA, il superindice conferma la ripresa. Rialzo dei tassi più vicino

L'economia americana è in ripresa. A confermare uno stato di salute positivo è il "superindice" (Leading Economic Index) di settembre, che è in linea con quanto previsto dagli analisti. Il Conference Board ha infatti comunicato che il Leading Economic è salito dello 0,2%, esattamente la misura stimata dagli analisti e in crescita rispetto al -0,2% registrato ad agosto.

I dati sull'economia USA



Questi dati hanno spinto subito al rialzo del dollaro, che guadagna nei confronti di tutte le altre major. Il cross Eur-Usd viaggia a 1,0935 (-0,35%), mentre rialzi egualmente sostenuti si registrano nei confronti di yen e sterlina (dati della piattaforma AvaTrade, vedi qui bonus e opinioni).

Consiglio: Quando si investe nel mercato valutario, è importante farlo con un valido intermediario. Bisogna saper scegliere quale è la migliore piattaforma forex trading in relazione alle proprie esigenze.
Nel rapporto mensile della Federal Reserve (il così detto Beige Book), viene messo in evidenza che l'economia americana si sta espandendo, anche se esiste un fattore di incertezza legato all'esito delle elezioni Presidenziali che si svolgeranno l'8 novembre.
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Le evidenze messe in risalto dal rapporto mensile della FED sono una spinta importante per un rialzo dei tassi di interesse a dicembre. Il Beige Book verrà di sicuro preso in considerazione già nel corso della prossima riunione del FOMC, in programma l'1-2 novembre.
Tuttavia non ci sarà un immediato ritocco dei tassi di interesse, che verrà rinviato di un mese. A un anno esatto, quindi, dall'ultima modifica. Questo perché la Federal Reserve vuole attendere che si conosca l'esito delle presidenziali, che di sicuro avranno un certo impatto sull'economia americana.

Lavoro, grazie a "internet of thing" aziende sempre più a caccia di "Chief IoT Officer"

Se esisteranno dei posti di lavoro in più, lo si dovrà anche grazie a Internet. Come accade da tempo negli USA, infatti, anche in Italia sta prendendo sempre più importanza per le aziende il dotarsi di una figura nuova: il Chief IoT Officer. Difficile definire i suoi ambiti e competenze, ma volendo riassumere si può dire che è colui che cura il passaggio da un modello di business tradizionale a quello digitalizzato. Quindi un business manager strettamente legato però alle competenze di "Internet of Thing" (cybersecurity, cloud, Big Data, omnicanalità).

La nuova figura nel mondo del lavoro


Per Internet of Thing si intende l'estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. Nella visione dell'Internet delle cose, gli oggetti creano un sistema pervasivo ed interconnesso avvalendosi di molteplici tecnologie di comunicazione.

Per comprende quanto possa essere importante una figura simile per un'azienda, basta riflettere sul dibattito che è in corso circa l'internet of thing. Molti esperti di tecnologia lo ritengono un passo verso un mondo migliore, mentre altri studiosi e sociologi hanno forti dubbi specialmente riguardo la sicurezza e la privacy, e le possibili minacce da parte di hacker.
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Questo genere di figura, non sono più soltanto oggetto di interesse delle aziende pioniere dell’innovazione, ma più o meno si stanno estendendo a tutte quelle imprese che per necessità o volontà innovativa trasformano il loro business in digitale. A tal fine occorrono competenze sia industriale che informatica. Si tratta di un ruolo che diventa di cruciale importanza per il cambio di passo di molte aziende, sia manifatturiere che no.
C'è chi sostiene che nel giro di pochi anni, bene o male tutte le aziende dovranno avere una figura dedicata di questo tipo.

mercoledì 19 ottobre 2016

BCE: domani parla Draghi, ma i mercati pensano già a marzo

Mentre tutto il mondo continua a muoversi, la BCE sembra l'unica che resta ferma sulle proprie posizioni malgrado certe pressioni ad agire non gli manchino. Finora l'istituto centrale europeo è parso attendere che la FED facesse la prima mossa, cosa che a questo punto sembra probabile che accada solo a dicembre (rialzo dei tassi).

Nel frattempo, l'Euro oggi si deprezza nei confronti delle altre major. Specialmente il cross Eur-Jpy cede terreno, e viaggia a 113,31 (-0,67%). La moneta unica scivola comunque anche contro dollaro (USD) e sterlina (GBP), in base ai dati della piattaforma markets.com (vedi recensione, opinioni e bonus).

Le mosse di Draghi e della BCE


Domani, intanto, c'è un appuntamento importante proprio con la Bce. Parlerà il governatore Mario Draghi, dal quale a dire il vero non ci si attendono grandi mosse. L'attuale scarsità di bond sul mercato potrebbe indurre l'Eurotower a modificare i parametri del piano di acquisti, ma la maggior parte degli analisti concorda che comunque si attenderà almeno dicembre.
Consiglio: quando si opera nel forex facendo trading binario occorre avere un piano preciso. Occorrono cioè delle strategie di trading opzioni binarie perché altrimenti, muovendosi a vista e improvvisando, si corre solo il rischio di mettere a repentaglio il proprio capitale.
Intanto l'attenzione degli operatori è rivolta al quadro che si comporrà all'inizio del 2017. Draghi ha più volte detto che fino a quella data andrà avanti il programma di acquisto titoli, ovvero il Quantitative Easing.
Ma dopo? Finora l'Eurotower ha detto che espanderà il programma "se necessario". Ma c'è chi comincia a pensare che dietro questa apertura ci sia in realtà l'intenzione di procedere con una graduale riduzione di questo stimolo (Tapering).
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Ad ogni modo, visto il quadro generale e visti gli eventi che si verificheranno a breve (le decisioni della FED e anche le 'elezioni presidenziali USA), ogni ipotesi è destinata a rimanere puramente tale. Nel frattempo, i numeri sui prezzi al consumo dell'Eurozona sono ancora ben lontani dal target del 2% fissato dalla BCE, anche se la dinamica inflazionistica migliora.

Guerra tra McDonald's e Firenze. I cittadini: «Non lo vogliamo»

Un McDonald's accanto al Duomo? I cittadini di Firenze dicono di no, il Sindaco si schiera con loro e nasce un'aspra battaglia legale contro il colosso dei fast food, che ha fatto ricorso al TAR chiedendo un risarcimento da 18 milioni di euro. La multinazionale americana vorrebbe aprire un punto vendita più "chic" in una zona ad alto valore storico, ma il sindaco Pd, Dario Nardella, spinto dai cittadini s'è opposto.

Niente panini vicino al Duomo


La scorsa estate il colosso degli hamburger si preparò ad aprire un punto vendita accanto alla cattedrale di Firenze, dando anche disponibilità per "vestirsi" in modo più elegante (servizio ai tavoli, camerieri, arredi di qualità e nessuna gigantografie di panini) pur di alloggiare in quel luogo così prestigioso.

Il Sindaco in un primo momento pareva disposto a dare il via libera, ma sulla spinta dei fiorentini, che hanno creato anche una pagina Facebook che ha raccolto migliaia di adesioni, ci ha ripensato.
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«Il McDonald's in piazza Duomo non lo autorizzeremo. Né ora, né mai», ha detto Nardella. Però a quel punto il McDonald's si è rivolto al Tar, che ha contestato il regolamento «per la tutela e il decoro del patrimonio culturale del centro storico».

Quel regolamento prevede che possano essere aperte attività nel cuore di Firenze, soltanto nel caso in cui si rispettano caratteristiche di filiera corta e prodotti locali. Una richiesta che secondo i legali del colosso americano è «pretestuosa», visto che la catena americana addirittura si era detta disponibile a cambiare anche il format del suo locale per renderlo un ristorante a tutti gli effetti.

La "guerra del panino" ricalca la stessa vicenda che McDonald's sta vivendo a Roma, dove i residenti di Borgo Pio (nei pressi del Vaticano) stanno lottando contro l'apertura di un McDonald's.

martedì 18 ottobre 2016

Petrolio, giornata di alti e bassi. Mercati incerti sull'intesa OPEC

Si muovono tra alti e bassi, le quotazioni del petrolio. Questa mattina c'era stata una rapida ascesa tanto del Brent quanto del WTI, cui ha fatto seguito una discesa e una successiva ripresa. Un andamento che riflette la instabilità che vive il mercato in questo momento.

La quota 50 dollari per il petrolio


Nelle ultime settimane l'oro nero ha vissuto una risalita grazie all'accordo preliminare OPEC raggiunto a metà settembre, che l'ha riportato verso quota 50 dollari al barile.
Tuttavia ci sono paesi come la Libia, l'Iran e la Nigeria - esclusi dalla trattativa - che minacciano di mandare a monte i piani del OPEC con aumenti della produzione, che finirebbero per compensare i tagli decisi dagli altri stati membri.

Ad ogni modo, la possibile inclusione nell'intesa alla Russia dà speranza al mercato, perché gli ultimi segnali indicano trattative in corso per il sostegno di Mosca al taglio coordinato dell'output.
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Dopo una giornata negativa, condizionata dal report rilasciato da Baker Hughes sui pozzi attivi negli USA (in aumento di quattro unità, a quota 432), oggi i prezzi del petrolio sono andati in lieve rialzo sulla scia dell'indebolimento del dollaro.
Il greggio di riferimento americano, il WTI con consegna a novembre, ha toccato 50,46 dollari per poi scendere verso i 50 al barile, mentre il greggio europeo Brent è salito a 50,1 dollari, per poi scendere anche sotto quota 50 (dati della piattaforma di trading XM broker).

Resta quindi un moderato ottimismo degli operatori riguardo un taglio congiunto della produzione da parte del Opec. Il 30 novembre prossimo i paesi membri saranno impegnati a Vienna per ratificare l’intesa siglata il 28 settembre ad Algeri. Le linee guida dell’accordo prevedono una produzione non oltre i 32,5-33 milioni di barili. I dubbi però rimangono tanti: chi sarà il primo ad iniziare i tagli e chi vigilerà sul rispetto delle quote?

Banda larga, Vodafone lancia l'iper-fibra: «Download film HD in 16 secondi»

La banda larga si fa strada, sia pure faticosamente, anche in Italia. E intanto c'è chi sta per raccogliere i frutti degli investimenti nella banda "ultra-larga". E' Vodafone, che dopo aver puntato forte su questo progetto (3,6 miliardi di euro dal 2014) adesso lancia sul mercato l’IperFibra.
La connessione velocizzerà servizi come lo streaming video, download di file di grandi dimensioni e l’utilizzo di strumenti di cloud per lo storage di documenti. Per la prima volta in Italia si arriverà all'upload fino a 200 megabit al secondo.

La ultra Banda larga 


Vodafone stessa ha illustrato i benefici di questa novità: è possibile scaricare 100 foto in 2 secondi e un film in Hd in soli 16 secondi.
Consente addirittura allo stesso tempo di guardare in streaming 15 video ultra Hd in 4k, fare una videoconferenza, e fare una partita on-line.

Chi potrà sfruttare per primo questa innovazione? Per adesso coloro che vivono a Milano, Bologna, Torino e Perugia. Ma grazie aella partnership commerciale con Open fiber, ben presto verranno raggiunte anche Bari, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Napoli, Padova, Palermo e Venezia.
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Il lancio dell’iperfibra sarà comunicato attraverso una campagna pubblicitaria che prevede affissioni, annunci in rete e spot in televisione, con formati innovativi da sessanta secondi. Per professionisti e piccole e medie imprese è prevista anche una banda minima garantita di 78,5 megabit al secondo. Peraltro questo discorso si inserisce in un quadro più ampio di gamma da offrire al cliente. Prima della fine dell’anno è atteso il lancio della Vodafone tv.

lunedì 17 ottobre 2016

Fed, ci risiamo: dati produzione industriale negativi, si riparla della questione tassi

Il primo dato macro in arrivo dagli USA questa settimana, conferma le difficoltà degli States di conservare un ritmo stabile alla propria crescita. La FED comunica infatti che a settembre infatti la produzione industriale è cresciuta al di sotto delle aspettative.

I dati resi noti dalla FED


Secondo il report della Federal Reserve è salita dello 0,1%, quindi in recupero rispetto alla lettura precedente (-0,5%). Tuttavia, dal dato odierno ci si attendeva una ripresa più sostenuta, visto che gli analisti stimavano un incremento dello 0,2%.
La produzione del settore manifatturiero è salita dello 0,2%, quella delle miniere dello 0,4%. Questi incrementi sono stati compensati dalla flessione dell’1% del settore delle utilities.

Per quanto riguarda gli altri dati, a settembre la capacità di utilizzo degli impianti si è attestata al 75,4%, in rialzo rispetto al 75,3% del mese precedente. Anche in questo caso, però, le aspettative erano migliori, visto che il mercato puntava su una salita al 75,6%, e rimane ancora molto al di sotto della media di lungo periodo (80%).
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A parere degli analisti, il rallentamento dell'economia americana è stata in parte causata dalla forza del dollaro (per approfondire questo argomento si possono vedere i dati della piattaforma di trading 24option per opzioni binarie), che ha un effetto negativo sulle esportazioni. Inoltre la debolezza della congiuntura internazionale che ha effetti negativi in particolare sugli investimenti di beni durevoli.

E' chiaro però che tutto questo riaccende la discussione sul prossimo rialzo dei tassi di interesse di riferimento. Anche se la Fed di New York si è mostrata ottimista riguardo la ripresa dell'indice Empire State nei prossimi mesi, gli investitori si interrogano sulla volontà della FED di intraprendere una stretta monetaria a dicembre, cosa che alla luce dei dati odierni, appare un po' meno sicura di qualche giorno fa.

Mercato assurdo: su Ebay i Galaxy Note 7 a 3mila euro. Ecco perché...

Il mercato globale provoca delle distorsioni al limite della realtà. Succede che i Galaxy Note 7, ovvero i modelli di phablet che stanno mettendo in ginocchio la Samsung, possano trovarsi a circa il triplo del loro valore. Su Ebay sono comparsi infatti i primi annunci di vendita del famoso (in senso negativo) prodotto della casa coreana. Quello che si "dedica" alla combustione spontanea.

Galaxy Note 7 e mercato


Ma perché accade una cosa simile? Il motivo probabilmente è da ricercare nel collezionismo. Dal momento che la Samsung ha ritirato il prodotto dalla produzione, è probabile che non lo rivedremo più sul mercato. E un modello introvabile, diventa un oggetto da collezionismo prezioso. Anche se non funzionante.
E siccome la maggior parte degli acquirenti ha deciso di esercitare il diritto di rimborso del phablet esplosivo, è chiaro che il numero di quelli che sono in circolazione si riduce.

Magari la Samsung riproporrà il Note 7 in forma simile o identica in futuro, ma con un nome diverso e forse anche un design diverso. E probabilmente funzionante stavolta. Ma non sarà lo stesso che c'è oggi.
Per questo motivo il Note 7 compare a prezzi folli su Ebay: 3mila euro. Un prezzo che è oltre 3,5 volte quello che era il listino. Inoltre il caso in esame è unico, mai visto prima. Un phablet bandito da tutte le compagnie aeree, tanto che la detenzione a bordo su un aereo americano costituisce reato federale. Sai che vuol dire per un collezionista metterci le mani sopra?
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C'è da aggiungere però che qualcuno ha pensato anche che sotto ci fosse una idea malsana. Ovvero comprare il telefono per provocare di proposito incendi e chiedere poi un risarcimento, tanto la colpa ricadrà sulla Samsung e sarà facile da dimostrare.

Ad ogni modo, quale che sia la ragione, è assurdo che il mercato possa provocare una distorsione simile, peraltro pericolosa. I Galaxy note 7, a prescindere dal prezzo e dal valore collezionistico, sono oggetti estremamente pericolosi e soggetti a esplosioni.

domenica 16 ottobre 2016

BCE sotto accusa: il quantitative easing non funziona. Draghi nel mirino

Il bilancio del Quantitative easing non funziona, e molti presentano il conto a Draghi che finora ha respinto le critiche. In un anno e mezzo il piano della BCE non ha prodotto grandi risultati, perché è vero che è stata immessa liquidità nel sistema (80 miliardi ogni mese), ma l'inflazione non s'è mossa. E anche i prestiti alle imprese, in particolar modo in Italia, sono in calo.

E mentre dall'altro capo del mondo la FED pensa di operare una stretta monetaria, la BCE non sembra ancora averla presa in considerazione. Oppure aspetta proprio la prima mossa degli americani per fare poi la propria. Sul fronte valutario intanto l'euro, dopo una resilienza propria, ha di nuovo ceduto il passo alla forza del dollaro, sconfinando nell’area sottostante 1,10 (dati di Etoro conto demo).

Il fallimento della politica BCE


Se l’operazione avviata da Francoforte il 9 marzo del 2015 aveva lo scopo di riportare il tasso di inflazione al 2%, allora ha fallito. Il livello medio dei prezzi nell’Area dell’euro è salito dello 0,2%, i prestiti alle società non finanziarie sono scesi dello 0,5%. In Italia i dati sono tra i più deludenti.
Malgrado la Bce abbia acquistato più di 176,2 miliardi di titoli di stato, l’inflazione si è attestata al -0,1%. Nel frattempo gli impieghi alle imprese sono scesi del 2,9%, scendendo addirittura nell'ultimo anno di 26,4 miliardi di euro. Soltanto in una regione (Piemonte, 0,4%) c'è stata una leggera inversione di tendenza. Per il resto i dati sono sconfortanti.

Il problema è che una fetta consistente dei 176 miliardi di euro immessi dalla BCE, sono finiti alle banche. Queste ultime, anziché metterli in circolo hanno preferito trattenerseli, così da aumentare il livello di patrimonializzazione voluto proprio dalla BCE. E in un paese come l'Italia, la cui economia è trainata prevalentemente dalle piccole e medie imprese (quelle che hanno più bisogno di liquidità), se le banche tengono i soldi sotto al materasso, è dura rilanciare la crescita e lo sviluppo.
Il risultato è così sotto gli occhi di tutti: la deflazione si è manifestata senza sosta tra febbraio e agosto, mentre i consumi delle famiglie si sono assestati su livelli molto bassi.

Lavoro, in 100 call center su 134 lavoratori schiavi: nero, maltrattamenti e mobbing

Il panorama delle irregolarità di molti call center italiani è ampio e allarmante. Spesso e volentieri chi li gestisce non ha alcun rispetto per il lavoro altrui ma soprattutto per le condizioni minime di legge che dovrebbe osservare. La denuncia giunge dalla Slc Cgil di Taranto, che ha fatto uno screening su 134 calla center, rilevando che in 100 casi c'erano i presupposti per delle azioni legali contro chi li gestiva.

Il mondo senza vergogna dei titolari di call center


Un caso è esemplare (nel senso che anche altrove accade lo stesso). In un call center alcuni lavoratori lavoravano in nero per 2,50 euro l’ora, stipati in locale che aveva l'apparenza di essere un garage, senza alcun rispetto per le normative sul luogo di lavoro. La cosa più inquietante è che i titolari del call center non avevano commesse banali, bensì un ricco incarico ricevuto da Telecom Italia. Eppure, malgrado i margini fossero ottimi, pensavano ad arricchire se stessi e ai lavoratori riconoscevano una retribuzione di appena 2,50 euro per ogni ora.

Ma la retribuzione è solo uno dei tanti problemi rilevati, e spesso e volentieri basta osservare l’ingresso del luogo di lavoro per comprendere che in molti casi le persone sono costrette a lavorare in condizioni pessime.

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"La lotta allo sfruttamento va rilanciata con maggiore rigore - sostiene la Slc Cgil - perché dobbiamo debellare questi fenomeni di sfruttamento, che non hanno nulla a che fare con un paese civile”.
Le infrazioni che sono state rilevate dall'indagine hanno portato a degli esposti per condizioni di lavoro inique, dipendenti tenuti per mesi in prova o a nero, maltrattamenti e casi di mobbing.

Non solo, c'è anche un altro fenomeno allarmante. Le società stanno facendo sempre più ricorso alle delocalizzazioni, indicendo gare di appalto al massimo ribasso, spesso commettendo anche violazione della nuova legge sugli appalti, e tutto il fenomeno rischia di portare a oltre 8mila licenziamenti.

sabato 15 ottobre 2016

Alitalia vieta i Galaxy Note 7 a bordo. Samsung incassa un'altra mazzata

Chi possiede un Galaxy Note 7, non potrà prendere l'aereo Alitalia. A partire da oggi infatti la compagnia aerea tricolore ha posto il divieto di trasporto a bordo dei dispositivi finiti nell'occhio del ciclone. La società spiega in una nota che ''la decisione di proibire il trasporto di questi dispositivi è stata presa in seguito alla disposizione urgente emanata ieri dal dipartimento dei Trasporti statunitense''.

Dopo gli USA, ecco il divieto di Alitalia


Negli USA, infatti, è scattato un analogo divieto motivato dalla necessità di ''garantire i massimi standard di sicurezza a bordo''. Il phablet della Samsung non potrà quindi essere portato con sé all'interno del velivolo, e neppure nel bagaglio a mano. Nei giorni scorsi era già stato vietato il trasporto nei bagagli da stiva o come spedizione cargo.

Secondo la Federal Aviation Administration statunitense e l'Easa, (agenzia europea per la sicurezza aerea), questo phablet è un pericolo perchè può incendiarsi. Per la Faa è stato abbastanza inusuale indicare una specifica marca e un modello come potenziale rischio alla sicurezza. Di solito, in casi analoghi, veniva sempre indicato in modo generico la prescrizione a non utilizzare una tipologia di prodotto generica. La Faa non è però la prima. Nei giorni scorsi le compagnie aeree australiane Qantas, Jetstar e Virgin Australia avevano già preso misure sul Note 7, invitando i passeggeri a non accenderlo o caricarlo durante il volo.

Negli ultimi giorni, il titolo Samsung è crollato di circa il 15-20%. La vicenda dei Galaxy Note 7 secondo alcune stime costerà al colosso coreano tra i 6 e i 9 miliardi di dollari. Dopo i primi casi di combustione della batteria, il colosso coreano pensava di averci già messo una pezza avviando un programma di sostituzione. Nessuno immaginava che ci sarebbero state esplosioni anche nei phablet già sostituiti.

Economia cinese ancora vivace. Non gli conviene uno Yuan debole

Dopo aver temuto per 24 ore che la crescita dell'economia cinese fosse al capolinea o quasi, i nuovi dati macro resi noti venerdì hanno cambiato lo scenario e tranquillizzato i mercati. Si è allentato il timore sullo stato di salute dell'economia cinese, per via del rialzo dei prezzi alla produzione e quello sull'inflazione. Uno spettro che aveva già aveva spaventato i mercati per tutta la seconda metà del 2015 e l’avvio del 2016.

Gli ultimi dati macro sull'economia


Il report di settembre è stato positivo. L'inflazione ha segnato un aumento annuo dell'1,9%, maggiore dell'1,3% di agosto e dell'1,6% delle previsioni. In parallelo sono aumentati anche i prezzi alla produzione, dello 0,1% contro il calo dello 0,8% di agosto e le attese di una flessione dello 0,3%. Numeri che contrastano con il calo dell'export di giovedì, che aveva generato una fuga dall'azionario dei Paesi asiatici.


Dal punto di vista valutario, poco ha mosso questo nel rapporto tra dollaro e Yuan. Rispetto alla scorsa settimana la valuta cinese si è svalutata nei confronti del biglietto verde, ma soprattutto a causa della sua inclusione tra le valute speciali del paniere del FMI. Il rapporto dollaro/yuan è passato da 6,68 a 6,74 in pochi giorni, e così sostanzialmente è rimasto tra giovedì e venerdì.

Consiglio: Quando si opera nel forex market occorre conoscere bene gli strumenti sui quali si aprono delle posizioni. Anche se pensate di aver trovato un sito o un operatore dove trovare segnali forex gratis affidabili, bisogna sempre capire di cosa "parlano" questi segnali.

Secondo molti questa svalutazione del renminbi (l'altro nome dello Yuan) non durerà molto, perché la Cina non può permetterselo. Anzitutto perché proprio l’entrata dello yuan nei Diritti Speciali di Prelievo, non suggerisce comportamenti di tipo opportunistico orientati alla svalutazione. Inoltre avere uno yuan debole non conviene a una Cina che dovrà sempre più importare tecnologia per accelerare la trasformazione industriale orientandola all’automazione e alla produttività. Sarebbe troppo costoso. Lo dimostrano le ben 26 misure varate nelle ultime settimane per supportare la crescita degli investimenti privati, per rendere più efficienti i servizi finanziari e più efficaci i servizi offerti dalla pubblica amministrazione alle imprese.

venerdì 14 ottobre 2016

Fed, parla la Yellen. Rialzo dei tassi possibile, ma con cautela

Ha difeso la propria politica monetaria, la presidente della FED Janet Yellen, e al tempo stesso non si è sbilanciata riguardo il rialzo dei tassi di interesse, facendo intendere che potrebbe esserci il rialzo, ma non sarà un movimento brusco e ad alto impatto.
Negli ultimi giorni, proprio la prospettiva di un innalzamento del costo del denaro ha spinto verso l'alto il dollaro. Oggi l'euro è tornato sotto la soglia 1,10 dollari, così come il biglietto verde ha raggiunto livelli record contro sterlina e yen.

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Il tira e molla della presidente FED


La numero uno della Federal Reserve ha parlato di una economia ad alta pressione che può essere utile contro i danni generati dalle recessioni, ma al tempo stesso molto costosa. Insomma il mantenimento dei tassi bassi può essere un bene che nasconde qualche male, per cui va "maneggiato" con prudenza.

A molti, perciò, il discorso della presidente FED alla conferenza economica a Boston, sembra indicare che la via sarà quella di un rialzo del costo del denaro, ma attuato con gradualità.

Secondo la Yellen, una politica espansiva può fungere da stimolo alla capacità produttiva perché stimola la domanda e incoraggia gli investimenti aggiuntivi. La domanda stimola la richiesta di lavoro e anche la transizione da un’occupazione all’altra, migliorando l’efficienza del sistema. La domanda quindi sarebbe il fulcro di tutto, e non l’offerta.

Questa fase del discorso, che sembra strizzare l'occhio al mantenimento dei tassi bassi, viene però poco dopo smontato: «Un orientamento monetario accomodante - ha infatti aggiunto la leader FED - a lungo andare può avere costi che superano i benefici aumentando il rischio di instabilità finanziaria o danneggiare la stabilità dei prezzi». Siamo punto e da capo, quindi. Dopo aver indotto a credere nel rinvio della stretta monetaria, la Yellen fa subito dietrofront.
A conti fatti, quindi, tutto fa pensare a una stretta monetaria soft. Magari cominciando da dicembre.

Economia, il Nobel a Holmstrom fu previsto dai Simpson 6 anni fa!

Gli sceneggiatori dei Simpson si sono rivelati ancora una volta dei Nostradamus. In una puntata andata in onda diversi anni fa, avevano infatti predetto che Donald Trump si sarebbe candidato alla presidente degli USA. E stavolta sono andati anche oltre, indovinando addirittura un premio Nobel, quello per l'Economia.

La previsione sul Nobel per l'Economia


Lunedì scorso è stato infatti assegnato il massimo riconoscimento a Bengt Holmström del MIT (ex aequo con Oliver Hart dell’Università di Harvard). Ebbene, in una puntata di addirittura 6 anni fa, il personaggio di Milhouse Van Houten predisse che Holmström avrebbe vinto il premio Nobel per l'economia.

In quella puntata andò in onda una gara tra Milhouse, Lisa Simpson e Martin Prince, nella quale avrebbe vinto chi si avesse dimostrato le migliori doti di chiaroveggenza, indovinando alcuni nomi di futuri Premi Nobel.
Nella casella dell’economia Milhouse fece proprio quello di Holmström, con 6 anni di anticipo il verdetto di quest’anno.

Va anche sottolineato che Holmstrom e Hart non erano favoriti dai pronostici della vigilia. Infatti venivano fatti altri nomi come possibili vincitori, su tutti quello del francese Olivier Blanchard.

Holmström e Hart hanno creato dei nuovi strumenti teorici per la comprensione dei contratti. Inoltre la loro opera - secondo la Real Accademia di Svezia - rende più chiare le potenziali insidie nella progettazione del contratto. I contratti infatti sono talmente tanti e diversi tra loro, che spesso coinvolgono soggetti in conflitti di interesse, per cui hanno bisogno di essere progettati adeguatamente al fine di garantire che le parti prendono decisioni reciprocamente vantaggiose.