venerdì 30 settembre 2016

Deutsche Bank, che caos. I fondi scappano, il titolo crolla

Vive un momento particolarmente delicato, Deutsche Bank. Secondo le indiscrezioni riportate da Bloomberg, alcuni fondi speculativi avrebbero ritirato la liquidità e al tempo stesso diminuito la loro esposizione nei confronti dell'istituto tedesco.
Si tratterebbe di una decina di hedge fund che lavorano con il colosso tedesco. Hanno spostato i loro asset presso altre banche. I fondi sono solo una piccola parte degli oltre 800 clienti del settore hedge fund di Deutsche Bank.

Che tonfo per Deutsche Bank

A seguito di questa scelta, il titolo di Deutsche Bank è crollato del 6,67% a Wall Street, toccando un minimo storico di 11,48 dollari. A pesare sul futuro della prima banca tedesca il risarcimento da 14 miliardi di dollari che gli USA hanno chiesto per via dello scandalo dei "subprime".
Finora la Deutsche Bank ha puntato i piedi, ritenendo la multa non dovuta o comunque spropositata nella cifra. L'istituto tedesco mira ad ottenere uno sconto, un accordo sul prezzo.

Intanto il mercato teme che per fare fronte a una simile spesa, il colosso bancario dovrà ricorrere a un aumento di capitale oppure ad aiuti di Stato, ipotesi comunque che il numero uno dell'istituto, John Cryan, che ha più volte smentito.

E come se non bastasse già questo "caso", sta per scoppiarne anche un altro relativo a Commerzbank, in flessione del 6,8%. Il consiglio di sorveglianza della seconda banca tedesca si esprimerà sul piano di ristrutturazione annunciato giovedì dal ceo Martin Zielke, che prevede 9.600 tagli, la sospensione del dividendo e la riorganizzazione delle sue divisioni che scenderanno da 4 a 2.



mercoledì 28 settembre 2016

Deficit fino al 2,4% e Pil all'1% nel 2017. Ecco il nuovo Def del Governo

Il governo vuole rilanciare gli investimenti privati e pubblici in modo da far salire il Pil di un ulteriore 0,4% rispetto a quello che si otterrebbe con una legislazione invariata. E soprattutto è pronto a giocarsi con la UE una partita complicata sul deficit.
E' questo il succo indicato nella nota di aggiornamento al Def, approvata ieri sera dal Consiglio dei ministri. Il Governo ammette che il PIL crescerà dello 0,8% quest'anno, cioè molto meno di quello previsto ad aprile (1,2%). Il "tendenziale" dell'anno prossimo viene rivisto a 0,6%. Gli stimoli che il Governo vuole adottare, in teoria mirando a portarlo al +1%.

La doppia spada di Damocle sul deficit

La nuova legge di bilancio dovrebbe valere fra i 22 e i 25 miliardi. Il governo ,mira ad avere uno spazio in più agendo sul rapporto deficit-Pil, che il Def fissa al 2,4%. Uno 0,4% in più è dovuto alle circostanze eccezionali per sisma e migranti. Questa mossa darebbe al governo 9-10 miliardi aggiuntivi a disposizione. Sempre che il Parlamento, a maggioranza assoluta come impone la riforma della legge di bilancio, dia l’autorizzazione a chiedere all’Europa di poter utilizzare questi spazi aggiuntivi. E sempre che la Ue conceda il via libera. Cose tutt'altro che scontate.

Il commento di Renzi

Intanto Renzi commenta così il Def: «Siamo stati super prudenti. Verificheremo se questi numeri, come credo e spero, saranno corretti al rialzo. Per il 2017 chiederemo un indebitamento ulteriore di 0,4 punti percentuali per il sisma e per la gestione dell'immigrazione. Non c'è flessibilità in questa Nota di aggiornamento al DEF perché con una decisione che non ci convince si è deciso che vale una sola volta e noi l'abbiamo utilizzata lo scorso anno. Per me è un errore, c'è uno 0,4% massimo di circostanze eccezionali che è altra cosa rispetto alla flessibilità e riguarda elementi che nessuno può contestare che sono sisma e immigrazione».

martedì 27 settembre 2016

Lavoro, Renzi rilancia: «100mila posti grazie al Ponte sullo Stretto»

Torna d'attualità la vicenda controversa del ponte sullo stretto. Il presidente del Consiglio Renzi,che oggi ha fatto una trasferta lampo a Milano per una visita all'Ospedale San Raffaele, ha parlato della riapertura del Ponte sullo stretto di Messina.

Renzi: grandi opera per creare lavoro

Secondo il premier quest'opera potrebbe creare «centomila posti di lavoro». Non solo, va considerata come parte del completamento della “Napoli-Palermo”. Renzi ha anche preso un impegno: se verranno sbloccate le carte velocemente, il governo è pronto a riprendere un discorso fermo da 10 anni.

Renzi ha ribadito la necessità di sbloccare i cantieri e dotare l’Italia della banda larga. «La rete di domani non sarà una diga in Italia né l'autostrada del Sole, ma la banda larga, la gigabyte society, la velocità», ha detto il Premier.

Poi Renzi ha parlato di riforme: «Sono una cosa banale, semplice. Sono le stesse fatte dalla Germania 15 anni fa. Se le avessimo fatte prima ora staremmo meglio. Però non serve piangere sul latte versato». Adesso servono soprattutto gli investimenti «che servono alla crescita. L'Europa deve ripartire dagli investimenti. Se un Paese, uno a caso, ha un surplus commerciale di 89 miliardi, quel Paese non sta facendo solo male a sé stesso, ma all'Europa».

lunedì 26 settembre 2016

Borsa, vola Monte Paschi. Oggi CdA con il nuovo amministratore delegato

Le Borse europee calano, ma Mps fa la mosca bianca e vola. Nel giorno del discorso del presidente della Bce Mario Draghi all'Europarlamento, quella italiana è la Piazza di borsa peggiore dell'Europa. Il Ftse Mib perde infatti il 2% a 16.106 punti. In generale, nel Vecchio Continente sono i titoli finanziari a subire le maggiori vendite (3%).

MPS fa la voce grossa in Borsa

Tuttavia, c'è un titolo che si distingue dal coro. E' Monte Paschi Siena, che guadagna il 7% risalendo a 0,20 euro, dopo i minimi fatti registrare la settimana scorsa. Questo per la gioia di chi ha ricevuto un segnale di trading gratis che suggeriva l'acquisto.

Le azioni della banca senese risalgono nel giorno del consiglio di amministrazione con il nuovo ad Marco Morelli, che sostituisce il dimissionario Viola.
Mps ha fatto un balzo così grosso, che ha portato ad una sospensione in asta di volatilità per poi rientrare sempre crescita. Oggi dalla riunione del board dovrebbero giungere delle novità riguardo l'aumento di capitale e il piano industriale.

Secondo rumors venuti fuori nei giorni scorsi, quattro fondi del Qatar o comunque del Golfo persico potrebbero intervenire nell'aumento sottoscrivendo 250 milioni di euro ciascuno. Rimane comunque ancora in piedi l'ipotesi di rafforzare il patrimonio sfruttando (parzialmente) la conversione in azioni di bond subordinati Mps nelle mani di investitori istituzionali. L'intervento di investitori di grosso calibro, potrebbe facilitare l'aumento di capitale da 5 miliardi. Va comunque sottolineato che l'interesse dei fondi mediorientali resta comunque preliminare.

Affari, nel prossimo decennio ci sarà il decollo dell'Africa

L'Africa è il continente economico del futuro. Lo sostiene la McKinsey, il colosso internazionale di consulenza manageriale. Nella seconda edizione del report “Lions on the move”, si dice sicura che le previsioni sulle opportunità di crescita nel continente africano sono molte, a partire dai consumi.

Nel continente nero quanti affari

Tra quelli delle famiglie e acquisti delle imprese, ogni anno potrebbe giungere a spendere circa 5.600 miliardi di dollari. Anche per questo la Commissione europea ha varato un piano di investimenti da 3,3 miliardi in cinque anni (e l’Italia potrebbe dedicargli spazio nella manovra per il 2017).

Secondo McKinsey l’Africa entro un decennio raddoppierà la sua produzione manifatturiera. Passerà da 500 a 930 miliardi di dollari all’anno. La sua forza lavoro diventerà pari a quella che oggi ha la Cina. Secondo McKinsey, la metà degli acquisti arriverà dall’Africa Orientale: Egitto e Nigeria. Quest’ultima varrà il 15% di tutto lo shopping nei 54 Paesi del continente.

Ancora più in crescita saranno le spese della classe media africana, che in virtù della crescita delle principali industrie del paese, spendono 2.600 miliardi di dollari che aumenterà fino a 3.500 miliardi all’anno. Le industrie destinate a crescere di più saranno l’automotive, la chimica, l’alimentare, ma anche cemento per l’edilizia e abbigliamento.

domenica 25 settembre 2016

Redditi, gli errori nel 730 possono ancora essere rettificati

Settembre, tempo di dichiarazioni dei redditi. Chi si è accorto di aver commesso qualche errore nel 730 può stare sereno. C'è tempo e modo per rimediare. Dipende però dall’effetto che l'errore produce, perché la cosa cambia a seconda che lo sbaglio si a favore o a scapito del contribuente.

Come rimediare agli errori sulle dichiarazioni dei redditi

Se la svista ha procurato un vantaggio al contribuente, per via di sconti non dovuti o redditi dimenticati, allora si può rimediare attraverso il modello Unico. Purché ci si dia da fare entro venerdì 30 settembre, data ultima per la presentazione del modello in via telematica.

Se invece occorre modificare uno o più valori che riducono l’imposta dovuta o aumentano il credito, allora è possibile inviare un 730 integrativo, e in questo caso si ha tempo fino a martedì 25 ottobre. Non si potrà però fare da soli, però. Occorre invece passare da Caf e professionisti abilitati. Comunque, anche se si dovessero "bucare" queste due scadenze, potrà ricorrere al modello Unico integrativo entro il prossimo 30 settembre 2017.

Vi diamo una mano, dicendovi quali sono gli errori più comuni secondo l'analisi fatta dai Caf. Lo sbaglio più frequente riguarda il rigo E1, quello delle spese sanitarie. Spesso legato alla correzione della percentuale di carico dei figli, perché attribuire al 100% il figlio a un genitore anziché all’altro, incide anche sulla detrazione per le spese mediche legate al bambino. L'intervento sui familiari a carico è la seconda motivazione più frequente di correzione del 730. Tra le altre ipotesi di correzione più comuni ci sono i lavori in casa. Parliamo di bonus ristrutturazioni e risparmio energetico. altri errori che si commettono riguardano interessi sul mutuo, previdenza complementare, contributi per colf e badanti.

sabato 24 settembre 2016

Istat: crescita Pil allo 0,7%. Renzi: «Strada in salita, ma ce la faremo»

Un altro duro colpo all'Italia arriva dall'Istat. Ieri l'istituto di statistica ha pubblicato i conti economici nazionali, rivedendo al ribasso la stima preliminare sul PIL, che era dello 0,8% ed è stata portata allo 0,7%. E' stato rivisto al rialzo invece il Pil 2014 a +0,1% (da -0,3%). Scende il debito pubblico 2015, che passa da 132,7% a 132,2%. Il debito netto delle Amministrazioni pubbliche sul Pil invece è stato pari nel 2015 a -2,6% (-3,0% nel 2014), ed è rimasto invariato rispetto alla stima di marzo.

Il commento di Renzi ai dati Istat

Il commento del premier Renzi dopo questi dati è stato prudente. «Ci sono dei segnali di ripresa. Però sono ancora pochi rispetto a quelli che vorremmo. Il debito cala di 0,5% sul Pil (da 132,7 a 132,2%). E' un dato che piace, anche se è chiaro che non si può pensare di cancellare il debito in un colpo solo. La strada è molto lunga ma ce la possiamo fare. Possiamo ingranare la marcia giusta e rimetterci in moto, ma soltanto se tutti andiamo nella stessa direzione».

Riguardo alla pressione fiscale, l’Istat sottolinea che nel 2015, in rapporto al Pil, si è attestata al 43,4%. Un valore che la lascia invariata rispetto al dato del 2014. Dato tutto sommato positivo, visto che nelle stime di aprile scorso la previsione era a 43,5%. Infine, per quanto riguarda il reddito lordo disponibile delle famiglie consumatrici, c'è stata una crescita dello 0,9% sia in valore nominale, sia in termini di potere d’acquisto. Contemporaneamente, la spesa per consumi finali è cresciuta dell’1,5%, determinando un calo di 0,6 punti percentuali della propensione al risparmio.

venerdì 23 settembre 2016

Unicredit, rialzo grazie agli analisti di Goldman Sachs

L'effetto Federal Reserve è durato decisamente poco a Piazza Affari. Giusto un paio di giorni. Oggi invece le borse europee sono tornate al ribasso, sulla scorta anche del risultato di Wall Street. Ad essere penalizzate sono state soprattutto le banche, ma anche utility e media hanno subito dei duri colpi. Alla fine Piazza Affari è stata la peggiore in Europa con Madrid (-1,1%).

Banche giù, si salva Unicredit

Come abbiamo detto, ad essere colpiti sono stati soprattutto i bancari (-1,7% il settore). A registrare la difficoltà maggiore sono stati Ubi Banca (-3,4%) Intesa Sanpaolo (-3,2%), e Moncler (-2,2%). In controtendenza invece Unicredit (+1,3%), premiato da Goldman Sachs per il programma di dismissioni, contenimento dei costi e aumento di capitale.

Lo terremo ancora d'occhio nei prossimi giorni sulla piattaforma IG markets (potete approfondire qui le caratteristiche di IG Marktes, opinioni e recensione).

Secondo gli analisti di Goldman Sachs, il titolo Unicredit merita l'inserimento nella "conviction list". Secondo gli esperti, infatti, anche mettendo in preventivo un aumento di capitale da 9,2 miliardi, i multipli dell'istituto rimarrebbero attraenti. Inoltre la bassa efficienza di Unicredit lascia ampio spazio di miglioramento. Con le responsabilità del nuovo Ceo focalizzate su costi, strategia e rischi, mentre la crescita del business è delegata al direttore generale, questi problemi saranno probabilmente affrontati in modo più convincente.

Ieri il cda del gruppo italiano si è riunito a Monaco, dove ha fatto il punto sul piano di cessioni varato dall'ad Jean Pierre Mustier. Unicredit potrebbe vendere circa 20 miliardi di non performing loans, mentre restano aperti anche i dossier Fineco (piace a Banca Generali?) e della polacca Bank Pekao, nel mirino della connazionale Pzu. Il nome più caldo in ottica di possibile cessione resta però Pioneer. Secondo le indiscrezioni sono cinque i soggetti ammessi alla data room.

giovedì 22 settembre 2016

Banche, la stoccata di Draghi (BCE): «Ce ne sono troppe»

Troppe banche in Europa, serve un consolidamento del settore. E' questo il succo dell'intervento del governatore della BCE Mario Draghi. In un discorso all'European Systemic Risk Board (il comitato europeo per la vigilanza sulla stabilità finanziaria), Draghi ha sostenuto che soltanto riducendo il numero degli istituti si potrà arrivare ad una maggiore efficienza del settore creditizio.

Draghi scuote le banche

Alla base di queste considerazioni, il presidente dell'Eurotower ha citato i profitti delle banche, che sono diminuiti notevolmente non solo per la crisi economica e i bassi tassi di interesse, ma anche dal sovraffollamento di banche. Riguardo proprio i tassi, Draghi ha ricordato che sono in calo da oltre due decenni per diversi fattori. Anche la politica monetaria accomodante può avere contribuito a questo trend, però si tratta di un effetto che avrebbe potuto essere compensato, nei bilanci delle banche, dai guadagni di capitale sul loro portafoglio di titoli a reddito fisso e dall’aumento dei prestiti e dal calo delle possibili perdite su crediti.

Riguardo al credito, Draghi ha sottolineato che le banche non dovrebbero essere le uniche a concederlo, poiché è dimostrato dai fatti che quei sistemi economici che si basano solo sul credito bancario escono con più fatica da una crisi. Ciò perché il credito bancario ha una natura pro-ciclica: cresce in periodi di espansione ma si contrae in periodi di stagnazione. Per questo motivo è cruciale che l'economia reale non attinga capitali solo dalle banche, ma anche da altri canali come il mercato dei capitali.

A proposito di banche, questa giornata di borsa a Piazza Affari è stata decisamente positiva, per la gioia dei trader online che hanno puntato sui titoli del settore (qui trovate informazioni e opinioni sul broker Lcg). Sono infatti andate su le azioni delle banche, tranne Ubi Banca (-0,82%). Banca Mps ha ridotto i guadagni allo 0,1%, con il mercato che rimane guardingo nei confronti della banca senese, che aspetta ancora di conoscere il futuro del proprio piano di rilancio. Ha frenato anche Unicredit, guadagnando sul finale solamente lo 0,47%.

Investimenti: l'estero diventa sempre più "made in China"

Ai cinesi piace sempre di più il mercato occidentale. Lo dimostrano i loro investimenti, che li confermano come grande esportatori di capitali. Una tendenza generalizzata, ma che riguarda in modo specifico proprio l'Italia, dove si concentrano sempre di più gli investimenti del paese orientale.
Lo shopping "made in China" sembra davvero non conoscere soste ne' limiti, basta citare grandi aziende come la Pirelli o le partecipazioni acquisite in società strategiche (Cdp Reti e indirettamente Snam e Terna).

I dati cinesi sugli investimenti

Intanto, proprio da Pechino arriva la conferma - attraverso i dati - di questo trend. Lo scorso anno la Cina ha realizzato investimenti diretti all'estero per 145 miliardi di dollari. Una cifra record che supera per la prima volta il valore degli investimenti esteri in Cina (135,6 miliardi di dollari). In pratica è diventato ufficiale il passaggio della Cina da paese importatore di capitali a paese esportatore netto.

Ma c'è un motivo di apprensione del governo dietro questa tendenza. C'è infatti il rischio di erodere la costituzione delle riserve di valuta estera. Gli investimenti diretti all'estero cinesi sono triplicati tra il 2010 e il 2015 (solo in quest'ultimo anno c'è stato un incremento del 18%). Ed è una tendenza che dovrebbe ancora andare in aumento. Si stima infatti un'ulteriore crescita di 1.000 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.

mercoledì 21 settembre 2016

Lavoro, la crescita di Germania e Spagna fa impallidire l'Italia

Il mercato del lavoro in Italia si muove, ma poco. Almeno se lo confrontiamo con quello che accade altrove. Sebbene la crescita dell'occupazione da noi abbia avuto una lieve accelerata nell'ultimo anno, e gli effetti benefici del Jobs Act potrebbero avvertirsi anche nel prossimo futuro, non siamo in linea con le locomotive d'Europa.

I dati BCE sul mercato del Lavoro

Secondo uno studio diffuso dalla Banca centrale europea, noi e la Francia (specialmente questi ultimi) siamo molto indietro come occupazione. In Germania e Spagna invece, la riforma del mercato del lavoro ha fatto felici molte più persone.

Secondo la Bce rilevano, dopo che l'occupazione ha toccato il fondo nel 2013, si è avuta una spinta che comunque è positiva, tenuto conto che la crescita nell'EuroZona è lenta. Si vanno ristabilendo lentamente i valori di occupazione che c'erano prima dello scoppio della crisi del 2008. Il punto è che negli USA quella quota è già stata raggiunta tempo prima. Siamo sempre in ritardi rispetto agli altri.

Dalla metà del 2013 sono stati creati 3,8 milioni di posti di lavoro nella UE. Merito soprattutto dei risultati di Germania (che anche durante la crisi si era distinti per i risultati migliori), e Spagna. Fa però strabuzzare gli occhi sapere che due terzi dei posti di lavoro creati nell'area euro dalla metà del 2013 sono stati in questi due Paesi.

Tutto merito delle riforme. La Germania le ha adottate nel decennio scorso, la Spagna durante il periodo della recessione. Il contributo congiunto di Francia e Italia alla crescita dell'occupazione nell'EuroZona è stata solo del 13%. Va anche evidenziato un dato. In Germania e Spagna le riforme del mercato del lavoro sono destinate ad avere degli effetti permanenti. In Italia invece non potrà essere così, dal momento che la crescita dell'occupazione è frutto essenzialmente di incentivi fiscali contenuti nel Jobs Act.

Bank of Japan: tassi invariati, varate misure espansive "alternative"

Avevano tutti un po' ragione e un po' torto. Alla fine il Giappone ha deciso di non abbassare ulteriormente il tasso di interesse, ma comunque ha voluto dare un nuovo stimolo alla crescita, cambiando però strategia. Sul Forex market lo Yen ha cominciato a perdere valore nei confronti delle altre major (guarda qui per vedere se con il forex si guadagna).

Le misure della Bank of Japan

La Bank of Japan ha lasciato il costo del denaro al -0,1%, il valore che aveva introdotto a fine gennaio. La BoJ ha mantenuto invariato anche il piano di espansione monetaria (80mila miliardi di yen annui). La politica espansiva continua quindi a viaggiare sugli stessi binari di prima, nella speranza che basti per centrare l'obiettivo di un'inflazione al 2%. Obiettivo comunque da posticipare rispetto all'originaria scadenza della fine 2017.

Il governatore della BoJ Haruhiko Kuroda ha voluto spingere le istituzioni finanziarie a dare più prestiti alla clientela e così stimolare i consumi. Tuttavia, una novità c'è. La BoJ ha ha modificato il sistema di acquisto degli asset. Verranno comprati titoli di Stato a lungo termine per mantenere i rendimenti del decennale attorno all'attuale livello dello zero per cento. Ci sarà a tal fine un controllo della curva dei rendimenti. Questo vuol dire che l'espansione della base monetaria potrà essere più libera di fluttuare nel breve periodo, senza dover essere necessariamente legata alla cifra di 80mila miliardi di yen annui.

Subito dopo la comunicazione di questo piano, la Borsa di Tokyo ha guadagnato quasi il 2% e i titoli finanziari sono volati. Per loro sarebbe stata dura mandare giù un ulteriore ribasso del tasso di riferimento. Così invece possono tirare un sospiro di sollievo. Non ci saranno ulteriori problemi di redditività a banche e affini.

La scelta, inoltre, sembra anche essere un modo di tenere la mano proprio alle istituzioni finanziarie. Insomma: la BoJ ha fatto un passo verso di loro, ma adesso si aspetta che facciano altrettanto, concedendo più prestiti per stimolare i consumi. Una sensazione che pone la BoJ in netto contrasto con la BCE, che invece pur di raggiungere l'obiettivo "inflazione 2%", non sembra aver alcuna remora nel sacrificare i profitti delle banche.

martedì 20 settembre 2016

Deutsche Bank sempre più in crisi. Potrebbe servire un altro aumento di capitale

Continua il momento molto complicato per Deutsche Bank. Il titolo del colosso tedesco, che venerdì scorso ha avuto un crollo dell'8,5%, anche nella prima seduta settimanale ha avuto un calo, anche se più contenuto (2,4%).
Il dato in sé però assume ancora più valore se si pensa che è andato in controtendenza rispetto al Dax e all'indice delle azioni bancarie europee, entrambi in deciso rialzo. Insomma, Deutsche Bank è stata la "pecora nera" del settore. Complessivamente la perdita di Deutsche Bank dall'inizio dell’anno è giunta al 48%, ovvero il doppio dell'indice dei bancari in Europa.

Il declino di Deutsche Bank

Il peso maggiore sul crollo degli ultimi giorni, lo ha senza dubbio avuto la querelle con gli USA. La più grande banca tedesca ha infatti ricevuto una richiesta di 14 miliardi di euro dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
Il motivo sono le scorrettezze nel collocamento di titoli cartolarizzati basati su mutui ipotecari. Una violazione che ha già visto penalizzate altre diverse grandi banche americane.

Per il momento Deutsche Bank ha dichiarato pubblicamente l'intenzione di non pagare questa somma, ma è chiaro che il mercato non dà retta alle sue giustificazioni. Il colosso tedesco spera di arrivare a un negoziato che porti il pagamento finale a un livello molto più basso.

C'è da dire che Deutsche Bank è anche "abituato" alle controversie legali. Per la liquidazione delle cause ancora in corso ha addirittura accantonato in bilancio 5,5 miliardi di euro. Una cifra che secondo molti analisti potrebbe non bastare, soprattutto considerando che la banca è coinvolta in almeno altri tre scandali finanziari pesanti (una in Russia).

Dall'inizio della crisi finanziaria, Deutsche Bank ha già realizzato aumenti per 31 miliardi di euro. Adesso potrebbe essere costretta a ricorrere un'altra volta agli investitori per immettere altro capitale. c'è addirittura chi, come il quotidiano «Handelsblatt», parla della possibile necessità per l'istituto di ricorrere agli aiuti di Stato. va anche ricordato che lo stress test condotto dalla European Banking Authority (Eba) e dalla vigilanza della Banca centrale europea, ha messo in evidenza che Deutsche Bank è una delle grandi banche europee con un livello di patrimonializzazione poco soddisfacente.

lunedì 19 settembre 2016

Export, a luglio quello agroalimentare italiano è in calo

L'export del food and beverage italiano non vivrà un'annata da ricordare. Secondo quanto segnala l'Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, le spedizioni all'estero dei prodotti agroalimentari registrano a luglio una frenata. Per l'esattezza scivolano di 2,8 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2015 (in valore). Non ci sono quindi le stesse performance positive nei mesi di maggio e giugno.

I dettagli del calo dell'export

Il calo più evidente è stato registrato per le esportazioni dei prodotti dell'agricoltura (-5,5%). Quelli dell'industria alimentare invece sono in flessione più lieve, solo -2,4%. A tal proposito, però, va sottolineato che si tratta comunque della discesa più significativa degli ultimi due anni.

A incidere su questo calo sono stati soprattutto due fattori. Anzitutto il diffuso rallentamento del commercio internazionale a luglio. In secondo luogo il lieve apprezzamento dell'Euro sul Dollaro USA.

Nel complesso, nei primi sette mesi dell'anno 2016 la performance dell'export agroalimentare è comunque in crescita (2%) rispetto ai primi sette mesi del 2015. Questo è dovuto al buon andamento delle vendite del settore dell'industria alimentare, che sono cresciute più di quelle dei prodotti agricoli (rispettivamente, +2,35 e +0,8%).

Malgrado tutto questo, però, nel complesso l'export nazionale comunque evidenzia il posizionamento della componente agroalimentare, per il suo trend positivo e dinamico sui mercati esteri. Nel tempo la dipendenza dall'estero dell'Italia per i prodotti agroalimentari si è notevolmente ridotta. Il bilancio del valore degli scambi è passato infatti dal -8,2% dei primi sette mesi del 2015 al -6,4% di quest'anno. Si è abbassata l'incidenza delle importazioni sul totale degli scambi, per via della flessione degli acquisti dall'estero di prodotti lavorati. La dipendenza dall'estero di prodotti agricoli invece rimane molto alta.

domenica 18 settembre 2016

Commercialisti, più soldi in arrivo con le pensioni

Non guadagnano poco durante la loro attività professionale, e guadagneranno ancora di più quando decideranno di smettere. I commercialisti otterranno un assegno pensionistico più elevato. I ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia hanno infatti dato l'ok alla delibera della Cassa previdenziale di categoria (Cnpadc).

Quest'ultima riconosce sui contributi calcolati al 31 dicembre 2014 un “extra-rendimento” della gestione patrimoniale del 2,81%, oltre a quello del 1,5% già previsto da Regolamento, per un tasso di capitalizzazione complessivo per l’anno 2015 del 4,31%». Tradotto in soldoni, secondo la Cassa dei commercialisti la somma di 76,7 milioni di accantonamenti negli ultimi esercizi, saranno riversati sui montanti per rafforzare le future pensioni. Questo a partire dalle pensioni erogate dal 2016, i cui importi verranno ricalcolati.

Esulta il presidente della Cassa dei commercialisti

Le pensioni più corpose fanno cantare vittoria al presidente della Cnpadc, Renzo Guffanti. Secondo lui infatti tutto questo «testimonia e premia gli sforzi compiuti in questi anni di sana e prudente gestione della Cassa». Insomma, si prende i giusti meriti per aver fatto questo bel regalo ai suoi iscritti più anziani. «Siamo andati lungo la strada della maggiore adeguatezza dei trattamenti, penalizzata non poco dalla continua flessione del Pil, senza mai perdere di vista la sostenibilità del sistema complessivo».

Il percorso, peraltro, è ancora in divenire. Come sottolinea Guffanti, «i fondi accantonati e ora redistribuiti si riferiscono al periodo 2011-2014. Però abbiamo altri 50 milioni accantonati nel 2015 e circa una sessantina nel 2016. Questo significa che già nel 2017 si può ipotizzare di dare alle future pensioni dei dottori commercialisti altri 110-115 milioni».

Il presidente sottolinea anche come si è giunti a certi risultati. «La nostra gestione privilegia di gran lunga gli investimenti mobiliari. Il mattone attualmente pesa solo per l’11% ma era sceso addirittura al 7 per cento. Ora ci stiamo riaffacciando al settore puntando soprattutto sul terziario e sul ricettivo. L’idea è quella di ristrutturare a uso ricettivo anche gli spazi occupati dalla nostra vecchia sede di Roma».

sabato 17 settembre 2016

Lavoro, altra tragedia. Operaio muove all'Ilva travolto da un nastro trasportatore

Si è consumata di primo mattino l'ennesima tragedia sul lavoro. All'Ilva di Taranto, un operaio è rimasto schiacciato da un nastro trasportatore dell'altoforno 4 che stava ripristinando. Si chiamava Taranto Giacomo Campo, era un 25enne di Roccaforzata (Taranto).

Secondo quanto riferisce la stessa Ilva in una nota, quel nastro «risultava danneggiato ed era stato fermato nella notte per consentire l'intervento di riparazione. Era così stato messo in sicurezza e privato di alimentazione elettrica. Tuttavia, durante la rimozione del materiale ferroso che si era depositato sul rullo di invio, effettuate dall'operatore con un tubo aspirante, il nastro si è attivato e ha finito per trascinare con sé l'operaio».

Sindacati: sciopero dopo la tragedia sul lavoro

A seguito dell'episodio, i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto hanno proclamato uno sciopero dei lavoratori dell'Ilva. Comincerà alle 12 di oggi (per il secondo e terzo turno di otto ore) fino alle 7 di domani. I sindacati hanno già incontrato l'Ilva per avere una prima informativa, e oggi stesso saranno in Prefettura a Taranto dal vice ministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova. Secondo una prima indiscrezione da fonti sindacali, pare che su quel nastro non era stato imbragato il cosiddetto «tamburo», che così si è mosso per inerzia travolgendo il giovane operaio.

Uilm: "Allo sbaraglio giovani inesperti"

Il segretario generale Uilm, Rocco Palombella, ha dichiarato: «Il commissariamento dell'azienda sta creando solo incertezza. Anni fa c'erano imprese specializzate che sapevano cosa fosse la pulizia industriale e come intervenire. Ora invece si manda allo sbaraglio giovani lavoratori inesperti, solo perché così si tagliano i costi».

Ieri era stata chiesto di affrontare il tema sicurezza

Per uno scherzo del destino, appena ieri il segretario Fiom Cgil, Rosario Rappa, aveva chiesto un confronto ai commissari Gnudi, Laghi e Carrubba, mettendo al centro dei problemi da affrontare quello della manutenzione ordinaria e straordinaria, che potevano mettere a rischio la sicurezza dei lavoratori.

venerdì 16 settembre 2016

Confesercenti: troppe manovre restrittive, l'austerity è costata 130 miliardi

Le manovre economiche che sono state portate avanti negli ultimi anni, sono costate carissime all'Italia. Secondo Confesercenti, l'austerity è costata bene 130 miliardi di euro in dieci anni. L'analisi è stata condotta dalla Ref Richerche, sommando i dati di ogni singola manovra economica varata per contrastare la crisi globale. Manovre che sono a loro volta state dettate dai vincoli di bilancio imposti dalla UE.

I dati resi noti da Confesercenti

Secondo quanto evidenziato dalla ricerca, soltanto in tre casi su dieci i Governi hanno dato vita a politiche di tipo espansivo, mentre tutte le altre hanno finito per fare da freno all'espansione. Soltanto dal 2013 a oggi c'è stata un'inversione di tendenza nella politica di bilancio, passando a una politica di tipo neutrale.
Secondo l'analisi in questione, la politica economica restrittiva ha portato ad un peggioramento dell'economia reale. La stretta fiscale ha infatti pesantemente influenzato la crescita, stimabile in circa 6 punti di PIL. Non solo. Malgrado i 130 miliardi di euro di correzione, il deficit pubblico del 2016 è lo stesso del 2008, e nel complesso il debito pubblico è aumentato di oltre 30 punti di PIL.
Allo stesso modo di Confindustria, anche Confesercenti prevede inoltre che ci sarà un ulteriore peggioramento del PIL, che rimarrebbe fermo allo 0,7% nel 2017 e allo 0,9% nel 2018. Non ci dovrebbe quindi essere l'accelerazione.

Altri dati su Pil e consumi

Secondo questo studio, inoltre, l'aumento delle aliquote IVA agevolate (da 1 a 3 punti) previsto dalle clausole di salvaguardia, avrebbe un impatto di rilievo sui consumi ma anche sul Pil stesso. Un effetto che è stato stimato pari al -0,3%, dovuto al fatto che questa misura andrà a incidere sui consumi delle famiglie. Questi ultimi inoltre sono fermi. La spesa media delle famiglie si è ridotta di 160 euro mensili dal 2007 ad oggi.

giovedì 15 settembre 2016

Stipendi RAI, fissato il tetto massimo (anche per i dirigenti)

Chi lavorerà nella RAI non potrà avere uno stipendio oltre i 240mila euro, anche se sono dirigenti e amministratori della tv pubblica. La legge sull'editoria, che si occupa di istituire il fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, ha così stabilito un limite ai compensi per chi vuole accedere al Fondo. Tradotto: chi vuole avere contributi pubblici non dovrà strapagare i suoi dipendenti, ma avere una gestione più virtuosa del danaro. Si tratta della novità di maggiore rilievo introdotta al testo della legge sull’editoria, che sarà approvata oggi dal Senato.

Sforbiciata agli stipendi RAI

La nuova norma delega il Governo a rivedere il sostegno pubblico al settore, i profili pensionistici dei giornalisti e la composizione e le competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Una mezza rivoluzione di un settore che vive una crisi profonda da anni a questa parte. La riforma dell’editoria prevede il riordino del finanziamento pubblico con l'istituzione di un «Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione» che sarà ripartito con un decreto del Presidente del consiglio.

Il testo che è stato elaborato adesso tornerà alla Camera, avendo ricevuto diverse modifiche. Il limite dei 240mila euro riguarda però solo chi vuole accedere ai finanziamenti diretti o indiretti per l’editoria. Sono invece esclusi da tale disposizione, gli ammortizzatori sociali di cui godono le imprese per la cassa integrazione o per i prepensionamenti. Questi sono stati previsti in un altro capitolo della legge.

Più o meno nelle stesse ore in cui veniva discusso il testo della legge, il Consiglio di amministrazione della Rai approvava un percorso di l’autoregolamentazione per limitare le retribuzioni. Cosa anche inutile, perché la legge che prevedeva inizialmente un ambito solo al settore privato, come detto è stata anche estesa alla RAI, con un emendamento votato al Senato. Inoltre il tetto degli stipendi Rai non potrà essere superato nemmeno in caso di emissione di bond da parte dell'azienda.
Sulla base dei nuovi limiti alle imprese editoriali, sopra la soglia massima si trovano 41 manager e giornalisti. Dovranno subire una sforbiciata.

Mps, il nuovo ceo è Marco Morelli. Ma si dimette il presidente

La vicenda Montepaschi regala un altro colpo di scena. Ieri era annunciato il cda che avrebbe dovuto dare investitura ufficiale a Marco Morelli, cui spetterà il compito di traghettare l'istituto senese verso acque più tranquille, dopo che Fabrizio Viola ha detto addio settimana scorsa. Ma a sorpresa, nello stesso Cda svolto a Milano sono arrivate anche le dimissioni del presidente Massimo Tononi.

Via il presidente di Mps

Tononi era presidente dal 15 settembre 2015, e il suo addio è strettamente legato a quello di Viola. Del resto fu lui a dare massimo sostegno all'ex amministratore delegato, e proprio per questo ha deciso di lasciare come ha fatto lui. Da giorni c'erano forti pressioni da parte del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spinto dalle banche d’affari del consorzio di pre-garanzia dell’aumento di capitale da 5 miliari di euro. A capo di queste ultime ci sono Jp Morgan e Mediobanca, da dove sarebbe partito l'input di un necessario cambio al vertice.

Il presidente Tononi rimarrà al comando fino alla prossima assemblea (novembre?), ma sulle sorti della sua carica rimangono dei dubbi. Verrà nominato un presidente ad interim fino al termine dell’aumento di capitale e alla conclusione dell’operazione di salvataggio, oppure verrà scelto un nuovo presidente effettivo?

Morelli scelto all'unanimità

Intanto, la nuova certezza si chiama Marco Morelli. Scelto dal cda di Mps all’unanimità. Morelli entrerà in carica a partire dal prossimo 20 settembre, e sarà ancora direttore generale di Montepaschi. «Il Consiglio di Amministrazione, su proposta del Comitato Nomine - si legge in una nota di Mps -, è giunto all’unanimità alla conclusione che Marco Morelli, in virtù della sua rilevante esperienza internazionale unita alla profonda conoscenza del settore bancario italiano, sia il profilo più idoneo a ricoprire il ruolo di Amministratore Delegato e Direttore Generale».

E' stata resa nota, inoltre, la cifra che percepirà l'ex ad Fabrizio Viola come liquidazione: 3,089 milioni di euro. Viola ha assicurato la sua disponibilità a fornire fino al 15 ottobre 2016 il proprio contributo in un’ottica di adeguata «business continuity» e passaggio di consegne.

mercoledì 14 settembre 2016

Yen debole, la BoJ studia l'ipotesi del taglio dei tassi

Sui mercati valutari è tornata incerta la posizione dello Yen, che oggi è caduto notevolmente rispetto a tutte le altre major. In questo momento il clima attorno alla valuta giapponese è surriscaldato.Era arrivato a perdere parecchio nei confronti del dollaro (in mattinata il cambio si è spinto oltre quota 103), mentre qualcosa in meno è stata spuntata verso euro e sterlina. Resta comunque una posizione molto delicata, quella della valuta giapponese.

Le incertezze riguardo lo Yen

Quella dello Yen è una situazione che sarebbe da manuale, cioè da studiare per imparare le dinamiche dei mercati valutari. Un approfondimento che dovrebbe interessare chiunque si domanda se si può guadagnare col forex. Tuttavia, è anche una situazione che piace poco a molti investitori. Sì perché lo scenario è incerto, e quindi rischioso.

La Bank of Japan sta valutando con attenzione quali possono essere le migliori misure di stimolo monetario che potrebbero riportare sia economia che l'inflazione su un sentiero di crescita. L'ipotesi che si fa strada, almeno secondo Reuters, è che i membri del direttorio BoJ stanno valutando un intervento sui tassi d’interesse. Il costo del denaro, cioè, potrebbe essere ridotto ancora, scendendo dall'attuale livello del -0,10%. Questo comporterebbe anche che l’istituto centrale non andrebbe a modificare il piano di riacquisto titoli (attualmente a 80 trilioni di yen).

Va detto che un ulteriore calo dei tassi sarebbe davvero clamoroso come scenario, visto che già fece scalpore quando a gennaio scorso vennero portati al -0,10% con una mossa senza precedenti. Ad ogni modo, ci vorrà ancora poco prima di sapere tutto, visto che la BoJ avrà il suo meeting la prossima settimana. Da alcune voci pare che il governatore Haruhiko Kuroda avrebbe comunque l’appoggio della maggioranza dei membri del board della BoJ che si occupa di politiche monetarie

Rimborso Canone RAI. Da domani si può chiedere online

Dal 15 settembre sarà possibile presentare domanda di rimborso per Canone RAI non dovuto. Possono presentare domanda tutti coloro che hanno inviato la dichiarazione di non possesso del televisore entro il 16 maggio, ma ciò nonostante hanno subito un addebito di 70 euro. La richiesta potrà essere presentata per via telematica, attraverso il sito dell'Agenzia delle entrate. Per l'accesso al portale del fisco occorre però avere un PIN, che va chiesto direttamente all'agenzia.

Chi può chiedere il rimborso canone RAI

Chi può presentare domanda di rimborso? Quelli che, come detto, hanno già fatto dichiarazione di non possesso entro il 16 maggio, ma anche coloro i quali hanno avuto un canone addebitato su due utenze della stessa famiglia anagrafica.

Caso tipico è quello di prima e seconda casa. In questo caso il modello consente anche di comunicare il codice fiscale del familiare che già paga il canone sulla sua bolletta. Questi è il solo a doverlo continuare a pagare.

Hanno diritto al rimborso anche quei contribuenti over 75 che hanno reddito complessivo familiare non superiore a 6.713,98 euro. In questo caso infatti loro erano dispensati dall'onere dalla presentazione della dichiarazione per richiedere l'esenzione. Un altro caso riguarda coloro che sono esentati dal pagamento del canone per via di accordi internazionali (diplomatici e militari stranieri).

Come chiedere il rimborso?

Per avere il rimborso occorre inviare richiesta a partire dal 15 settembre, attraverso l'applicazione web del sito dell'Agenzia delle entrate. Per l'invio ci si può rivolgere anche ad un Centro di Assistenza Fiscale (Caf). La terza opzione è utilizzare il modello cartaceo reperibile sul sito dell'Agenzia e sul sito Rai dedicato al canone tv. In quest'ultimo caso, il modello può essere inviato insieme ad una copia di un documento di riconoscimento, con raccomandata al seguente indirizzo: Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale 1 di Torino, Ufficio di Torino 1, S.A.T. - Sportello abbonamenti TV - Casella Postale 22 - 10121 Torino.

Tempi e modi del rimborso

I rimborsi verranno accreditati dalle imprese elettriche entro 45 giorni dalla ricezione dell'apposita comunicazione. Questa sarà a sua volta inviata dall'Agenzia delle entrate. Discorso diverso per le società, che avranno facoltà di scegliere tra l'accredito dei 70 euro sulla prima fattura utile, oppure con altre modalità (ad esempio invio di assegno).

martedì 13 settembre 2016

Dollaro poco reattivo. Goldman Sachs riduce le probabilità di rialzo dei tassi

Le probabilità che si verifichi una stretta monetaria da parte degli USA viene rivista al ribasso dagli analisti di Goldman Sachs. Dopo le parole pronunciate ieri dalla "colomba" Lael Brainard, secondo Goldman Sachs la percentuale di aumento del costo del denaro USA sono scese dal 40% al 25%.

Va tuttavia aggiunto che, contestualmente, la probabilità di una stretta monetaria entro dicembre è stata rivista al rialzo. Adesso ci sono il 40% di probabilità di un incremento del costo del denaro prima di Natale (fino a oggi era 30%). 

Andamento altalenante del dollaro


Le ultime uscite da parte dei membri della FED, hanno reso il Dollaro meno reattivo nei confronti delle principali valute. Nei confronti dell'euro, il biglietto verde accusa un lievissimo calo (0,11%), mentre sale sia nei riguardi dello Yen (a 102,27, ovvero +0,34%) che della sterlina britannica (si attesta infatti a 1,3253, cioè -0,61%).

Ad ogni modo, da parte degli investitori continua ad esserci molta prudenza. Per chi si affaccia solo adesso al Forex market, quindi è meglio rinviare l'appuntamento con l'utilizzo dei conti reali, e continuare a fare pratica con uno dei migliori conto demo trading che ci possono essere in circolazione.

E' plausibile che il dollaro nei prossimi, qualora permanessero le incertezze sull'orientamento della FED, possa oscillare ancora di più. Ciò sarà a maggior ragione vero, quanto più ci avvicineremo al meeting della Federal Reserve del 20-21 settembre.

Per quello che riguarda i beni, il petrolio scivola dopo il rimbalzo di ieri. Adesso la quotazione del greggio torna ad indietreggiare verso il valore di 45 dollari al barile, dopo che le indicazioni arrivate dall'AIE (L'Agenzia Internazionale per l'Energia) hanno tagliato le stime sulla domanda.Si prevede infatti che questa scenderà di 100mila barili a 1,3 milioni, mentre per il 2017 si passa da 1,4 a 1,2 milioni di barili al giorno.

Ericsson non è in crisi ma minaccia licenziamenti in Italia

Avrebbero dovuto raggiungere un accordo sul lavoro, sedendosi a un tavolo interministeriale. Ma Ericsson e il Ministero del Lavoro non hanno trovato un punto di incontro, e così l'azienda ha confermato l'intenzione di procedere con esuberi incentivati nella sede di Genova. Esuberi che potrebbero anche tramutarsi in veri e propri licenziamenti in caso di opposizione entro il 31 ottobre.

Nel frattempo, oggi c'è una nuova protesta dei lavoratori contro i licenziamenti: 147 sono gli esuberi a Genova, 385 a livello nazionale. I sindacati hanno proclamato quattro ore di sciopero e un corteo per le vie del centro della città ligure. Anche i figli, le mogli e i mariti dei lavoratori Ericsson sono scesi in piazza per protestare.

Tutti contro Ericsson

L'Assessore al Lavoro della Regione Liguria ha provato a fare il punto della situazione: «Alla luce del mancato accordo, abbiamo fatto una precisa richiesta al governo. Lo abbiamo spinto a fare pressione sull'azienda perché non si smarchi dagli impegni assunti in precedenza nel settore ricerca e sviluppo, da cui dipende il futuro dell'operazione del polo degli Erzelli a Genova». Dall'altra parte il sottosegretario al lavoro Franca Biondelli, presente all'incontro di ieri, ha risposto: «Abbiamo ribadito la nostra forte contrarietà al piano di riorganizzazione».

Pochi giorni fa era stato il Sindaco di Genova, Doria, ad alzare la voce: «Le procedure di licenziamento di Ericsson in Italia devono essere ritirate. vale per Genova, come per Napoli e Pisa. Ma questa è una cosa che deve chiedere il Governo. La solidarietà del Comune di Genova e mia personale ai lavoratori in sciopero è piena, rischiano di perdere l' occupazione in un'azienda che non è in crisi». Il muro contro muro è inevitabile. Il Governo ha chiesto all'azienda di ritirare i propri provvedimenti e ragionare insieme sulla strategia di rilancio.

lunedì 12 settembre 2016

Mps, buone notizie: Morelli piace alla BCE. Ma il titolo crolla

Sono giorni decisamente pesanti per Monte Paschi. L'addio dell'ad Viola ha aperto una voragine di potere al vertice dell'istituto, proprio nella fase più calda del programma di risanamento. Ecco perché ci si sta muovendo molto rapidamente per trovare un successore adeguato, che sia pronto a prendere il timone in tempi brevissimi. L’arrivo del nuovo amministratore delegato di Mps è questione di giorni, e la strada sembra andare dritta verso Marco Morelli.

MPS sotto pressione. Calo in borsa e corsa contro il tempo

Intanto però il titolo si trova a dover fronteggiare un pesante calo in borsa. Questa mattina, dove comunque i titoli sono tutti in rosso e il Ftse mib cede l'1,9%, Monte Paschi è la maglia nera e perde il 3,6% a 0,23 euro. E' una situazione incerta e volatile, quella dell'istituto bancario. Farà felice gli utenti di 24option, che fanno trading binario sul titolo dell'istituto senese (puoi trovare recensioni e opinioni su 24option in questa pagina).

Ad ogni modo, un po' di stabilità dovrebbe giungere a breve termine. Secondo le ultime indiscrezioni infatti, il nome di Marco Morelli piace alla BCE.
L'amministratore delegato di Merrill Lynch in Italia ha già ottenuto un preliminare e informale via libera dalla banca centrale europea. Avrebbe ottenuto esito positivo, infatti, una verifica svolta da Egon Zehnder, che è anche consulente dell’istituto centrale.

Lo stesso Morelli inoltre, sembra che abbia avuto dei contatti con il ministero dell’Economia. Insomma già sta muovendo i suoi passi. Del resto il tempo stringe, visto che entro fine mese Mps dovrà approvare il piano industriale, che è essenziale al salvataggio di MPS, ma risulta importantissimo per la tenuta dell’intero sistema bancario italiano.

La nomina del successore di Viola dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, c'è chi azzarda giovedì prossimo. Ad ogni modo non è stata ancora fissata la data del cda.

domenica 11 settembre 2016

Renzi, doppio accordo per il Sud. «Vogliamo farlo ripartire»

Il premier Renzi va al Sud, dove respinge le critiche e rilancia: «Il pil cresce piano, è vero. Ma veniamo da un passato devastante». Prova così a scaricare sul passato qualche flop del presente. Ci mette anche una dose di ottimismo: «abbiamo girato la macchina rimettendola nella direzione giusta».

Renzi punta al rilancio del Mezzogiorno

Nel corso del suo viaggio a Bari, alla Fiera del Levante, il premier parla della nostra situazione economica, soffermandosi anche sulla questione meridionale. «Qui il Pil dal 2008 al 2014 era crollato del 9%. Siamo in condizioni di ripartire o quella difficoltà è strutturale? Adesso vediamo la capacità di un politico di avere una visione». Ed ecco allora i fatti: accordi con Puglia e Sicilia grazie ai quali verranno realizzati investimenti da 2 e 6 miliardi di euro. Questo dovrebbe cominciare a colmare un gap tra il Mezzogiorno e il resto del Paese.

Non mancano le stoccate ai 5Stelle: «Le Olimpiadi sono una grande opportunità per l’Italia. Il progetto è serio, e non per niente siamo in pole position rispetto alle altre città. Io dico con forza "no" a chi vuole impedire una grande occasione di sviluppo e posti di lavoro per l’Italia. Non si dica che i soldi che arrivano dalle Olimpiadi si useranno per altro. È facile polemizzare dai talk show, ma chi governa ha il dovere di fare».

Intanto dall'Europa è arrivata una stoccata niente male. La UE non concederà altra flessibilità all’Italia. Lo dice il commissario europeo agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici. «L’ Italia ha già beneficiato di molta flessibilità e deve rispettare le regole, che sono flessibili e intelligenti. Vedremo il piano di bilancio che devono notificare entro il 15 ottobre».

venerdì 9 settembre 2016

MPS, chi sarà l'amministratore delegato dopo Viola?

Le attenzioni degli investitori sono tutte rivolte alla faccenda Mps. L'Ad Fabrizio Viola ha lasciato la guida dell'istituto, e secondo quanto assicurato dal consiglio di amministrazione, il cambio al vertice avverà in tempi molto rapidi.

Il nuovo amministratore delegato potrebbe essere così incaricato già nella prossima riunione del CdA che è in agenda il 19 settembre. Un evento che arriva quando siamo nel pieno del piano di salvataggio del Monte. Un piano che dopo il varo di fine luglio con il placet della Bce, è stato sempre al centro di rumors su aggiustamenti e modifiche sostanziali.

L'elenco dei papabili ad per Mps

L'addio di Viola, che era ad dal 2012, è stata una novità giunta abbastanza a sorpresa, visto che ci si aspettava l'addio solo ad aumento di capitale completato. Probabilmente hanno pesato i difficili rapporti con Jp Morgan, uno dei global coordinator dell'aumento di capitale.

Il candidato favorito è Marco Morelli, responsabile di Bank of America-Merrill Lynch per l'Italia. Nell'elenco dei papabili alla carica c'è però anche Giampiero Maioli, ad di Cariparma. Già nei mesi scorsi era stato accostato alla guida di Unicredit. Circola anche il nome di Roberto Nicastro, presidente delle quattro good banks salvate.
Non c'è invece il nome di Corrado Passera, che nei mesi scorsi aveva presentato insieme a Ubs un piano di salvataggio per Mps alternativo a quello poi adottato. Il consiglio ha dato mandato a Egon Zhender di trovare un nuovo ad. Il processo è in mano al presidente del comitato nomine, Alessandro Falciai, che ha l’1,8% di Mps.

Cosa comporta questo cambio per il futuro di Mps? Con ogni probabilità il previsto aumento di capitale è destinato a slittare a inizio 2017. L'obiettivo comunque è anche ridurne l'importo, spingendolo sotto i 2 miliardi di euro. Una possibilità che si sta studiando è quella di lanciare un aumento privo del diritto di opzione, rivolgendo l'offerta tutta sul mercato.

Samsung, danno da 6 miliardi di dollari per il difetto del Galaxy Note 7

Un temporale si è abbattuto sulla Samsung e rischia di costargli carissimo. Il colosso sudamericano ha dovuto infatti richiamare il modello Galaxy Note 7 in molti paesi, per via di un difetto molto pericoloso, che ha già causato l'esplosione del dispositivo in 35 circostanze.

Inutile dire che il titolo, dopo che è venuta fuori la notizia, è crollato in picchiata passando da 750 dollari a circa 700, anche se negli ultimi giorni ha quasi recuperato del tutto il gap.
Il danno economico comunque è stato già stimato in modo approssimativo. Solo per richiamare i modelli difettosi toccherà infatti sostenere una spesa che - secondo Bloomberg - dovrebbe aggirarsi sul miliardo di dollari. A questo vanno sommate i mancati guadagni, che ammonterebbero a circa 5 miliardi di dollari, tagliando i margini dei profitti dell’1.5%.
Sarà quindi una vera batosta economica per la Samsung, quantificabile in 6 miliardi di dollari (secondo il convertitore euro-dollaro sono 5,33 miliardi di euro). Il colosso sudcoreano, dopo un lungo periodo sospeso tra momenti di crisi e buone accelerate, proprio grazie al Galaxy Note 7 sembrava aver imboccato la strada giusta per il profitto.

Il difetto che costa caro alla Samsung

Alcuni modelli del phablet infatti hanno un problema riconducibile a un difetto nel trasformatore oppure nel cavo di ricarica. Il guasto riguarderebbe solo modelli fabbricati in Corea e Vietnam, mentre quelli realizzati in Cina non lo presentano. Peraltro la situazione si è aggravata nelle ultime ore, visto che la tv americana Fox ha riportato che in Florida, proprio un Galaxy lasciato in carica all'interno di una Jeep, sarebbe esploso mandano l'intera vettura in fiamme.

E' un vero macigno, quello che si è abbattuto sulla compagnia. Infatti il modello stava riscuotendo grande successo presso il pubblico e nelle recensioni, e anche i primi risultati di vendita erano molto incoraggianti. Tutto inutile, perché anche se la casa sudcoreana sta richiamando il modello in 10 mercati, il danno d'immagine resta. Non servono a nulla, infatti, le scuse immediate da parte dei manager del colosso tecnologico.

giovedì 8 settembre 2016

Rialzo a Piazza Affari. Ma tutti aspettano il discorso di Draghi

Le borse europee cominciano la giornata con movimenti moderati. Del resto a metà giornata ci sarà l'importante appuntamento con il discorso del governatore della BCE Mario Draghi, per cui domina la prudenza. Il meeting della Banca centrale europea (BCE) comunque dovrebbe evitare grossi movimenti. Gli analisti non si aspettano grandi misure di stimolo. Più probabile che si limiti solo al prolungamento del QE la cui scadenza è fissata attualmente a marzo 2017.

Piazza Affari in moderato rialzo

Tornando a Piazza Affari, c'è da registrare comunque un rialzo in mattina. L'indice Ftse Mib segna un +0,22% a quota 17.330 punti. Bene soprattutto Mps (+3,81%) sulle attese per il nuovo piano che - stando a quanto riferiscono alcune indiscrezioni - dal 2019 dovrebbe tornare a prevedere anche il dividendo. Nel resto d'Europa, il Dax sale dello 0,03%, +0,08% per il Cac 40 e +0,25% per l'Ibex 35. Intanto si fanno sentire ancora le indicazioni del Beige book americano sullo stato dell'economia USA. Report deludente che allontana l'ipotesi di un prossimo rialzo dei tassi di interesse.

Banco Popolare sugli scudi

Va segnalato che il titolo Banco Popolare sale di circa mezzo punto percentuale in area 2,376 euro proseguendo il buon trend evidenziato alla vigilia. L'azione beneficia di un report degli analisti di Morgan Stanley che hanno rivisto al rialzo il loro target price sull'azione portandolo a 2,40 dai precedenti 2,30 euro. Confermato il rating "Equal Weight".

mercoledì 7 settembre 2016

Piazza Affari tonica, ma il dato sul Target2 è pesante

Comincia sotto il segno positivo la giornata di Piazza Affari. L'indice Ftse Mib ha segnato un +0,67% a quota 17.166 punti nelle prime ore del mattino. E' chiaro però che gli investitori aspettano soprattutto di conoscere le intenzioni della Bce, che sarà in riunione domani.

Piazza Affari in rialzo

Intanto si muovono parecchio il titolo Enel (+2,23) che ha incassato la promozione a buy da parte di Goldman Sachs. Enel è stata anche inserita nella Conviction Buy List della casa d'affari statunitense. Il prezzo obiettivo è di 5,3 euro rispetto ai precedenti 3,8 euro.
Gli analisti pensano che Enel possa beneficiare di una graduale accelerazione degli investimenti per digitalizzare la sua rete di distribuzione e accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Bene anche Leonardo (+1,44%) per il quale oggi c'è stata una raccomandazione a buy da parti di Natixis.

Il dato su Target2

Intanto arriva un dato importante per l'Italia.Il debito sul sistema di pagamenti interbancario Target2 ha segnato ad agosto un nuovo record a 326,945 miliardi. E’ la prima volta che la passività supera la soglia dei 300 miliardi di euro. Il dato è stato riportato è la pubblicazione sugli aggregati di bilancio di Banca d’Italia.
Secondo quest'ultima, l'incremento è legato da un lato ai disinvestimenti esteri di titoli di portafogli privati italiani, e dall’altro agli acquisti netti di attività estere da parte dei residenti.

martedì 6 settembre 2016

Banche e petroliferi spingono Piazza Affari in territorio positivo

Comincia con il segno positivo la giornata di Piazza Affari. La Borsa di Milano ha avviato la seconda seduta settimanale con un progresso dello 0,26% a quota 17.235 punti. Più o meno vale lo stesso discorso per le altre grandi Borse europee: in Francia il Cac 40 è salito dello 0,34%, lo stesso incremento del Dax di Francoforte. Londra invece è vicina alla parità.

Buone performance da banche e petroliferi

Sempre sotto i riflettori i titoli bancari, che vanno in rialzo sulle voci di matrimoni o nuovi azionisti. L’indice italiano di settore sale dello 0,4%. Tra i singoli titoli bene Unicredit (+1,02%) sostenuto dalla promozione a buy decisa dagli analisti di Hsbc.
Buone performance anche dai petroliferi come Saipem e Eni, in rialzo dell’1% circa. Per loro si sente l'effetto positivo dell'intesa tra Russia e Arabia Saudita per stabilizzare il mercato dell'oro nero. riguardo le quotazioni del petrolio, in mattinata erano in crescita. Il Wti è in aumento dello 0,31% a 45,33 dollari al barile.

Dati macro

Anche se l'attesa è tutta rivolta al discorso che Draghi farà giovedì, oggi sono in uscita alcuni dati macro interessanti. In Germania gli ordini di fabbrica hanno evidenziato a luglio un aumento dello 0,2% rispetto a maggio e un calo dello 0,7% su base annua. Peggio di quanto pronosticavano gli analisti, che prevedevano un aumento dello 0,5% su base mensile. L'agenda economica odierna vede negli Stati Uniti la diffusione dell'indice ISM non manifatturiero di agosto, atteso in aumento a 55,7 punti dai 55,5 precedenti.

Valute

Sul mercato valutario, l'euro è in rialzo su dollaro in attesa del meeting di politica monetaria della BCE.Anche in questo caso, però, ci sono dei movimenti di scarso rilievo visto che l'attenzione è rivolta alle prossime mosse di BCe e FED. Sorride invece la Sterlina, spinta dai dati macro positivi pubblicati settimana scorsa.

lunedì 5 settembre 2016

Istat, duro colpo all'Italia: «La fase di debolezza continuerà»

L'Istat infligge un duro colpo all'Italia. La crescita si è interrotta, con il PIL che segna una crescita zero, malgrado sia più alto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Oggi l'Istituto di Statistica ha commentato il dato pubblicato settimana scorsa. Nella nota mensile ricorda che l'economia italiana «ha interrotto la fase di crescita», condizionata da una domanda scarsa e da una caduta produttiva del settore industriale.
Un report che fa a cazzotti con le slide che Renzi ha fatto vedere qualche giorno fa, per magnificare i risultati economici del suo governo.

Prospettive negative secondo Istat

La cosa negativa però riguardano le prospettive, che restano fosche. «L'indicatore anticipatore dell'economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell'economia italiana». L'economic sentiment indicator ha registrato una lieve diminuzione in agosto, a seguito del deterioramento del clima di fiducia sia nell'industria sia nei servizi. Cala anche la fiducia dei consumatori per via del peggioramento dei giudizi circa le condizioni lavorative future.

In Italia è molto pesante la debolezza della domanda interna. D'altra parte, la «fiducia delle imprese manifatturiere è infatti peggiorato nel mese di agosto non evidenziando segnali di particolare vivacità tra le componenti». Molto frastagliato il panorama del settore dei servizi. E' complessivamente in aumento, grazie ai risultati di attività professionali e di supporto (+0,5%), commercio trasporto e alloggio (+0,4%) e attività immobiliari (+0,4%). Ma ci sono alcuni settori dove c'è un calo marcato: le attività finanziarie e assicurative, in special modo, hanno segnato la diminuzione più marcata (-0,6%). Nel complesso l'indice composito del clima di fiducia delle imprese è sceso sotto quota 100 per la prima volta dal febbraio 2015. L'indicatore anticipatore dell'economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell'economia italiana.

domenica 4 settembre 2016

Bitcoin, l'80% delle banche avvierà progetti simili entro il 2017

Il bitcoin ha fatto storcere il naso ai colossi della finanza. Ma piano piano s'è guadagnato il loro rispetto.
E adesso la loro ammirazione. Tanto che secondo alcune stime, entro la fine del prossimo anno, l'80% delle banche avvierà dei progetti che riguarderanno la tecnologia sottostante il bitcoin. Parliamo del "blockchain", ovvero la tecnologia di certificazione distribuita e criptata che è alla base della criptovaluta.

La finanza della prossima generazione si ispirerà al bitcoin

Il report di agosto del World Economic Forum, ovvero quello che raccoglie i grandi protagonisti della finanza mondiale, sostanzialmente apre al blockchain. Diventerà il cuore pulsante della finanza. Non è un caso che Visa in questi giorni ha annunciato che prenderà il via una sperimentazione per l’introduzione della tecnologia del bitcoin, in modo da dare maggiore efficienza al sistema di pagamento.

Quali sono i vantaggi che si vogliono ottenere dal bitcoin? Tanti. Semplicità, efficienza, più controllo regolatorio, meno rischio di controparte, riduzione dei tempi di clearing e settlement. Questo solo per dirne alcuni. Nella prossima generazione dei servizi finanziari, il blockchian ci sarà senza dubbio. Magari in versione ancora più evoluta.
Non è un processo a breve termine. Anzi si prefigura lungo e laborioso perché ci sono molti punti da chiarire e molte intese da trovare. Ma la strada è ormai tracciata.

sabato 3 settembre 2016

Apple, il governo irlandese decide di fare ricorso alla UE

Accanto alla Apple, oltre al Tesoro americano adesso c'è anche il governo irlandese. Quest'ultimo ha infatti deciso di fare appello davanti alla Corte di Giustizia Ue contro la mega imposta inflitta al colosso di Cupertino. La Commissione ha infatti intimato ad Apple la restituzione di 13 miliardi di aiuti di Stato, che erano stati concessi sotto forma di tasse non versate. L'azienda americana ha infatti beneficiato per diversi anni di un regime fiscale pressoché nullo, in virtù di un accordo ad hoc con l'Irlanda. Proprio perché direttamente "colpevole" lo stesso governo irlandese ha deciso di schierarsi accanto ad Apple.

Apple e il governo dell'Irlanda

apple-quotazione
Intanto, il titolo del colosso americano ha ripreso la corsa dopo la prevedibile botta subita a seguito della decisione UE. Adesso viaggia sopra quota 107 dollari, mentre qualche giorno fa era sceso a 105,65. L'andamento lo abbiamo osservato attraverso la piattaforma Markets.com (la recensione del broker Markets.com la potete trovare qui).

«Una mozione sarà presentata davanti al Parlamento mercoledì per ottenere l'avvallo», ha annunciato un portavoce dell'esecutivo di Dublino.
Tuttavia non è stata una decisione semplice. Il governo era infatti diviso sulla questione. Chi è contrario sostiene che quei 13 milioni che sono il 5% del Pil irlandese, e coprono l'intera spesa per la Sanità. Quei soldi fanno comodo. Ma tuttavia ha prevalso il fronte "pro-Apple", più preoccupato di mantenere l’attuale sistema economico piuttosto che assistere inermi alla fuga dei capitali delle tech-company americane.
 La mozione sarà presentata mercoledì davanti al Parlamento irlandese per ottenere il via libera.

Il caso intanto ha creato aspri dibattiti che si sono estesi a macchia d'olio. Il Ceo di Apple, Tim Cook, ha minacciato che una cosa simile creerà profonde ripercussioni su tutta la tech-economy irlandese e non solo. Le compagnie americane che hanno sede in Irlanda e nel resto della UE sono infatti moltissime.
Cosa succederà se passerà la linea della fermezza voluta dalla UE?

venerdì 2 settembre 2016

Borse in salita in attesa dei dati macro in arrivo dagli USA

Comincia bene la giornata di Borsa a Piazza Affari. Dopo i primi scambi, infatti, l'indice Ftse Mib va avanti dello 0,43% a quota 16.995 punti. Sono ancora una volta i titoli del settore bancario a suonare la carica. Intesa Sanpaolo e Bpm salgono di oltre l'1%. Ma è ancora una volta Unicredit a spingere forte.
Ed a proposito della banca italiana, va sottolineata la notizia secondo cui avrebbe incaricato JP Morgan di sondare soluzioni per la vendita, acquisizione o IPO di Pioneer, il suo ramo di asset-management. Il nuovo ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, è al lavoro per un piano di rafforzamento patrimoniale da 16 miliardi di euro. Unicredit punterebbe a incassare circa 8 miliardi dalle cessioni di Bank Pekao, Pioneer e FinecoBank e una parte di Mediobanca.

Le altre piazze

Le altre Borse europee hanno aperto in territorio positivo. Francoforte sale dello 0,32%, Parigi dello 0,55% e a Londra l'indice Ftse100 segna un +0,37%.

Dati macro in arrivo dagli USA

Oggi è il giorno soprattutto dei dati relativi al mercato del lavoro USA. Gli investitori sperano così di avere una sponda per un rialzo dei tassi da parte della FED già a settembre. Ci si attende una lieve decelerazione del ritmo di creazione di posti di lavoro. Proprio per via di questo evento, l'inizio di giornata sui mercati valutari è stato senza scossoni. L'euro/dollaro si mantiene a ridosso di quota 1,12.

Il dato macro dall'Italia: Pil invariato

Nel secondo trimestre dell'anno è rimasto invariato il prodotto interno lordo (Pil) dell'Italia. Rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente invece è aumentato dello 0,8%. Lo ha annunciato l'Istat, ricordando che la stima preliminare diffusa il 12 agosto scorso ipotizzava una variazione tendenziale dello 0,7%.

giovedì 1 settembre 2016

Unicredit super, +40% in due mesi. Piazza affari va

Ha cominciato la giornata con il turbo inserito, Piazza Affari, che dà seguito al trend positivo delle ultime sedute e macina ancora dei rialzi. L'indice Ftse Mib ha segnato a inizio mattinata un rialzo dello 0,7% a 17.061 punti.

Titoli bancari sugli scudi. Unicredit vola

A guidare la salita sono ancora una volta le banche, con Unicredit che recita la parte del leone (+1,61%). Va bene anche Mps (+1,33%) che sfrutta la possibilità che ci sia la conversione volontaria dei bond subordinati collocati presso gli investitori istituzionali in modo da ridurre l'entità della ricapitalizzazione a circa 3,5 mld dai 5 mld previsti. Tornando a Unicredit, il momento positivo continua a persistere. A dare sostegno al titolo di piazza Gae Aulenti ci sono le attese per le manovre di rafforzamento del patrimonio del gruppo. Le ultime indicazioni vedono il nuovo ceo Jean Pierre Mustier al lavoro a un piano da complessivi 16 miliardi di euro tra cessioni e aumento di capitale. Unicredit ha guadagnato il 40% negli ultimi due mesi.

Dati macro in uscita oggi

Sono attesi intanto oggi i dati relativi al Pmi manifatturiero per i principali paesi dell'area euro. Il Pmi manifatturiero dell'Italia elativo al mese di agosto è atteso stabile a 51,2 punti.
Nel pomeriggio da seguire i riscontri dell'ISM manifatturiero statunitense, visto in calo a 52 dai 52,6 precedente. un dato che è molto importante specie in ottica di un possibile rialzo del tasso di interesse da parte della FED. Venerdì scorso la Yellen fece un'importante apertura in tal senso, ma non disse nulla riguardo i tempi di un possibile intervento di politica restrittiva da parte della FED.

Petrolio

I prezzi del petrolio sono in lieve ripresa, con il Wti tornato a ridosso di quota 45 dollari al barile (45,03) sostenuto dal calo del dollaro e dai buoni dati cinesi. Ieri proprio il sell-off del petrolio si era fatto particolarmente sentire sulle borse, trascinandole verso il ribasso.