martedì 16 gennaio 2018

Cessione di Alitalia, i tempi si allungano. Commissari al lavoro

Prima di avviare i negoziati per la cessione di Alitalia occorrerà ancora un po' di tempo. Al termine dell'incontro fra i commissari straordinari e i ministri Calenda e Delrio si è giunti a fissare una nuova tappa di questo lungo iter per definire il destino della compagnia aerea italiana. Prima occorrerà fare una valutazione approfondita delle manifestazione di interesse pervenute. Soltanto dopo questo passaggi si potrà dare luogo a una negoziazione in esclusiva.

La partita per la cessione di Alitalia quindi è ancora aperta, ma soprattutto è allargata a diversi giocatori. Infatti potranno essere inclusi anche dei soggetti che fino a questo momento erano rimasti alla finestra, come Air France a Delta Air Lines, oppure la compagnia low cost Wizz Air. Chiaramente rimangono dentro anche quelle aziende che lo scorso mese di ottobre si fecere subito avanti presentando, nei termini previsti dalla procedura, l'offerta vincolante (Lufthansa, Easyjet e il fondo di private equity Cerberus).

Quando ci sarà la cessione di Alitalia

Spetterà adesso ai commissari svolgere un lavoro a 360 gradi per individuare il soggetto con il quale avviare la trattativa in esclusiva. A tal fine, domani voleranno a Francoforte per gli approfondimenti con Lufthansa e giovedì incontrano i manager di Air France-Klm. Settimana scorsa erano ad Atlanta con Delta e a New York con gli uomini di Cerberus. Calendario fittissimo quindi.

Anche se la partita sulla cessione di Alitalia si allunga inevitabilmente, questo non sembra incidere sui conti della compagnia. I commissari hanno infatti evidenziato il positivo andamento dei ricavi, che nel primo trimestre dell'anno dovrebbero andare meglio rispetto al 2017, ovvero l'anno in cui finalmente i conti hanno invertito la rotta. Questo ha consentito anche di non toccare il prestito ottenuto mesi fa per evitare il tracollo. Il prestito dello Stato non è stato sostanzialmente intaccato.

domenica 14 gennaio 2018

BCE, Draghi assiste al volo dell'euro e non interviene

Dopo la lettura delle minute della BCE, eravamo pressoché certi che Draghi sarebbe intervenuto per spegnere un po' di entusiasmo sui mercati. Del resto accadde più o meno lo stesso un paio di mesi fa, quando il numero uno della EuroTower si adoperò molto per zavorrare l'euro. La moneta troppo forte infatti è un fardello ulteriore per l'inflazione che fa ancora fatica a decollare. Ma allora perché Draghi stavolta non ha parlato? Perché ha lasciato che l'euro volasse oltre quota 1,21 contro il dollaro. L'euro fa ancora paura oppure no alla Bce?

Il silenzio di Draghi

Partiamo dai dati (abbiamo usato il broker Plus500 è sicuro e affidabile). Dopo la notizia che in Germania si va creando una nuova Grosse Koalition di governo la moneta unica è volata, sfruttando la euforia già presente dal giorno prima, quando le minute della Bce hanno ventilato la possibilità di una revisione anticipata della cosiddetta forward guidance. Già soltanto uno di questi fattori sarebbe bastato a spingere l'euro. Tutti e due assieme hanno prodotto il risultato di catapultare la moneta della Eurozona ai record di 3 anni sul biglietto verde.

I mercato hanno annusato la possibilità che il rialzo dei tassi potrebbe finire in agenda prima del previsto. E allora le parole di Draghi sulla necessità di andarci cauti che fine hanno fato? Perché il numero uno della BCE è rimasto in silenzio?

È chiaro che qualsiasi trader, dopo aver deciso quale piattaforma trading scegliere, si è fiondato a comprare euro. Nessuno si è curato della evidente contraddizione nella comunicazione della banca centrale, che di solito non è mai dissonante. Ma Draghi al momento rimane silente. Magari sarà perché s'è convinto che non è tanto l'euro ad essere forte, quanto il dollaro a essere debole? Forse. Washington è impantanata nelle politiche protezionistiche di Trump, letali per il dollaro e altrettanto poco salutari per il Paese. Magari Draghi ha preferito il silenzio per evitare di toccare equilibri che ora come ora sembrano instabili e delicatissimi.

giovedì 11 gennaio 2018

Lavoro, corsa contro il tempo per far cambiare idea a Embraco

Cominciare l'annuo nuovo perdendo il lavoro. Ecco il tristissimo scenario che ha riguardato i dipendenti della Embraco in Italia, a Riva di Chieri (To). In questa azienda venivano prodotti i compressori per frigoriferi Whirlpool. Fino a qualche giorno fa qui trovavano lavoro ben 535 persone, ma adesso il sito produttivo chiuderà e 497 posizioni (di cui 5 sono dirigenti) salteranno. E pensare che solo fino a pochi anni fa qui erano impiegati oltre 1000 addetti. In Italia rimarrà solo una filiale commerciale mentre l’attività produttiva vera e propria verrà dislocata in altri centri produttivi di Embraco. Probabilmente in Slovacchia. Se non altro, la conservazione di un ufficio commerciale in Italia permetterà all'azienda di continuare ad assistere la propria clientela.

Accordo difficile per salvare il lavoro

lavoro embracoLa situazione è precipitata di recente. Si temeva una possibile drastica riduzione dei volumi di produzione, e invece lo scenario è stato peggiore del previsto. Da settimane i lavoratori erano in presidio davanti allo stabilimento. Da lunedì prossimo però nessuno di loro tornerà al lavoro, visto che è stata avviata la procedura per licenziamenti collettivi (ex lege 223/91). Dal momento che l'azienda ha deciso di cessare l'intera attività produttiva in Italia, non ci sono misure che possano posticipare o ridurre, in tutto o in parte, la riduzione di personale.

Adesso dovranno passare 75 giorni durante i quali si cercherà di fare una trattativa per convincere l'azienda a cambiare decisione, o al limite valutare altre strade che siano alternative ai licenziamenti. Chiaramente hanno alzato la voce i sindacati, con i quali l'azienda ha detto di voler collaborare per trovare soluzioni perseguibili e su misura per il personale coinvolto. Anche se per adesso continua sulla linea intransigente mirata a dismettere l’attività produttiva.

lunedì 8 gennaio 2018

Corona Norvegese, possibili rialzi in vista dopo il crollo

Dopo un periodo di dubbi e incertezze, sembra che i trader potrebbero cominciare a ritrovare fiducia nella Corona Norvegese. Dal 21 dicembre il NOK è sceso costantemente nei confronti dell'euro, passando dal possibile superamento della soglia psicologica di 10.000 a un molto contenuto 9.664 (minimi di circa 2 mesi). Malgrado questo, la maggior parte delle banche d'investimento ha conservato un atteggiamento piuttosto rialzista. Ci si aspettava un rialzo soprattutto in virtù della crescita del prezzo del petrolio. Cosa che non è accaduta. Adesso però la mancanza di correlazione tra Nok e petrolio sembra essersi conclusa, e dal momento che l'oro nero dovrebbe essere consolidato oltre i 60 dollari, si può tornare a comprare Corone.

I driver della coppia euro corona norvegese

L'euro, la Corona Norvegese ma anche quella Svedese sono stati tra le valute G10 con le migliori performance negli ultimi tempi. Basta fare una apertura conto Plus500 registrazione e si potrà verificare questo aspetto sui grafici. All'orizzonte sembra esserci maggiore resilienza da parte di queste valute, anche alla luce dei dati sull'attività economica della zona euro e dei dati CPI per la Scandinavia. Tuttavia, per l'euro sembra potersi dire che sono già valutati e prezzati dal mercato molti fattori positivi. Il che fa credere che presto potrebbe esserci un rallentamento se non una inversione del trend rialzista. Per questo motivo il NOK e il SEK potrebbero salire in futuro.

C'è anche un altro aspetto che fa ritenere possibile una perdita di slancio dell'euro. Esaminando i dati di Dukascopy, si vede che dal un punto di vista del posizionamento, il rapporto COT del CFTC indica che c'è un considerevole accumulo di posizioni long sulla valuta europea (qui c'è una guida su come funziona Dukascopy Ecn broker recensione). Si sta cioè assistendo a uno sbilanciamento dal lato dei compratori, rispetto alla massa delle posizioni short. Questo potrebbe preannunciare una inversione delle posizioni, che tenderanno al riequilibrio. E quindi a un calo della coppia euro-corona norvegese.

sabato 6 gennaio 2018

Consumi e risparmio crescono. Merito del calo della pressione fiscale

Crescono i consumi degli italiani, che però risparmiano anche di più. Questa è la fotografia della situazione economica scattata dall'Istat, l'istituto nazionale di statistica. Merito del calo della pressione fiscale, che non è stata mai così bassa negli ultimi 6 anni e ha consentito ai cittadini di avere delle risorse in più. Il report indica che c'è stato un aumento del reddito disponibile delle famiglie dello 0,7%. La differenza tra i redditi e i consumi finali sale allo 0,5%, portando a quota 8,2% la propensione al risparmio delle famiglie durante il terzo trimestre 2017. Si tratta del primo incremento dopo 4 ribassi consecutivi.

Anche i prezzi cominciano a salire. Infatti l'indice che li misura ha mostrato un segnale di controtendenza rispetto al passato. Nel 2017 infatti aumenta del 1,2% e dice addio alla deflazione. Malgrado questo rimaniamo ancora distanti dal valore auspicato dalla BCE, che è del 2%. A spingere l’indice generale dei listini di beni e servizi concorrono, su base annua, in particolare gli aumenti dei prezzi per i trasporti (+2,7%), i prodotti alimentari (+1,6%), le voci relative all’abitazione, acqua, luce e combustibili (+1,9%).

Pressione fiscale incide su consumi e risparmio

Secondo l’analisi dell’Istituto di statistica, la pressione fiscale nel trimestre estivo risulta al 40,3%. C'è stato quindi un calo dello 0,4% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. Come detto, è anche il valore più basso che sia stato registrato da sei anni a questa parte. Il dato relativo alla pressione fiscale nei primi nove mesi del 2017 si attesta invece al 40,2%, anche in questo caso è il livello più contenuto dal 2011.

Questi dati spingono ad un cauto ottimismo gli attori della nostra vita economica. Confcommercio vede la possibilità che la crescita dei prezzi e l’incremento del reddito disponibile possano dare il via a un 2018 positivo sul fronte della spesa e dei consumi.

Ultimo dato interessante è il miglioramento del deficit nel corso del 2017. Infatti il disavanzo pubblico si è assestato al 2,3% del PIL nel corso dei primi nove mesi del 2017, registrando un andamento positivo dello 0,2 punti rispetto allo stesso periodo del 2016. Siamo al valore più basso dell’ultimo decennio.

giovedì 4 gennaio 2018

Criptovalute, le banche centrali chiedono regole

La febbre da criptovalute continua ad alimentare dibattiti e polemiche. E adesso anche dal fronte politico emerge la richiesta di maggiore trasparenza, maggiore regolamentazione e magari anche maggiori restrizioni per il mercato delle criptovalute. A 9 anni dalla estrazione del «blocco 0» di Bitcoin, lo scenario si è evoluto in modo incredibile. La rivoluzione delle valute digitale finora è nota soprattutto per i grossi profitti che ha consentito a chi ha avuto la lungimiranza di puntare su questo asset.

Il dibattito sulle criptovalute

bitcoinI guadagni messi assieme da Bitcoin sono stati spaventosi. E se qualcuno ha sfruttato i broker Forex bonus senza deposito ha davvero fatto bingo, assciurandosi un profitto straordinario senza investire manco un euro. Però è chiaro che a remunerazioni elevate e rapide corrispondono anche rischi fortissimi e zone d'ombra tutte da svelare. Per questo si solleva un coro di richieste di maggiore regolamentazione.

Il governatore della Banca Centrale austriaca ha rilanciato il tema nella BCE. Serve una stretta regolatoria, tenuto conto che la criptovaluta si presta ad essere uno strumento per il riciclaggio di denaro sporco. Anche il ministro delle Finanze francese aveva sollevato il problema con l'intento di sottoporlo al G20 di aprile. C'è chi dice che una stretta occorre anche e sorpattutto se gli Stati vogliano mantenere il controllo sulla creazione di
moneta.

Ma non è facile imporre delle regole a questo mercato. Il vice direttore di Banca d'Italia ha messo in allerta i piccoli investitori dalle valute digitali contratti altamente speculativi e simili a una scommessa. Peggio ancora se si comprende cos è la leva finanziaria forex trading e come agisce in questi casi. Però dal momento che gli scambi avvengono al di fuori del mercato, è molto probabile che un'azione legislativa nazionale possa rivelarsi del tutto inefficace. Bitcoin e le altre valute sono infatti strumenti finanziari regolamentati solo dalla rete. L'appiglio però sta nella direttiva europea 849/2015, quella che prevede già l'estensione agli exchange (le attività che fanno compravendita sulle criptovalute ndr) della normativa antiriciclaggio. In sostanza, le piattaforme di scambio di valute digitali dovrebbero far crollare il privilegio dell'anonimato.

martedì 2 gennaio 2018

Saldi al via con sconti super. Un consumatore su due li sfrutterà

La stagione dei saldi invernali comincia subito. Entro sabato in tutte le regioni italiane verrà dato avvio alle vendite a prezzi ribassati, con sconti anche record ma con la prospettiva di un mezzo flop. La prima regione a partire sarà la Basilicata, cui seguirà la Valle D’Aosta domani. Piano piano però gli sconti cominceranno in tutte le altre regioni, con l'ultima in ordine di tempo che sarà la Sicilia dove le vendite scontate inizieranno sabato 6 gennaio, in coincidenza con l’Epifania.

Le intenzioni di spesa per i saldi

saldiUn tempo il giorno dell'avvio dei saldi era un appuntamento molto atteso soprattutto dai consumatori a caccia di grosse occasioni. Oggi invece è diventato fondamentale anche per le imprese, che sperano di rifarsi dopo l'ennesimo anno difficile per il commercio. Del resto anche le vendite di Natale, seppure positive, sono state sotto le attese. Secondo le stime, un consumatore su due è intenzionato a sfruttare l'occasione e partecipare ai saldi, che dovrebbero presentare delle riduzioni dei prezzi più alte della media, secondo quanto stimato da Confesercenti. Lo sconto medio di partenza per il 56% dei negozi sarà infatti  del 30%, mentre il resto praticherà riduzioni iniziali comprese tra il 40 ed il 50%.

Complessivamente dovrebbero essere circa 280 mila le attività commerciali che applicheranno degli sconti. Praticamente siamo a circa un terzo del totale, visto che in Italia ci sono oltre 800 mila negozi. Sempre secondo l'indagine, il 47% dei consumatori ritiene che farà almeno un acquisto, mentre un altro 41% valuterà le occasioni di risparmio prima di decidere se acquistare o meno. L'indagine fornisce un ulteriore dato riguardo il comportamento previsto dei consumatori. Chi ha già deciso di acquistare prevede in media un budget di 150 euro a persona. Quasi tutti si orientano sugli stessi budget dello scorso anno (86%).