domenica 18 febbraio 2018

Criptovalute, trader anonimo investe 400 milioni in pochi giorni

Ha fatto molto discutere la notizia di un facoltoso compratore anonimo di Bitcoin, che ha deciso di entrare a mercato quando la criptovaluta viaggiava verso 8500 dollari e finora ha guadagnato il 25%. Si tratta di un acquirente anonimo, in grado di comprare sui minimi Bitcoin (BTC) per ben 400 milioni di dollari. Il massiccio acquisto è avvenuto tra il 9 ed il 12 febbraio.

Questo massiccio acquisto ha inoltre alimentato le attese, poi confermate, di un nuovo rialzo delle quotazioni della criptovaluta, che a inizio febbraio era sceso sotto quota 7.000 contro il biglietto verde. Chi sa l'indicatore ADX come funziona avrà notato come questo strumento tecnico abbia subito delle enormi oscillazioni. Da ipercomprato è sceso rapidamente in ipervenduto.

Il rilancio del mercato delle criptovalute

Chi sa cosa vuol dire fare trading con i bitcoin, come funziona e dove farlo in Italia, conosce anche bene i rischi e le oscillazioni paurose che comporta. Dopo la recente paralisi del mercato, che era cominciata a metà dicembre, il mercato delle criptovalute sembra essersi stabilizzato. Quei fattori di freno come i crescenti timori legati alla sicurezza ed alla regolamentazione, da qualche giorno stanno lasciando un po' di tregua. Questo ha riportato una certa calma tra i trader, e il rinnovo della propensione agli acquisti sulle criptovalute.

In questo quadro non è comunque parso inosservato il massiccio acquisto fatto da questo anonimo trader. Sui forum tematici s'è detto di tutto e interpretata in ogni modo questa improvvisa mossa da parte di un unico soggetto. E chiaramente c'è chi ha parlato di nuovo di teorie complottistiche, che periodicamente si riaffacciano. quando si parla di monete virtuali e manipolazione da parte di 'mani forti'. Il tutto mentre la piattaforma di trading di criptovalute Coinbase, una delle più famose del mondo, ha ammesso che sono stati inavvertitamente effettuati degli addebiti multipli e non autorizzati nei confronti di alcuni utenti. Altro criptoguaio in vista?

venerdì 16 febbraio 2018

Lavoro, 800 posti a rischio nella catena (in crisi) Trony

Arriva un'altra brutta notizia sul fronte del lavoro. Circa 800 dipendenti della catena Trony infatti potrebbero perdere il proprio posto, a causa della crisi che ha colpito l'azienda specializzata nella vendita di elettrodomestici e prodotti elettronici al dettaglio. Le difficoltà sono dovute essenzialmente a due fattori: in primo luogo le scelte imprenditoriali sbagliate, in secondo luogo la concorrenza feroce dell'e-commerce, che ha ridotto progressivamente i ricavi del gruppo. Trony dispone di oltre 40 punti vendita in Italia, è controllata da Dps Group e fa capo all’imprenditore pugliese Antonio Piccino.

La situazione e i rischi del lavoro

Dallo scorso dicembre infatti gli addetti alla catena sono pagati soltanto al 20% dello stipendio dovuto. La società dal 24 gennaio scorso è stata ammessa alla procedura del concordato in bianco e da allora è alla ricerca di un possibile acquirente, ma finora la ricerca non ha avuto successo. La proceduta concordataria prevede che il pagamento dei dipendenti - a partire dal 24 gennaio - avvenga nella misura stabilita dal commissario della Dps Alfredo Haupt, nominato dalla giudice delegata del Tribunale di Milano Irene Lupo. Per i pagamenti antecedenti, come detto, si è fermi al 20%.

Un mesetto fa si era fatta l'ipotesi di un acquirente pronto a rilevare 15 punti vendita Trony. Tuttavia non c'è stato più alcun contatto concreto, il che crea grande allarme. Nel frattempo i lavoratori dell'azienda continuano a recarsi regolarmente al proprio posto, anche se l'attività è di fatto quasi ferma visto che molti fornitori hanno sospeso le consegne a causa della crisi di liquidità dell’azienda. Per questo motivo i magazzini sono praticamente vuoti, e la mancanza di articoli in magazzino è motivo di ulteriore frustrazione per i dipendenti.

mercoledì 14 febbraio 2018

Dollaro, sprint nel Forex dopo i dati sull'inflazione USA

L'inflazione mette il turbo al dollaro sui mercati valutari. Il biglietto verde ha infatti avuto una accelerazione dopo la diffusione dei dati sull'inflazione Usa di gennaio. Secondo la rilevazione del Bureau of Labour Statistics (BLS), i prezzi al consumo sono saliti a gennaio dello 0,5%. Una crescita che è andata oltre le attese del mercato che si era fermato al +0,3%. Cresce anche il dato core (0,3%), mentre l'inflazione su base annua rimane stabile al +2,1% (dato core al +1,8%). Anche questo dato è maggiore rispetto alle aspettative.

L'impatto sul dollaro


Questo risveglio dell'inflazione ha spinto i mercati ad aumentare la possibilità che la FED possa accelerare il percorso di normalizzazione dei tassi. La Fed potrebbe quindi avviare una stretta monetaria ancora più decisa, con quattro aumenti dei tassi quest'anno rispetto ai tre preventivati fino a una settimane fa. Per questo motivo il dollaro è cresciuto subito sul mercato valutario. La coppia euro-dollaro è arrivata anche sotto quota 1,23, ed il grafico di renko strategia trading system ha scalinato verso il basso con decisione.

Il sussulto si è fatto sentire anche sul Dollar Index, ovvero l'indice che misura la variazione del biglietto verde rispetto alle valute principali. E' infatti tornato rapidamente a 90,01 con un balzo dello 0,30 per cento. Chi ha settato bene i parametri indicatore Supertrend strategia, avrà fatto dei buoni affari oggi. In calo sul dollaro anche la sterlina, che perde quasi mezzo punto percentuale. Invece lo Yen giapponese mantiene l'intonazione forte delle ultime sedute da bene rifugio.

Questo stato di cose ha inoltre messo sotto pressione i listini finanziari, che temono un atteggiamento meno accomodante da parte della Federal Reserve. Dopo lo sbandamento iniziale, comunque, Wall Street è tornata in territorio positivo spingendo anche le Borse europee.

lunedì 12 febbraio 2018

Finanziamenti UE, il vino italiano rischia a causa della Brexit

Il settore vinicolo italiano potrebbe ricevere un durissimo colpo dalla Brexit. Probabilmente anche più forte rispetto al colpo che causerà all’agricoltura europea nel suo complesso. Lo dice uno studio del Ceev (Comite europeen des entreprises vins), ovvero l’associazione europea delle industrie del vino. Essenzialmente l'uscita del Regno Unito dalla UE provocherà - secondo le stime - un buco da 12-14 miliardi di euro, ovvero il saldo tra quanto il Regno Unito corrisponde a Bruxelles e quanto invece riceve sotto forma di aiuti dalle casse comunitarie. Questo buco si rifletterà, in senso negativo, sui finanziamenti concessi all'economia comunitaria.

L'effetto sui finanziamenti al vino

Si stima che la Politica agricola Ue subirà un taglio taglio lineare che potrebbe arrivare anche al 30% sui contributi all’agricoltura (anche se non si esclude una sostanziale invarianza). Ebbene, il  settore vinicolo rischia di essere quello più penalizzato, con un taglio ai contributi che potrebbero arrivare fino al 15%. In Italia questo significherebbe una cifra di 372 milioni di euro in meno negli anni dal 2021 al 2027. In pratica l'intero ammontare del denaro che oggi come oggi viene destinato al vino italiano (370 milioni di euro) per cofinanziare interventi di settore.

L'effetto peggiore si dovrebbe avere nel capitolo riguardante le ristrutturazioni dei vigneti, che perderebbero circa 26 milioni annui (ricordiamo che dal 2009 al 2016 con i fondi dell’Ocm vino sono stati ristrutturati 235mila ettari di vigneto). Ma anche la promozione del vino all’estero (che vale circa 100 milioni di euro l’anno) potrebbe essere pesantemente intaccata. Negli ultimi anni proprio questa attività di promozione ha favorito importanti progressi in mercati strategici come Usa, Canada, Russia, Giappone e Cina, spingendo l’export di bottiglie made in Italy da 3,5 a 5,6 miliardi di euro.

Per questo motivo all'interno del settore c'è una grossa preoccupazione sugli effetti della Brexit per il vino italiano. Le spese e i finanziamenti a favore del vino infatti si sono rivelati un investimento netto per l’economia europea e italiana, coè in grado di generare ricchezza. Ma adesso i numeri del vino sono in pericolo.

venerdì 9 febbraio 2018

Portafoglio investimenti, attenzione puntata su inflazione e tassi di interesse

Sono giorni intensi per chi fa trading e quindi sta studiando la composizione migliore del proprio portafoglio investimenti. L'attuale situazione economica e finanziaria è ancora in bilico tra espansione e frenata (ma non si può parlare di recessione), mentre guardando le valutazioni sembra effettivamente che ci sia un po' sbilanciamento verso l'alto. Se consideriamo il comportamento dei mercati finanziari in questo inizio di febbraio, innescato dalle attese di un rialzo dei tassi di interesse più brusco del previsto, c'è da porsi qualche domanda.

Cosa fare nel portafoglio investimenti

Di base la sensazione è che la congiuntura favorevole non dovrebbe arrestarsi in questo 2018, salvo clamorosi stravolgimenti. Molti hanno questa sensazione, e infatti dopo aver visto la classifica piattaforme di trading online migliori si sono tuffati nel mercato o hanno aumentato la loro esposizione.

Tuttavia è bene tenere a mente quali potrebbero essere i fattori "sconvolgenti" del mercato. Anzitutto la rivalutazione dei titoli di Stato e la dinamica dell’inflazione. I rendimenti dei titoli di stato a più lunga scadenza potrebbero infatti incidere su molte asset class finanziarie, in special modo se ci riferiamo agli obbligazionari di medio lungo termine.

Riguardo l'inflazione, se dovesse confermarsi più elevata rispetto alle aspettative, allora le politiche monetarie delle banche centrali potrebbero cambiare. Basta guardare i dati del passato su markets.com per capire quanto possano incidere (qui trovi la guida come funziona markets.com cos'è). Il percorso di normalizzazione potrebbe subire una accelerata (in particolare guardiamo a Federal Reserve e BCE), comportando un contraccolpo sui mercati. Va anche detto che questa azione avrebbe l’effetto sui rendimenti reali (cioè al netto dell’inflazione) che tenderebbero a ridursi.

mercoledì 7 febbraio 2018

Finanziamento super dalla BEI per costruire il gasdotto TAP: 1,5 miliardi

Arriva il via libera da parte della Banca europea per gli Investimenti (BEI) a un maxi finanziamento per realizzare il gasdotto Tap (Trans Atlantic Pipeline). Si tratta di un'opera che porterà il gas dell'Azerbaijan in Italia attraversando la Grecia settentrionale, l'Albania, l'Adriatico e la Puglia. Il prestito concesso dalla BEI è pari a 1,5 miliardi di euro, ed è stato così deciso dopo "discussioni dettagliate", tenuto conto che rientra tra i progetti energetici strategici dell'Ue. La ragione va ricercata nelle sue implicazioni positive riguardo alla sicurezza energetica, la differenziazione degli approvvigionamenti e la riduzione della dipendenza dalle importazioni russe di gas.

L'analisi del finanziamento

bei gasdottoComplessivamente i progetti per i quali è stato approvato il finanziamento sono 36 progetti, per un totale di 6,5 miliardi di euro. Quello per il TAP è il più consistente nonché uno tra i maggiori mai concessi dalla Banca. Del resto anche l'obiettivo è ambizioso: diminuire la dipendenza dal metano russo e di conseguenza ridurre i prezzi per il consumatore europeo. L'obiettivo è cominciare con le prime forniture nel 2020, per salire sino a 10 miliardi di metri cubi di metano azero.

Va detto che questa opera è stata al centro di una disputa notevole in Italia. La Regione Puglia si è sempre detta contraria a far passare il TAP nella regione, adducendo problematiche di carattere naturalistico (la località dove dovrà approdare la condotta sottomarina è la besslissima spiaggia di San Foca di Melendugno.). Per questo motivo da tempo sono in corso contestazioni 'No Tap' e sono stati portati avanti diversi ricorsi legali.

Nonostante le proteste nel Salento, però la tabella di marcia dei lavori andrà comunque avanti. Bisogna anche evidenziare che le proteste sono forti anche da parte delle associazioni ambientaliste europee, secondo le quali le emissioni che ne deriveranno saranno persino maggiori del carbone.

lunedì 5 febbraio 2018

Mercato valutario, l'evento settimanale clou è il meeting della BoE

Sarà una settimana molto interessante per il mercato valutario, dal momento che ci saranno diversi appuntamenti con dati macro e banche centrali. L'interesse dei trader è ovviamente concentrato sugli appuntamenti in calendario, ma non è meno importante il profilo dell'analisi fondamentale, visto quello che sta succedendo e i temi caldi in evoluzione.


Giovedì ci sarà la riunione della Bank of England, che chiaramente assume valore ancora più forte dal momento che stiamo entrando nella fase caldissima dei negoziati per la Brexit. Teniamoci quindi pronti con le migliori piattaforme trading demo. Non ci si aspettano delle mosse da parte dell'istituto britannico, ma sarà comunque interessante ascoltare i commenti che accompagneranno la decisione attesa per giovedì prossimo. Questo di sicuro inciderà sui movimenti del mercato valutario.

Gli appuntamenti macro per il mercato valutario

Nel frattempo il focus sarà sui dati fondamentali, specialmente quelli relativi alla produzione industriale dell'area euro a dicembre. Gli economisti si aspettano una correzione temporanea da parte della Germania (-0,3% su mese) e Spagna (-1,0% su mese). Per quanto riguarda Francia e Italia, sono attesi dati in moderato aumento con performance (rispettivamente) di 0,1% su mese e 0,3% su mese. Tra gli altri dati macro economici, le vendite al dettaglio per l’eurozona dovrebbero correggere parzialmente (-1,4% su mese) erodendo l’aumento di novembre. Sulle migliori piattaforme opzioni binarie nel frattempo possiamo vedere l'euro stabile contro le altre valute pricnipali.
 
Sul fronte degli Stati Uniti, non ci sono in cantiere grandi dati. Del resto le ultime settimane sono state molto intense. Bisogna però tenere d'occhio l'evoluzione dell'ISM non manifatturiero di gennaio, che dovrebbe registrare un modesto rialzo. Circa il deficit della bilancia commerciale di dicembre ci si aspetta un ampliamento.